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Mi chiamo Alfredo ma alcuni mi conoscono come RAlf perché in questo modo marcavo la mia attrezzatura, con le iniziali del mio cognome e nome.
Sono diventato uno scalzista per una esperienza probabilmente diversa da quella degli altri; mi ricordo di essere stato scalzo a cinque, sei anni quando giocavo con gli altri bambini nel campetto dietro la casa di mia nonna a Rimini. Era l’inizio degli anni sessanta ed anche gli altri bambini erano scalzi. Poi qualcosa quando ero ragazzo ma occasionalmente e senza consapevolezza.
Ero un subacqueo, anche se non era la mia professione, e fuori di queste attività alla fine del 2008 sono stato colpito da un fattore invalidante, causato da una ischemia cerebrale, che non mi ha permesso di camminare per diversi mesi, facendomi anche diagnosticare un possibile futuro in sedia a rotelle. E’ stata però una fase che sono riuscito a superare grazie anche alle terapie che mi hanno prescritto.
Quando tempo dopo sono riusciti a mettermi in piedi avevo un equilibrio compromesso e difficoltà nel camminare perché non riuscivo a coordinare il movimento delle gambe; in pratica ero come un bambino che muove i primi passi. Dovevo fare un percorso riabilitativo ma in questi casi passa sempre un po’ di tempo a causa della burocrazia per cui ho cercato di fare qualcosa per conto mio a casa, dopo che ero stato dimesso, insieme a mia moglie. Per me era molto importante anche perché volevo tornare ad immergermi. Ho messo inizialmente le mie scarpe più comode, ma la suola si impuntava. Poi solo con le calze, ma scivolavo. A piedi scalzi mi sentivo più sicuro. Ammetto che stavo già migliorando con una certa progressione ma il fatto di non riuscire a camminare correttamente rappresentava ancora un problema.
Così invece, scalzo, ero molto concentrato sul mio modo di camminare, a come e dove poggiavo i piedi e la cosa mi ha molto aiutato. Il fisioterapista che poi mi ha preso in carico ha subito verificato quanti progressi avessi fatto in questo modo. La cosa per me più sorprendente erano però le sensazioni emotive che ricevevo nel poggiare il piede scalzo. Non si trattava di una maggiore sensibilità dovuta alla mancanza di un altro senso, come succede per l’udito in una persona non vedente, ma era sempre stata li, solo che non ci avevo fatto sino ad allora attenzione. Un giorno che camminavo nel prato ho tolto scarpe e calze camminando scalzo e la sensazione è stata così forte da commuovermi: sentivo l’erba sotto i miei piedi ed i suoi fili fra le dita. Questa sensazione è forse quella che mi ha colpito di più tanto da spingermi da allora a camminare su diversi tipi di superficie, in tutte le stagioni e con tutte le condizioni di tempo, ferendomi anche per mancata esperienza. Quanto faccio è occasionale ma da allora faccio fatica a mettermi un paio di scarpe (credo di averne sei paia in tutto) e le
metto usando solo fantasmini anche in inverno. A volte mi capita di girare in sandali anche sulla neve in modo da poterli togliere alla prima occasione.
Solo dopo ho provato a cercare qualcun altro che potesse avere avuto esperienze simili o lo stesso interesse trovando questo Club di cui faccio parte da alcuni anni. E’ nato anche in me il desiderio di fare conoscere a persone che non praticano lo scalzismo questo aspetto non trascurabile che si aggiunge ai notevoli vantaggi biomeccanici per il nostro corpo e salute dal camminare in questo modo, ma non essendo uno specialista mi devo solo affidare alla mia esperienza personale. Nei vari siti e nei vari argomenti che sempre più spesso si trovano in rete ho però avuto la conferma che quanto ho fatto ha di certo contribuito a restituirmi una vita normale con in più questa consapevolezza.
Consiglio sempre a tutti di provare, cercando di vincere alcune resistenze che da sempre contraddistinguono questa attività. Non serve camminare a lungo, basta anche solo poggiare il piede a terra per rendersi conto che i nostri piedi ci parlano e considerato che sono il nostro perenne punto di appoggio, ne hanno di cose da dire: basta ascoltare.
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