Non mi farò male? - Club dei NatiScalzi

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Non mi farò male?

Scalzi? Sì! > Livello 2

Nessuna attività umana è del tutto esente da rischi, e il barefooting non fa eccezione. Seguendo un approccio razionale quello che possiamo fare è valutare i rischi, cercare di minimizzarli prendendo le opportune precauzioni e confrontarli con i benefici. Il valore di un rischio viene calcolato come R = P x D, dove D rappresenta il danno procurato da un evento negativo e P la probabilità che questo evento si verifichi. Applicando praticamente la formula al barefooting vedremo che le probabilità che si verifichi un danno grave sono minime, e come ridurre le possibilità di piccoli incidenti. Quali sono i danni che si presume ci si possa procurare camminando scalzi?
1. ustioni  
2. danni da congelamento
3. tagli e contusioni
4. infezioni
Ci sono tre fattori che riducono sensibilmente le probabilità di incorrere nei danni che abbiamo elencato:
  • valutazione del terreno e delle condizioni atmosferiche
  • robustezza delle suole
  • "sesto senso" del barefooter
Tutti e tre i fattori migliorano sensibilmente con la pratica.
Un barefooter conosce i rischi e conosce i suoi limiti. Non cammina scalzo sul ghiaccio (anche perchè si scivola...); se deve attraversare un percorso senza ripari in un assolato pomeriggio estivo porta con se un paio di infradito di sicurezza; evita o almeno affronta con estrema attenzione terreni dove più probabilmente si può imbattere in vetri o spine (i due principali nemici del camminatore scalzo).
I limiti tendono a comunque a spostarsi: camminando scalzi la suola progressivamente si ispessisce, pur mantenendo sensibilità ed elasticità, fino a consentire, ad esempio di camminare e correre su un terreno ostico come la ghiaia.
Camminando scalzi si acquisisce infine un'attenzione quasi inconsapevole al terreno che abbiamo definito il "sesto senso" del barefooter: il barefooter non si guarda i piedi, ma guarda un po' più in là per capire dove si sta dirigendo e spesso percepisce con anticipo gli ostacoli senza con questo fissarsi ossessivamente. E' un po' come guidare l'auto: con l'esperienza si attiva automaticamente una serie di gesti ed attenzioni che consentono di ridurre i rischi.   
  
Ricapitolando. I danni "termici" si evitano con un po' di buon senso e di ascolto dei propri piedi. Possiamo dimenticarci del rischio di verruche e funghi che necessitano per attecchire di un ambiente caldo, umido e promiscuo come quello di una doccia pubblica o di una piscina e che poi prosperano nel chiuso delle scarpe. Per quanto riguarda in generale le infezioni: la pelle, specie quella sana e forte della suola di uno scalzista, è una barriera molto efficiente. Anche in caso di lesioni cutanee, nel nostro paese il rischio di contrarre infezioni o parassiti è molto limitato: ci sentiamo solo di consigliare di attivare prudenzialmente la copertura antitetanica. Veniamo agli ostacoli fisici che ci possiamo attendere sulla strada: la possibilità di imbattervi in siringhe abbandonate e chiodi arrugginiti (a meno che non abbiate fatto scelte molto sbagliate sul terreno da calpestare...) è trascurabile. I vostri veri nemici saranno le scheggette di vetro (non i cocci ben visibili, e a volte neanche taglienti, come quelli della foto) in città e le spine in natura: non sono così frequenti ma mettete in conto di incontrarli prima o poi sulla vostra strada. In entrambi i casi niente di grave ma è bene estrarle quanto prima per evitare che, camminandoci sopra, penetrino più in profondità. Il barefooter prudente è munito di pinzette (tipo quelle per sopracciglia): estrae l'intruso e può proseguire nel suo cammino; a casa sarà sufficiente lavare e disinfettare e via ... pronti a nuove avventure.    



Per approfondimenti sui rischi infettivi potete fare riferimento alle FAQ del Forum.

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