Cosa dirà la gente? - Club dei NatiScalzi

Dal 1999 ... il primo sito in Italia sul barefooting gestito da barefooters
Club dei NatiScalzi
Organo del
Vai ai contenuti

Menu principale:

Cosa dirà la gente?

Scalzi? Sì! > Livello 2
A meno che non si trovi su una spiaggia o ad un raduno di NatiScalzi, in Italia un barefooter è destinato a ritrovarsi solo come la particella di sodio nella bottiglia di una nota acqua minerale. Alcuni trovano la cosa "stimolante"; molti possono trovarsi inizialmente a disagio. Sappiamo per esperienza che più degli ostacoli fisici, facilmente superabili, sono spesso gli ostacoli psicologici e sociali a frenare molti aspiranti barefooters. Ci siamo passati anche noi (e talvolta abbiamo le nostre "ricadute"). Vi portiamo, sulla base delle nostre personali esperienze, qualche ragionamento sul tema augurandoci possa essere utile a qualcuno.
L'essere umano è un animale sociale; il barefooter è un essere umano; ergo: anche il barefooter è un animale sociale e i suoi comportamenti non possono prescindere dalle sue interazioni con gli altri. I quali, salvo rare e lodevoli eccezioni, sono tutti calzati. E' quindi normale che un barefooter, specie agli inizi, specie se si muove in un'area urbana si chieda: "cosa dirà la gente se mi vede camminare scalzo?". E via con le congetture: "penserà che sono un barbone, uno zingaro, un malato di mente, insomma "un anormale?". Bè, sia che la vediamo da un punto di vista "sociologico", che fa coincidere la normalità con la conformità ad una regola anche non scritta, sia in senso "statistico", facendo quindi riferimento alla frequenza con la quale un fenomeno si verifica. un barefooter oggi in Italia, pur comportandosi in modo del tutto "naturale" è effettivamente un "anormale".
Ne discende che se ne deve vergognare? Certamente no. O che deve quotidianamente affrontare terribili conflitti con il mondo "calzato" che lo circonda? Non è così. Innanzitutto possiamo rispondere sulla base dei tanti chilometri percorsi alla domanda "cosa dirà la gente?". La gente, intesa come gli sconosciuti che incrociamo quotidianamente per strada, nel 99,9% dei casi non dice proprio niente: perché pensa agli affari suoi e manco se ne accorge o perché se ne accorge ma valuta (giustamente) che non sono affari suoi. Fatto sta che la stragrande maggioranza ci ignora limitandosi al più ad uno sguardo. E tanto più ci ignorerà se camminiamo con naturalezza, senza timore né ostentazione, esattamente come se avessimo le scarpe.  Cosa penseranno di noi? Qualcuno probabilmente penserà: "che schifo"; qualcuno: "gli avranno rubato le scarpe"; qualcuno: "piacerebbe anche a me provarci".  Ma dei pensieri presunti della gente non ha senso preoccuparsi. Quanto al restante 0,1% qualcuno chiederà spiegazioni, qualcuno farà qualche battuta sgradevole, qualcuno vorrà sapere come si fa a cominciare.   Ma, credeteci, si può camminare scalzi in santa pace senza doversi mettere sulla difensiva né essere costretti a fare di continuo l'apologia del barefooting. Diverso il discorso se, anziché con i passanti, vi dovete rapportare con persone che conoscete. Chi vi vedrà per la prima volta scalzo vi chiederà di certo qualcosa o comunque si aspetterà che diate una spiegazione. Evitate risposte imbarazzate e improbabili del tipo "mi si sono rotte le infradito" (che oltretutto vi precludono ulteriori esperienze: quante volte potete rompere le infradito?). Scegliete piuttosto tre le tante cose che abbiamo scritto su questo sito quelle che più vi "somigliano": non tutti naturalmente le condivideranno, ma ne prenderanno atto e dopo un po', probabilmente, non farete più notizia.
Club dei NatiScalzi
Torna ai contenuti | Torna al menu