Grotte di Soprasasso - Club dei NatiScalzi

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Grotte di Soprasasso

Il Club > Livello 43
Lunghezza5,00 km (percorso a tratta unica A/R)
Gamma altitudinimin. 442 m – max. 650 m
Dislivello max400 m.
Difficoltà percorsoFamiglieTuristicoEscursionistico
ScalzabilitàMorbidoPiacevoleStimolante
AutoreAlfredo (RAlf)
Data20/10/2021
Come arrivare

Riola può essere raggiunta secondo diverse direttrici: in primo luogo seguendo la strada Porrettana sia da Bologna (passando per Casalecchio di Reno), sia dall’uscita Sasso Marconi (autostrada Bologna-Firenze con direzione poi Sasso Marconi e da qui verso Porretta), ma anche dalla Toscana passando per Pistoia, sempre sulla strada Porrettana, ma in questo modo il tratto è lungo. Venendo sulla nuova strada Porrettana da nord (Bologna – Sasso Marconi) si prende l’uscita per Riola, in corrispondenza dell’omonima galleria, che segue il tracciato della vecchia Porrettana, si gira a destra sulla Via Giuseppe Bontà Riola e poi subito ancora a destra sulla Via Monte Cimone, quasi attaccata all’incrocio. La si percorre sino a che diventa Via Cavalloro andando sempre dritto. Si superano i bivi per Cà Monzone e Casa Marucco sino ad arrivare ad una ampia curva sulla destra dove uno slargo permette di parcheggiare di fronte a una  carrabile per fuoristrada che sale sulla sinistra con l’indicazione per le grotte di Soprasasso. La strada percorsa sino a questo punto con la macchina diventa sempre più stretta per cui si richiede una certa attenzione.

I luoghi

Ci troviamo sui rilievi sopra Riola di Vergato, lungo il versante orografico sinistro (destro per chi sale verso Porretta) della vallata del fiume Reno in provincia di Bologna.  Quando si parla di queste grotte si usa in realtà un termine improprio in quanto si tratta di alcuni vani modellati dagli eventi naturali in una esposta parete verticale di arenaria. Il vento, l’acqua, il gelo e il calore hanno creato forme così particolari da rendere incredibile che non ci sia la mano dell’uomo. L’arenaria polverizzata poi da questa azione e caduta a terra (si tratta pur sempre di sabbia concretizzata) forma un tappeto soffice di colore chiaro su cui le orme dei visitatori si mescolano a quelle degli animali selvatici che qui hanno trovato temporaneamente riparo. Ci sono diversi di questi vani ma solo uno per ora è visitabile in quanto il sentiero risulta da questo in poi sbarrato per problemi di sicurezza; non si deve infatti dimenticare che ci si trova in prossimità di una parete relativamente friabile e al culmine di un crinale. Questo percorso è stato creato da poco ma è ben segnalato, rappresentando comunque alcune difficoltà relative alla conformazione del terreno e alla flora esistente. Per questa ragione si consiglia di effettuare l’escursione in compagnia in quanto, anche se noto, si tratta pur sempre di un luogo isolato.
Il percorso

Il tragitto è in un unico percorso che va seguito sia per l’andata che per il ritorno. La prima parte è una strada fra la vegetazione, percorribile con fuoristrada, che permette di raggiungere alcuni gabbiotti dell’acquedotto. E’ in salita, con fondo di sassi, terra, erba, ma abbastanza larga. Dall’ultimo gabbiotto, dove questa strada finisce, diventa un sentiero e attraversa della bassa vegetazione selvatica dove ci sono dei cespugli  di razze per cui è necessaria attenzione. Si seguono le indicazioni e si entra poi in un boschetto sino ad uscirne in prossimità di una casa, sulla cui strada sterrata il sentiero scende con un tratto breve ma rapido. Questo bivio non è molto visibile al ritorno e si corre il rischio di entrare in una proprietà privata dove l’accesso non è gradito. Si prosegue a sinistra sulla strada sterrata sino ad un incrocio che si prende a sinistra e che, sempre su strada sterrata, conduce ad una casa abitata. In corrispondenza di questa, alla sua destra, un sentiero sempre con la segnalazione per le grotte, risale sul crinale boscoso con pendenza più accentuata. Si arriva quindi ad un incrocio con un altro sentiero perpendicolare che non ha segnalazioni e che bisogna prendere a sinistra. Questo incrocio rappresenta la quota più alta e bisogna stare attenti al ritorno di non superarlo per evitare di prendere la direzione sbagliata. Il sentiero comincia a scendere e attraversa cespugli di pungitopo a cui bisogna prestare cautela; ci sono poi alcune situazioni in cui per bravi tratti ci sono ripidi scalini scavati nella roccia che possono essere affrontati con maggiore sicurezza appoggiandosi a cavi di acciaio stesi a questo scopo. Si giunge infine alle rocce di arenaria, modellate dagli eventi naturali e all’apertura con la sue forme particolari all’interno, alla cui vista non è difficile emozionarsi. Da questo punto poi la vista sulla vallata del Reno si estende a 180 gradi ed è superba. Per il ritorno si effettua lo stesso percorso dell’andata stando attenti ai due particolari incroci segnalati precedentemente.

Sensazioni scalze

Le bacchette qui sono molto utili. Non si tratta di un percorso per bambini e richiede una certa prudenza. La superficie è sassosa, erbosa e in terra battuta, in alcuni punti roccia  ed è stimolante. Ma, razze e pungitopo possono essere fastidiosi, il bosco stesso in alcuni punti può essere insidioso per radici sporgenti o tratti scivolosi e gli scalini intagliati nella roccia possono essere pericolosi. Bisogna essere dotati da una certa pazienza e calma, procedendo lentamente e con attenzione. Non si sta certo scalando una montagna ma le insidie non mancano e si ha la sensazione di non arrivare mai. Quando però si è in cima ci si dimentica di tutto e si vorrebbe non tornare indietro. Appoggiare i propri piedi in quella soffice sabbia chiara che lì copre il terreno e e ammirare le forme che si sono create solo per l’intervento della natura ripaga di tutte le fatiche.
Note

Essendo la parete esposta a Est il momento migliore è la mattinata, per una maggiore illuminazione.  Nelle giornate di sole estivo però, la luce che si rifrange sul bianco delle rocce può essere abbagliante e il calore opprimente. Viste le impronte riscontrate sul terreno, potrebbero verificarsi incontri con la fauna selvatica.



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