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Io sono nato scalzo. Dicono che sia un fatto abbastanza frequente fra i neonati, e io ero fra quelli. Ora, io non so se sia per questo fatto dell'essere nato scalzo, o semplicemente perché sono nato, o per altre insondabili ragioni a me ignote, ma quell'anno fu dichiarato Anno Santo.
Si narra che non appena muovessi i primi passi fuggissi sempre alla mamma - specialmente in quei brevi periodi che trascorrevamo in campagna, nella casa di una prozia – dopo il bagnetto, prima che lei potesse infilarmi le fastidiosissime scarpette, anzi completamente nudo; e uscivo, anche, e andavo a correre felice sul prato che - lo ricordo ancora bene - si stendeva a destra della casetta.
Una volta, ancora da piccolissimo, feci un terribile piagnisteo perché non volevo posare i piedi nudi sul pavimento; questo forse fu conseguenza di un brutto taglio che mi feci con un coccio di vetro di cui ho una reminescenza molto vaga, quasi come in un sogno; fatto sta che da allora per me camminare scalzo era diventata, improvvisamente, una cosa proibita. Così, per mantenere la mia dignità o per lo meno per non diventare incongruente davanti agli altri. Da allora ho continuato ad amare stare e camminare scalzo ma lo facevo solo quando non potevo essere visto dai miei: quando ero a casa da solo, oppure quando ho cominciato ad uscire da solo nei momenti in cui ero in strade pochissimo frequentate, su un sentiero di campagna, di notte. Qualche volta andando al mare - ho la fortuna di abitare a Genova, e quindi d’estate si andava al mare tutti i pomeriggi - mi sono tolto le scarpe proprio sotto casa e le ho rimesse poco prima di rientrare. Questa cosa del "proibito" mi eccitava moltissimo - ero nell'età della pubertà nella quale, secondo Freud, tutto aveva a che fare col sesso - tanto che provavo ogni superficie trovassi: sassi, spine, fango, sabbia rovente e neve. Sono perfino andato, da giovinetto e di nascosto dai miei, da uno psicologo, con la tema di essere diventato masochista. Ovviamente sono stato tranquillizzato.
Da allora la mia voglia di andare scalzo è sempre cresciuta, ma con l'età è anche cresciuta la vergogna di farmi vedere a piedi nudi in situazioni "anormali", fino a quando...
Nel 1991 avevo fondato un Gruppo Escursionistico che, col tempo, era diventato un gruppo di una cinquantina di amici che scorazzava per i monti liguri tutte le domeniche, e così un giorno di primavera del 1998, alla veneranda età di 48 anni, prima di affrontare la salita al monte meta della nostra gita, mi sono tolto gli scarponi e sono partito. Quella volta ho camminato poco a piedi nudi, forse un'ora o poco più, ma mi sono accorto che nessuno dei miei amici mi guardava come se fossi un marziano, e che era piacevolissimo fare alla luce del sole una cosa che ritenevo vietata. Da allora le mie uscite domenicali sui monti della mia bella ma petrosissima Liguria sono state sempre più scalze, fino a quando mi sono sentito "pronto" per la città. Si era nel 2000 che, per festeggiare l’evento ed i miei cinquant'anni, fu dichiarato anch'esso Anno Santo.
Da allora non ho più avuto remore, vado scalzo dappertutto, al mercato e al supermercato, in banca e alla posta, dall’avvocato e dal commercialista, tanto che adesso nei dintorni di casa sono tranquillamente accettato e la gente si stupisce quando mi vede con le scarpe.
Devo anche raccontare un fatto accaduto più o meno nel 1960. In un’enciclopedia di casa ho trovato la voce Bhutan; c’erano la foto del re, e del re con tutti i suoi accoliti. Tutti scalzi. Inoltre si diceva che il Bhutan era inaccessibile, chiuse le frontiere. Da allora quel paese sperduto sotto l’Himalaya è diventato, più che un desiderio, un miraggio. Ora le frontiere sono aperte (limitatamente a pochi turisti) e nel 2014 sono riuscito ad appagare il mio sogno. Passando per il Nepal sono riuscito ad arrivare in Bhutan che ho girato quasi sempre scalzo, salvo quei rari casi in cui avrei potuto rallentare la comitiva.


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