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Già, scrivere un profilo non è così semplice, viene una voglia un po’ esibizionistica di descrivere una vita… Andiamo per ordine, se ce la faccio. Da bambino avevo due frutti proibiti: il primo erano le ciliegie candite del droghiere del quartiere, appena avevo 20 o 30 lire andavo nel negozio e prendevo con ansia quel pacchettino che quell’ omone mi passava dal bancone alto come una montagna. Poi prendevo la mia biciclettina e andavo al parco dove su una panchina mi gustavo i dolci. Naturalmente non sapevo che il droghiere era amico dei miei genitori e che quindi rimpolpava il sacchettino e poi se la rideva con loro. Il secondo erano i piedi nudi, appena i miei genitori uscivano ed ero da solo mi toglievo scarpe e calze e camminavo per casa gustandomi il freddo del marmo, il caldo dei tappeti e qualche volta anche lo “sporco” del balcone (con l’ ansia di essere visto da qualche vicino). Una volta, ricordo perfettamente, essendo stato inviato dal fornaio, a sera, ormai buio, ci andai scalzo fino alla porta del negozio. Avrò avuto 8 o 9 anni ma il ricordo è indelebile. Poi al liceo ero francamente più interessato ai piedini delle mie compagne che ai miei, e lo stesso ai primi anni di università. Però iniziai a passare le vacanze in viaggio, negli ostelli, per lo più in Germania, dove trovavo quattro cose interessantissime: Volkswagen, ragazze bionde, birra e autostrade. Un po’ poco vero? Ma dai, avevo vent’ anni o poco più! Negli ostelli provavo invero una certa invidia per quei ragazzi che giravano scalzi e le ragazze scalze mi sembravano sexyssime e avrei voluto imitarli, ma alla fine pensavo comunque che le mie scarpe da tennis fossero meglio. Poi con la laurea, altro da pensare, tanto lavoro, mutuo da pagare. Però, finalmente a casa mia, alleggerii subito i piedi, rapido passaggio da pantofole + calzini -> calzini -> infradito -> nulla (diciamo da più o meno vent’ anni). Fuori non se ne parlava ancora. Però devo anche dire una cosa: la mia famiglia di origine era decisamente “tradizionale”, di quelle dove la camiciaia passava una volta all’ anno a prendere le misure degli uomini e uscire senza cravatta era inammissibile anche per un liceale. Negli anni ’80 i viaggi cominciano ad essere importanti (sempre in Europa), ma se vedo le foto dell’ epoca mi viene da ridere: pantaloni lunghi mille tasche, scarpe da ginnastica alte, camicia con un filo di manica rimboccata! E vabbè andava così. Però appena potevo le scarpe le toglievo, magari per guadare un torrente o andare alla doccia in corridoio, sempre però… un frutto proibito. Nel ’94 accade una cosa grave, mio padre muore improvvisamente, e mi convinco che devo fare qualche cosa di “grande” per uscirne. Compero una tenda canadese uguale a quella dell’adolescenza e partiamo per l’ Australia. Al ritorno sono cambiato, semplifico la mia vita e adotto i miei amati sandali per buona parte dell’anno. Poi staticità per alcuni anni, scopro l’India, mi rodo quando torno, ma di camminare scalzi fuori nemmeno a pensarlo se non in occasioni furtive come la classica pattumiera da portare in cortile anche perché penso di essere una stranezza senza riscontro negli “altri”. Ma a un certo punto conosco casualmente il vostro sito, leggendo i post mi rendo conto che non sono solo, che non sono “matto da legare” se desidero camminare scalzo. Inizia così un apprendistato. Occorre non solo abituare la pianta, ma soprattutto la mente. Ci vorrà tempo ma la volontà ce la metto soprattutto perché mi piace parecchio. Nel frattempo sono diventato allergico alle ciliegie, così di frutti proibiti me ne resta solo uno.

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