MARCO AI MUSEI AUTO                      - 2007 -


Il benzinaio scalzo I lavandini Hörch I 4 anelli
Al Museo Audi L'auto a pedali In ascensore all'Audi
Nel museo Hörch   1 Nel museo Hörch   2 Nel museo D-Benz
Il Canederlo ....

CINQUE  GIORNI 
interamente scalzi

 Da tre anni sta diventando consuetudine una piccola fuga scapola con amici per andare all’estero a visitare dei musei d’auto/treni/aviazione che interessano soprattutto me e annoiano mia moglie quando viaggiamo insieme.

Complice il ponte lungo del 25 aprile, quest’anno abbiano voluto fare 5 giorni in Germania per visitare il museo Audi-Auto Union di Ingolstadt (Baviera), Hörch a Zwickau (nella ex-DDR) e Daimler-Chrysler a Stoccarda.

Dopo l’esperienza dello scorso anno non ho avuto difficoltà a stare tutti i 5 giorni completamente scalzo, aiutato anche dal fatto non ha nemmeno piovuto e le temperature si  sono mantenute fra i 23° e i 28°C, cosa del tutto inusuale a quelle latitudini.

Unica eccezione il parco dei bastioni di Ingolstadt, da attraversare per recarsi dall’ultimo anello di parcheggi gratuiti che si frappone fra la cinta di espansione urbana moderna e la città medievale. In questo piccolo bosco le stridette di attraversamento erano coperte di “splitt” (come lo chiamano i barfusser tedeschi), ovvero un brecciolino di ghiaia fine ma appuntito, davvero fastidioso. Comunque si è trattato di pochi minuti all’andata e pochi al ritorno, giusto per l’attraversamento.

Dunque: mi sono visitato, scalzo e senza portarmi dietro nemmeno delle infradito d’emergenza, il Museo Audi, una costruzione a pianta circolare di quattro piani più seminterrato, contenente la collezione di vetture con i  quattro anelli, che – per chi non lo sa – rappresentano le 4 marche d’auto che, consorziandosi, hanno dato vita alla Auto Union, e cioè, nell’ordine dalla marca di utilitaria a quella di lusso, DKW, Wanderer, Audi e Hörch.

August Hörch fondò la marca che portava il suo nome a Zwickau nel 1908 e poi anche la Audi nel 1909 (che altro non era che la traduzione latina del suo cognome). Trasferita la Hörch nella vicina Werdau a Zwickau rimase la Audi, che nel dopoguerra rimase nella zona sovietica prendendo il nome Sachsenring e cominciando, nel 1957 a produrre le famose Trabant.

Dei tre musei che ho visto quello di Zwickau è stato il più bello, perché inserito nel contesto storico delle antiche fabbriche, ricostruito con cura e con passione (ricomprendendo fra l’altro una stazione di servizio della fine degli anni ’20 e una via con negozi che espongono nelle vetrine merci che risalgono alla metà degli anni ’30).

Tanto per dire come da quelle parti conti di più la persona che non quello che indossa, un entusiasta custode del museo ha perfino insistito per farmi la foto davanti ai 4 anelli del gruppo, ovviamente senza minimamente badare ai miei piedi.

Il terzo giorno siamo scesi da Zwickau verso Stoccarda. Prima di andare al museo Daimler-Chrysler sono andato a una borsa di modellini d’auto che si teneva nel paesino giusto a nord del museo. Le borse dei modellini sono punti d’incontro tra collezionisti dove si portano i modelli che si vogliono vendere o cambiare e dove si va per trovare ciò che manca nelle proprie collezioni. Essendo collezionista, non ho voluto mancare questo appuntamento, visto che era sulla strada.

Naturalmente alla borsa sono andato scalzo e anche qui nemmeno il bigliettaio all’ingresso ha espresso il minimo commento.

Dopo sono andato al Museo Mercedes (più propriamente Daimler-Chrysler anche se non c’è neanche l’ombra di una vettura americana del gruppo Chrysler assorbito ormai da anni dalla Daimler-Benz).

Il Museo stesso, inaugurato da un paio d’anni, lascia senza fiato. E’ un immenso edificio a sezione grosso modo triangolare, di 8 piani !!!

Per visitarlo tutto ci sono volute 4 ore e mezzo e abbiamo dovuto anche sorvolare un po’ su certe parti, perché altrimenti non saremmo venuti via in tempo per cominciare il rientro verso l’Italia, previsto per domenica 29 aprile.

L’ultima notte l’abbiamo passata ai margini della Foresta Nera. Anche in questo caso sono andato a cena e a colazione senza scarpe, in un bellissimo alberghetto gestito da quattro simpatiche befane.

Dopo aver visitato un piccolo museo d’aerei nelle vicinanze, abbiamo diretto la vettura verso Costanza, ultima città tedesca a ridosso del confine con la Svizzera e siamo andati a pranzo nello storico ristorante Graf Zeppelin (Conte Zeppelin), un ristorante che di suo tende un po’ al lusso, vista la storica costruzione, l’arredamento interno e i prezzi del menù (ampiamente ripagati dalla qualità e, soprattutto, dalla quantità). E anche qui, come in tutti i casi precedenti, mi sono presentato a piedi scalzi senza che nessuno facesse la minima obiezione.

Dunque anche questa volta si è trattato di un viaggio bellissimo e scalzissimo. Spero di ripetere la performance. Anche perché i miei piedoni sono stati benissimo su tutte le superfici (eccetto il ghiaietto tritato fine di cui accennavo all’inizio).

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Al ristorante Graf Zeppelin di Konstanz, alle prese con un canederlo dimensioni pompelmo con ragù di funghi alla crema e sostanzioso piattone d'insalata freschissima di contorno.

E succo di mele come bevanda.... (non mi piace la birra, ma il succo di mela, a parte la mancanza di schiuma) somiglia molto...