MARCO, VACANZE NORDICHE
LE IMMAGINI POSSONO ESSERE INGRANDITE
Hotel con orme a Binz Grünberg - chiostro degli scalzi Alp Mürren - obbligatorio adeguarsi
Puliscarpe Hotel zum Engel. Sulle scale mobili (tié) Dopo 10 ore a Lubecca
Invito ai magazzini Müller Diavoletto a Lubecca Peenemünde
Corvetta sovietica a Peenemünde Museo a Peenemünde Bayreuth pericolosa
2010
Museo industria Norimberga Ristorante a Gera


VACANZE NORDICHE

 

 

Quest’anno sono riuscito a organizzarmi quasi 20 giorni di vacanza avendo come meta le isole di Rügen e Usedom nella Germania settentrionale, sul Mar Baltico. Il particolare  punto di arrivo, è stato il sito di Peenemünde, dove Werner von Braun a partire dal 1940 iniziò a sperimentare i primi razzi balistici. Il punto di partenza del cammino verso la progettazione del mitico Saturno V che portò l’uomo sulla luna.
Ho trascorso quasi tutto il tempo scalzo, anche ai ristoranti. Indossavo i sandali solo per presentarmi alle reception degli alberghi per chiedere se avevano una stanza ma poi appena la raggiungevo li toglievo e andavo e venivo scalzo, anche per la colazione. Mi è rimasta in effetti una certa “fifa” a presentarmi del tutto scalzo… per paura che mi venisse negata la stanza (e visto che siamo in stagione turistica non mi andava di perdere troppo tempo a cercare alberghi). Vista la buona ricettività in Germania e i loro prezzi sempre onesti, non prenoto mai da nessuna parte: in due (mia moglie ed io) una cameretta doppia si trova sempre, ma qualche volta va un po’ cercata.
Il viaggio è cominciato con 4 giorni di riposo nell’Oberland bernese, in Svizzera. Erano necessari per ritemprarmi in vista di tutti quei chilometri per giungere al Baltico. All’arrivo pioveva a Meiringen, non lontana da Interlaken ma molto meno cara, e tutto il giorno successivo non ha fatto altro che piovere con soli pochi intervalli di tregua. E’ anche stato l’unico giorno in cui ho quasi sempre tenuto i sandali. Poi però il tempo si è rimesso e sono potuto salire all’Alp Mürren (1650m quasi di fronte alla Jungfrau) in una giornata senza una nuvola. La piccola cittadina si raggiunge solo a piedi o con una combinata funivia+trenino e appena giunti alcune orme scalze dipinte sulla strada invitano a passeggiare senza scarpe…
Quando siamo partiti alla volta della Germania la fortuna ha voluto che continuassi a spostarmi aggirando le perturbazioni che hanno afflitto la Baviera (provocando disastri e inondazioni del Danubio). Nella zona di Giessen, ad Alte Buseck (che un milanese tradurrebbe maccheronicamente “vecchia trippa”) ho scoperto un museo di mezzi di trasporto, giocattoli, mobili, oggettistica, uniformi e di tutto un po’, che esibiva all’ingresso un cartellone pubblicitario di un Barfußpark, ovvero uno di quei parchi con percorso da fare scalzi. Logico che nessuno facesse una piega se visitavo il museo senza scarpe…
Il giorno dopo eravamo a Goslar, stupenda cittadina dalle case in traliccio, benedetta dall’Unesco, ma non dal sole. La mattinata è rimasta irrimediabilmente nuvolosa ma senza pioggia, e ciò non mi ha impedito di fare delle belle foto alle cinquecentesche case in traliccio…
La tappa successiva è stata Lubecca, splendida città anseatica, ancora ben conservata e ben ricostruita dopo la guerra. Qui ho fatto la mia prestazione più duratura: oltre 10 ore di camminata scalza, compreso il rientro dal centro fino all’hotel in periferia. Avevo paura di avere un po’ esagerato ma i miei piedini 46 largo hanno resistito bene anche se alla sera erano decisamente un po’ esausti (ma lo erano loro o anche io?).
Dopo Lubecca è stata la volta di Stralsund, 5ª città dell’antica lega anseatica e punto di unione (mediante un ponte che scavalca il mare) con l’isola di Rügen. Che è un po’ la Forte dei Marmi del Nord ed era nel pieno della alta stagione turistica. Qui è stato un po’ difficile trovare un albergo e alla fine ne ho trovato uno un po’ caro a Binz (119 euro con prima colazione, in due), ma bellissimo e con all’ingresso 4 orme di piedi realizzate in cemento nel marciapiedi davanti al cartellone dei prezzi. La stanza era in realtà un mini-appartamentino con terrazzo. Passeggiata a mare a piedi nudi, con assaggio della finissima sabbia della spiaggia e delle calme onde del mare, naturalmente un po’ freddino per i nostri gusti. Giusto come in Liguria a metà maggio.
Su Rügen ho visitato Prora, un posto irreale dove nel 1938 è stato costruito il più grande hotel del mondo. Un kolosso di 4,5 chilometri (avete letto bene) voluto dall’organizzazione dopolavoristica nazista per ospitare al mare operai e impiegati tedeschi. Adagiato su una curva che segue una baia e alto 5 piani è davvero impressionante, pur se abbastanza coperto alla vista dalle piante. Durante la DDR fu usato dall’esercito e ora è in attesa di capire cosa se ne può fare delle parti ancora sane (e sono parecchie).
Un po’ più difficile è stato trovare da dormire sull’isola di Usedom, forse perché la meta della mia vacanza, ovvero Peenemünde, si trova all’estremità più prossima, nella parte alta dell’isola, circondata di piccoli borghi di villette. Ho trovato perciò una pensioncina a Wolgast, sulla terraferma (un ponte sollevabile la congiunge all’isola), ad appena una dozzina di chilometri di distanza.
Tutto il sito missilistico di Peenemünde è diventato un museo all’aperto. Ma non lo sapevo. Pensavo fosse tutto al chiuso nel cosiddetto “bunker” (oggi l’ingresso, con biglietteria, servizi e immancabile SHOP), e quando mi sono ritrovato fuori ho perfino avuto un po’ di timore per i miei piedini. Ci sarà ghiaia, il cemento sarà sbreccato ? Potranno esserci spuntoni di ferro, qua e là, resti di qualcosa che fu? Poi per fortuna nulla di nulla ha disturbato le mie suole nude che… chissà … in qualche piega conservano ancora nonostante i lavaggi una microtraccia del suolo di lassù….
A fare da contraltare a un luogo affascinante ma tutt’altro che esteticamente piacevole (bisogna ammetterlo: le costruzioni dell’epoca erano razionali per lo scopo, ma non belle, tanto meno quelle di tipo militare), c’era un minuscolo (da fuori) museo del giocattolo, impressionante per la sua grandezza (da dentro) e la ricchezza di materiale, specialmente di quei 40 anni di DDR di cui noi conosciamo così poco.
Sulla via del ritorno un briciolo di pioggia ci ha colto mentre eravamo a Magdeburgo, che comunque si può anche ribattezzare Magdebrutto e lasciarla fuori dagli itinerari… mentre è da vedere Lipsia, una città molto “Barfussfreundlich” cioè amichevole per i piedi nudi, perché al posto degli acciottolati in cubettoni di porfido più o meno smussati, aveva una piacevole pavimentazione in lastre di pietra non perfettamente liscie, che ricordavano un po’ i marciapiedi in lose di Torino. Chiaro che anche a Lipsia i sandali sono rimasti parcheggiati in auto. Tappa successiva: Gera, in Turingia. Città di cui normalmente si ignora l’esistenza e che invece è bella, viva e piacevole da vedere e “sentire” camminando. Qui ho pranzato a piedi nudi al ristorante, come ormai ho fatto per tutto il viaggio, rafforzando la mia determinazione di stare scalzo nonostante che per tutto il percorso e in tutte le città viste fossi praticamente il solo, a parte Binz (che è al mare) e qualche sporadico bambino (ormai calzatissimi pure loro). Unica eccezione Lindau, sul lago di Costanza, dove nel giro di pochi minuti ho visto tre persone non più giovanissime coi loro bravi piedi “da fuori” nonostante avesse piovuto e il tempo rimanesse incerto e fresco. Allego anche una foto fatta sulle scale mobili dei grandi magazzini (purtroppo sfocata), dove non vigono gli assurti divieti che ci sono da noi…
Un ultimo passaggio da Appenzell, con una notte ritemprante, ha concluso, con 4350 km percorsi le mie ferie 2010.