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VACANZE NORDICHE
Quest’anno
sono riuscito a organizzarmi quasi 20 giorni di vacanza avendo come meta
le isole di Rügen e Usedom nella Germania settentrionale, sul Mar
Baltico. Il particolare punto
di arrivo, è stato il sito di Peenemünde, dove Werner von Braun a
partire dal 1940 iniziò a sperimentare i primi razzi balistici. Il
punto di partenza del cammino verso la progettazione del mitico Saturno
V che portò l’uomo sulla luna.
Ho trascorso quasi tutto il tempo scalzo, anche ai ristoranti. Indossavo
i sandali solo per presentarmi alle reception degli alberghi per
chiedere se avevano una stanza ma poi appena la raggiungevo li toglievo
e andavo e venivo scalzo, anche per la colazione. Mi è rimasta in
effetti una certa “fifa” a presentarmi del tutto scalzo… per paura
che mi venisse negata la stanza (e visto che siamo in stagione turistica
non mi andava di perdere troppo tempo a cercare alberghi). Vista la
buona ricettività in Germania e i loro prezzi sempre onesti, non
prenoto mai da nessuna parte: in due (mia moglie ed io) una cameretta
doppia si trova sempre, ma qualche volta va un po’ cercata.
Il viaggio è cominciato con 4 giorni di riposo nell’Oberland bernese,
in Svizzera. Erano necessari per ritemprarmi in vista di tutti quei
chilometri per giungere al Baltico. All’arrivo pioveva a Meiringen,
non lontana da Interlaken ma molto meno cara, e tutto il giorno
successivo non ha fatto altro che piovere con soli pochi intervalli di
tregua. E’ anche stato l’unico giorno in cui ho quasi sempre tenuto
i sandali. Poi però il tempo si è rimesso e sono potuto salire all’Alp
Mürren (1650m quasi di fronte alla Jungfrau) in una giornata senza una
nuvola. La piccola cittadina si raggiunge solo a piedi o con una
combinata funivia+trenino e appena giunti alcune orme scalze dipinte
sulla strada invitano a passeggiare senza scarpe…
Quando siamo partiti alla volta della Germania la fortuna ha voluto che
continuassi a spostarmi aggirando le perturbazioni che hanno afflitto la
Baviera (provocando disastri e inondazioni del Danubio). Nella zona di
Giessen, ad Alte Buseck (che un milanese tradurrebbe maccheronicamente
“vecchia trippa”) ho scoperto un museo di mezzi di trasporto,
giocattoli, mobili, oggettistica, uniformi e di tutto un po’, che
esibiva all’ingresso un cartellone pubblicitario di un Barfußpark,
ovvero uno di quei parchi con percorso da fare scalzi. Logico che
nessuno facesse una piega se visitavo il museo senza scarpe…
Il giorno dopo eravamo a Goslar, stupenda cittadina dalle case in
traliccio, benedetta dall’Unesco, ma non dal sole. La mattinata è
rimasta irrimediabilmente nuvolosa ma senza pioggia, e ciò non mi ha
impedito di fare delle belle foto alle cinquecentesche case in
traliccio…
La tappa successiva è stata Lubecca, splendida città anseatica, ancora
ben conservata e ben ricostruita dopo la guerra. Qui ho fatto la mia
prestazione più duratura: oltre 10 ore di camminata scalza, compreso il
rientro dal centro fino all’hotel in periferia. Avevo paura di avere
un po’ esagerato ma i miei piedini 46 largo hanno resistito bene anche
se alla sera erano decisamente un po’ esausti (ma lo erano loro o
anche io?).
Dopo Lubecca è stata la volta di Stralsund, 5ª città dell’antica
lega anseatica e punto di unione (mediante un ponte che scavalca il
mare) con l’isola di Rügen. Che è un po’ la Forte dei Marmi del
Nord ed era nel pieno della alta stagione turistica. Qui è stato un
po’ difficile trovare un albergo e alla fine ne ho trovato uno un
po’ caro a Binz (119 euro con prima colazione, in due), ma bellissimo
e con all’ingresso 4 orme di piedi realizzate in cemento nel
marciapiedi davanti al cartellone dei prezzi. La stanza era in realtà
un mini-appartamentino con terrazzo. Passeggiata a mare a piedi nudi,
con assaggio della finissima sabbia della spiaggia e delle calme onde
del mare, naturalmente un po’ freddino per i nostri gusti. Giusto come
in Liguria a metà maggio.
Su Rügen ho visitato Prora, un posto irreale dove nel 1938 è stato
costruito il più grande hotel del mondo. Un kolosso di 4,5 chilometri
(avete letto bene) voluto dall’organizzazione dopolavoristica nazista
per ospitare al mare operai e impiegati tedeschi. Adagiato su una curva
che segue una baia e alto 5 piani è davvero impressionante, pur se
abbastanza coperto alla vista dalle piante. Durante la DDR fu usato
dall’esercito e ora è in attesa di capire cosa se ne può fare delle
parti ancora sane (e sono parecchie).
Un po’ più difficile è stato trovare da dormire sull’isola di
Usedom, forse perché la meta della mia vacanza, ovvero Peenemünde, si
trova all’estremità più prossima, nella parte alta dell’isola,
circondata di piccoli borghi di villette. Ho trovato perciò una
pensioncina a Wolgast, sulla terraferma (un ponte sollevabile la
congiunge all’isola), ad appena una dozzina di chilometri di distanza.
Tutto il sito missilistico di Peenemünde è diventato un museo
all’aperto. Ma non lo sapevo. Pensavo fosse tutto al chiuso nel
cosiddetto “bunker” (oggi l’ingresso, con biglietteria, servizi e
immancabile SHOP), e quando mi sono ritrovato fuori ho perfino avuto un
po’ di timore per i miei piedini. Ci sarà ghiaia, il cemento sarà
sbreccato ? Potranno esserci spuntoni di ferro, qua e là, resti di
qualcosa che fu? Poi per fortuna nulla di nulla ha disturbato le mie
suole nude che… chissà … in qualche piega conservano ancora
nonostante i lavaggi una microtraccia del suolo di lassù….
A fare da contraltare a un luogo affascinante ma tutt’altro che
esteticamente piacevole (bisogna ammetterlo: le costruzioni dell’epoca
erano razionali per lo scopo, ma non belle, tanto meno quelle di tipo
militare), c’era un minuscolo (da fuori) museo del giocattolo,
impressionante per la sua grandezza (da dentro) e la ricchezza di
materiale, specialmente di quei 40 anni di DDR di cui noi conosciamo così
poco.
Sulla via del ritorno un briciolo di pioggia ci ha colto mentre eravamo
a Magdeburgo, che comunque si può anche ribattezzare Magdebrutto e
lasciarla fuori dagli itinerari… mentre è da vedere Lipsia, una città
molto “Barfussfreundlich” cioè amichevole per i piedi nudi, perché
al posto degli acciottolati in cubettoni di porfido più o meno
smussati, aveva una piacevole pavimentazione in lastre di pietra non
perfettamente liscie, che ricordavano un po’ i marciapiedi in lose di
Torino. Chiaro che anche a Lipsia i sandali sono rimasti parcheggiati in
auto. Tappa successiva: Gera, in Turingia. Città di cui normalmente si
ignora l’esistenza e che invece è bella, viva e piacevole da vedere e
“sentire” camminando. Qui ho pranzato a piedi nudi al ristorante,
come ormai ho fatto per tutto il viaggio, rafforzando la mia
determinazione di stare scalzo nonostante che per tutto il percorso e in
tutte le città viste fossi praticamente il solo, a parte Binz (che è
al mare) e qualche sporadico bambino (ormai calzatissimi pure loro).
Unica eccezione Lindau, sul lago di Costanza, dove nel giro di pochi
minuti ho visto tre persone non più giovanissime coi loro bravi piedi
“da fuori” nonostante avesse piovuto e il tempo rimanesse incerto e
fresco. Allego anche una foto fatta sulle scale mobili dei grandi
magazzini (purtroppo sfocata), dove non vigono gli assurti divieti che
ci sono da noi…
Un ultimo passaggio da Appenzell, con una notte ritemprante, ha
concluso, con 4350 km percorsi le mie ferie 2010.
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