IN EUROPA                                                                               -2009-
LE IMMAGINI POSSONO ESSERE INGRANDITE

 

Cippo Austerlitz Bratislava 1 Bratislava 2 Bratislava 2
Bus Skoda Chestokowa Bautzen Museo Tatra
Tatra 2 Rust Brzeg Scalzo io scalzo lui
Museo camion Mini Jaguar R

 

GRANDE e LUNGO VIAGGIO NELL’EUROPA CENTRALE

Avere una macchina automatica gioca brutti scherzi. Perché invita a viaggiare e pesa molto meno guidarla rispetto a un’automobile col cambio. Risultato: 3628 km in 10 giorni attraverso 6 nazioni (7 se si considerano i territori della ex-Germania Est come una entità diversa dalla Germania Ovest e per certi versi lo è ancora e la differenza è avvertibile da un viaggiatore attento).

Si parte da Torino per l’Austria via Udine-Tarvisio e la prima fermata, dopo un pranzo scalzo in una pizzeria ospitata in una vecchia fornace nei pressi di Padova, è sul bellissimo Wörtersee, un lago abbastanza grande con molta ricettività e pensioncine pulite e a buon prezzo. Decido di presentarmi scalzo alla reception che mi accoglie senza battere ciglio. Sono un po’stanco perché la tirata è stata lunga (più di 625 km) e ceniamo lì senza andare a cercare altri locali in giro.

Seconda giornata a Graz. Piove e fa freddo e tengo i sandali. La città è bella, si capisce, ma non invita a scalzarsi e comunque ci fermiamo poche ore. Mangiamo un minestrone bollente in un carrozzone sulla piazza principale che è attrezzato per la vendita di prodotti e cibi vegetariani “bio”. E’ il primo che vedo nella mia vita ed’è anche abbastanza frequentato (anche se meno del vicino che vende salsicce e birra). Proseguiamo verso il confine della Slovacchia, restando ancora in Austria, con fermata a Eisenstadt (città del compositore Haydn e capitale del Burgenland) e notte passata nel vicino paesino di Rust, su uno splendido lago. A Rust stazionano decine di cicogne, che è possibile ammirare indaffarate coi loro nidi sui comignoli delle case.

Il giorno dopo è stata la volta di Bratislava, capitale della Slovacchia, da poco entrata in area euro (cosa che ci ha risparmiato un cambio in Corone, diverse da quelle della Repubblica Ceca, ovviamente). Qui, nonostante la temperatura non si alzasse oltre i 13°C ho affrontato la visita senza scarpe (trenino turistico compreso), non senza destare qualche occhiata perplessa. In compenso ho trovato un paio di impronte scalze impresse nel bronzo lungo un marciapiede nei pressi della chiesa del francescani (scalzi).

Puntata successiva a Brno, inizialmente con pioggia. Il tempo da pecora-fredda (Schäfskalt), come dicono in Germania quando arrivano questi venti da nord, non ci ha più abbandonati, ma oltre al freddo (10-14°C al massimo) c’era anche vento (talora a 50-60 Km/h, per fortuna non durante le visite a piedi), il che non è uno svantaggio, perché le condizioni mutano rapidamente e dopo un po’ ha smesso ed è riapparso il sole. Il giorno dopo sono passato per la bella Olomuc, ma sempre calzato, per via del tempo. Finalmente a Koprìvnice un po’ di sole. E via le scarpe che ho lasciato nell’hotel Tatra, dietro alla fabbrica Tatra, di fronte ai monti Tatra e a lato del Museo Tatra. Un po’ noioso ma, per chi non lo sapesse, la Tatra è una delle poche case automobilistiche del 1800 tuttora in attività (oltre a Skoda, Mercedes, Fiat, Renault e Peugeot). Il museo è tutto dedicato alle auto e agli autocarri di questa gloriosa e poco conosciuta (in Occidente) azienda. Inutile dire che al Museo ci sono andato scalzo, come pure al Bankomat dopo aver sostato a lungo nello Shop del museo che non aveva le carte di credito. La cassiera si è preoccupata che non avessi lasciato le scarpe in giro e si è divertita molto all’idea che non le avessi proprio…

Quindi via per Cracovia, che è molto bella e *** vale il viaggio. Anche lì le mutevoli condizioni del tempo ci hanno portato un acquazzone pomeridiano. Essendo uscito d’albergo con le flip-flop, che sull’acqua scivolano pericolosamente, è stato giocoforza toglierle. Devo confessare di aver studiato un po’ la cosa in modo da avere una buona scusa con mia moglie per stare scalzo…

Dopo Cracovia la meta è stata il Santuario di Jasna Gora a Cestokowa. Quale luogo ideale per improvvisarsi pellegrino scalzo, oltre ad esserlo veramente?

Così le scarpe sono rimaste ben celate in auto.

C’erano delle Comunioni (o Cresime, non si è capito perché siamo arrivati al volgere della cerimonia), per cui vi lascio immaginare decine di occhietti di bimbi puntati interrogativamente sulle mie estremità inferiori. Ma a me interessavano solo i bellissimi occhi della Madonnina nera che è molto bella.

Il giro ha ripreso in direzione Slesia per Wroclaw (la tedesca Breslavia), ma mel mentre abbiamo visitato un altro paesetto con una chiesa piena di affreschi medievali del 1300 circa, un vero gioiello di quel periodo e una delle poche conservatesi perfettamente fino ai giorni nostri. Sosta notturna nel quasi impronunciabile Brzeg: ce la facciamo perché è corto, ma ci sono nomi in polacco che hanno 1 vocale ogni 8 consonanti e non puoi nemmeno pagare per averne un’altra (di vocale)!!!

Anche a Brzeg si possono trovare le allucinanti impronte dei miei alluci… Un po’ meno a Breslavia, dove mi sono sfilato le Birkenstock per solo alcune foto.

Da lì è cominciato il ritorno, via Germania Orientale: prima Görlitz (proprio al confine con la Polonia), poi la notte in un antico albergo di Bautzen, luogo di battaglia dove 6000 austriaci fecero il pacco a 9000 prussiani. L’albergo all’epoca esisteva già. L’attuale proprietaria è rimasta entusiasta del mio andare a piedi nudi. Il mattino dopo è stata la volta della terribile Chemnitz, ricostruita dopo la guerra in stile socialista e ridenominata Karl-Marx-Stadt anche se poco o nulla aveva a che fare col filosofo. Presso Chemnitz visita scalza a un Museo di autocarri, per lo più di produzione ex-DDR, ma anche alcuni pezzi “occidentali”.

Ripartenza per Erfurt che, al contrario di Chemnitz, è bellissima, avendo anche sofferto molto meno per i bombardamenti. A Erfurt ho trovato la Barfußerstraße e la Barfußerkirche (via e chiesa degli scalzi) e una curiosa Schuhgasse (vicolo delle scarpe) per accontentare tutti…

La mestizia del rientro si è stemperata ancora con un pernottamento a Arnstadt, città di Johann Sebastian Bach, anche qui in una splendida pensioncina con struttura a graticcio di legno. Anche qui l’albergatore è rimasto incuriosito delle mie assenti calzature e a lui ho spiegato di avere comode scarpe di vero cuoio, che tengono bene l’acqua e sono riscaldate dall’interno (“bequeme Echtleder Schuhe, wasserfest und von Innen beheizt”). Una visita al museo di giocattoli di Sonneberg (vorrebbe dire monte del sole ma pioveva e c’erano si e no 7-8°C), che ho fatto con i sandali e poi via verso l’Italia, via Ulm, Lindau, Bregenz, Coira e Lugano.

Una breve deviazione ancora presso Bregenz, a Dornbirn in quanto un cartellone autostradale avvertiva della presenza di un Museo Rolls Royce. In effetti c’era e la sorpresa è stata grande perché è quasi impensabile un museo monotematico con oltre 100 prestigiose vetture di quel tipo. La signora alla cassa si è preoccupata che non sentissi troppo freddo ai piedi, ma anche qui ho tirato fuori la tiritera delle scarpe riscaldate dall’interno. In effetti il pavimento era veramente gelido (non ho capito con che materiale era fatto), ma fortunatamente i miei piedini 46 largo sono abituati e a ben altro (e i piani sopra avevano il parquet). La conclusione del viaggio è avvenuta via Svizzera, dove mettere le scarpe nel baule è ormai per me obbligatorio, con ottimo pranzo all’autogrill di Majenfeld, la zona dove è ambientata la vicenda di Heidi.

E anche questa splendida avventura si è conclusa positivamente.