MARCO, NEL PAESE DEI BALOCCHI
LE IMMAGINI POSSONO ESSERE INGRANDITE

Minatore Freiberg Appenzeller bube Bamberg
Appenzeller Bahnen Weimar Pupazzo Seiffen
2009
Pupazzo Seiffen Sentiero obbligato


NEL PAESE DEI BALOCCHI

 

 

Le mie ferie di quest’anno, le più scalze in assoluto della mia vita, hanno avuto per meta un paese dove la lavorazione del legno per la produzione di giocattoli, che ha avuto il suo apice specialmente fra il 1920 e il 1939. Il paese si chiama Seiffen e si trova nell’Erzgebirge (che a scuola ai miei tempi ci insegnavano come ‘Monti Metalliferi’), una stupenda regione della Sassonia, nel territorio della ex-Germania Est.
Questo piccolo borgo, che - architettura delle case a parte - ricorda certi nostri paesini dell’Alto Adige, è ricco di botteghe e negozi dove si vendono esclusivamente i prodotti dell’artigianato locale del legno: decori per finestre, per il Natale, pupazzetti più o meno grandi e giocattoli in legno di piccole dimensioni: le cosiddette ‘holzminiaturen’ che nel periodo sopra citato furono i precursori di quel modellismo attuale dei plastici dei trenini.
Il mio viaggio si è snodato per 15 giorni durante i quali i miei piedi si sono raramente infilati nei sandali, indossati solo per andare a Messa e alle cene in ristorante per non dispiacere a mia moglie, la quale quest’anno è stata eroica e mi ha lasciato a piedi nudi per tutto il tempo che ho voluto. In effetti qualche volta alla sera ho preferito mettere i sandali di mia iniziativa anche per permettere ai piedi di non superare troppo la soglia della rigenerazione della pelle!
Dunque alla partenza, il 13 agosto, sono andato dritto filato ad Appenzell per tre giorni. Ne avevo un bisogno matto per riposare. Tre giorni danno diritto anche alla Appenzeller card con la quale si viaggia gratis sulle ferrovie appenzellesi e ci sono diverse tratte gratuite su funivie del circondario. Ne abbiamo anche approfittato il giorno di Ferragosto, dopo la tipica cerimonia con processione in costume tradizionale, per salire all’Hohen Kasten (1800m circa). Qui ammetto di essere rimasto coi sandali perché i sentieri sassosissimi mettevano troppo a dura prova i miei piedini delicati …
Anche ad Appenzell purtroppo la percentuale degli scalzi continua a scendere. Solo tre adulti e una manciata di ragazzini. Carino il coro dei Buberl (i bambini) in costume, due dei qualli erano coi piedini da fuori.
Domenica 16 sono ripartito alla volta della Germania, con tappa vicino a Bamberg, che ho visitato lasciando le calzature nel Parkhaus (parcheggio coperto) insieme alla macchina. Da lì mi sono spinto in Turingia ma non ho trovato l’albergo nel paese dove volevo fermarmi (Plauen) così ho proseguito per Zwickau, che ho visitato pure lasciando le scarpe/ciabatte/sandali/infradito … insomma le calzature, in auto nel parcheggio.
Dopo una tappa a Freiberg (vuol dire ‘montagna libera’ in ricordo delle concessioni minerarie per lo scavo dell’argento, date a tutti quelli che lo chiedevano), e dove mi sono fatto ritrarre accanto a un vagoncino da miniera, siamo giunti a Seiffen in cui sono rimasto tre giorni. Tre giorni fantastici di sole, con una fantastica temperature di 24-25°C mentre il resto della Germania soffocava a 34 (37° ad Hannover!), e una arietta elettrizzante. Il primo giorno facciamo una lunga passeggiata lungo una strada che porta a delle frazioni (dove anche vivono piccoli artigiani del legno). Mia moglie, non più abituata a camminare molto, sia pure con i comodi Birkenstock, a un certo punto sente arrivare un dolorino che preannuncia una vescica. Per fortuna se ne rende conto e si scalza appena a tempo, percorrendo con me più di un chilometro a piedi nudi su un asfalto non troppo ruvido (per fortuna). Una coppia di tedeschi ci saluta allegramente e conferma “Es ist Gesund!” (E’ salubre !), riferito ai nostri piedi scalzi.
Visito scalzo anche il Freilichtmuseum, che si trova a 1,8 km dal centro abitato (naturalmente facendo la lunga passeggiata nei due sensi a piedi nudi), in un’altra splendida e corroborante giornata, e poi il museo del Giocattolo, che raccoglie 150 anni di storia delle lavorazioni tipiche di Seiffen e dei paesetti vicini.
Trascorsi i tre giorni ripartiamo per Annaberg-Bucholz, la cittadina forse più importante della regione. Sarebbero una sessantina di chilometri ma ne facciamo 150 passando in Repubblica Ceca (il confine è a 3 km da Seiffen) diretti a Karlovy Vary, la termale Karlsbad dell’Impero Asburgico. Qui passeggiamo 4 ore (io sempre con i sandali lasciati nel parcheggio) e ammiriamo la storica città che fortunatamente è stata lasciata intatta dalla II guerra mondiale e presenta le sue case ottocentesche e liberty in tutto il loro splendore.
Arrivati ad Annaberg troviamo una piccola pensione “Al Maniscalco” (“Zur Schmiede”) dove ci affidano una bellissima stanza con balcone e salottino con due poltrone (comode), al prezzo di 64 euro con prima colazione (in due!). Il balcone dà su uno splendido giardinetto dove la proprietaria coltiva piante e fiori che è una meraviglia (le abbiamo fatto i complimenti). Ceniamo lì la prima sera (io scalzo), mentre la sera dopo preferiamo un locale “in centro” dove si cucina soprattutto a base di patate (“Kartoffelkeller”).
La domenica andiamo a cercare una piccola ferrovia a vapore che effettua una breve tratta nei boschi collegando diversi piccoli borghi. Lascio le scarpe in auto e salgo sulla carrozza “buffet”. Piccolissima, tutta legno e scricchiolii, con una simpatica signora che offre piccoli tranci di torta ad appena 60 centesimi l’uno e bibite a 1,10 euro (prezzi a livello di un supermarket), e a momenti sviene quando compro ben 15 cartoline invece delle solite 1-2 che vengono acquistate dagli escursionisti normali. Siccome non sono normale, amo i treni e ho anche amici a cui pensare per portare loro una immagine di queste deliziose ferrovie, il tutto si spiega.
A malincuore lasciamo Annaberg per iniziare la procedura di rientro in Italia …
Ci fermiamo a Jena, dove andai nel 1980 nella mia unica ma apprezzabile esperienza della DDR oltre cortina di ferro: un ricorso prezioso ora che la città appare trasformata e l’hotel dove avevo pernottato diventato centro commerciale con cine e parcheggio sotterraneo (proprio quello dove avevo lasciato l’auto, senza saperlo!). Da Jena a Weimar il passo scalzo è stato breve e Weimar è l’unico posto dove ho visto diverse persone adulte (più giovani di me) scalze: saranno stati i 30 e più gradi, o il piacevole selciato o quel che l’è, fatto sta che per la prima volta dall’inizio del viaggio non ero solo… Weimar è bellissima ed è piaciuta molto a mia moglie. Merita un ritorno, che farò di certo.
Dopo Weimar una lunga tratta autostradale mi ha portato a Stoccarda. Ero stato lì per visitare il Museo Mercedes appena due anni fa, ma mancavo dal “centro” da diversi anni. Ora la zona pedonale “da struscio” si è allargata a dismisura e la Königstrasse, coi suoi negozi e magazzini, è diventata una roba di più di un km tutto pedonabile e ovviamente senza scarpe. Dovete sapere che la mia meta a Stoccarda era… proprio un negozio di scarpe, dove sono entrato ovviamente a piedi rigorosamente nudi (e ben neri sotto).
Il motivo è che per l’inverno in ufficio, ho bisogno di portare le scarpe (purtroppo) e le uniche che i miei piedini 46 sopportano eccellentemente sono le Bär con morbida pelle d’alce e suola in lattice naturale. Si trovano solo in Germania (o su Internet), in fabbrica o in alcuni negozi dedicati. Costano un po’ di più del normale ma i piedi ringraziano… Così ho attaccato un difficilissimo bottone in tedesco con la titolare del negozio la quale è riuscita a trovare la mia misura + ½ (incredibile: hanno anche le mezze misure in più!!!) e me le ha fatte misurare dopo avermi fatto indossare una specie di calzino elastico di nylon di cui era fornitissima (ci saranno molti clienti scalzi?).
In chiusura del viaggio abbiamo trascorso una notte nei pressi di Costanza, una delle mie città tedesche favorite (e anche comoda per transitare verso la Svizzera, trovandosi a ridosso del confine) e un’ultima notte ancora nella mitica Appenzell.