|
NEL PAESE DEI BALOCCHI
Le
mie ferie di quest’anno, le più scalze in assoluto della mia vita,
hanno avuto per meta un paese dove la lavorazione del legno per la
produzione di giocattoli, che ha avuto il suo apice specialmente fra il
1920 e il 1939. Il paese si chiama Seiffen e si trova nell’Erzgebirge
(che a scuola ai miei tempi ci insegnavano come ‘Monti Metalliferi’),
una stupenda regione della Sassonia, nel territorio della ex-Germania
Est.
Questo piccolo borgo, che -
architettura delle case a parte - ricorda certi nostri paesini
dell’Alto Adige, è ricco di botteghe e negozi dove si vendono
esclusivamente i prodotti dell’artigianato locale del legno: decori
per finestre, per il Natale, pupazzetti più o meno grandi e giocattoli
in legno di piccole dimensioni: le cosiddette ‘holzminiaturen’ che
nel periodo sopra citato furono i precursori di quel modellismo attuale
dei plastici dei trenini.
Il mio viaggio si è snodato per 15 giorni durante i quali i miei piedi
si sono raramente infilati nei sandali, indossati solo per andare a
Messa e alle cene in ristorante per non dispiacere a mia moglie, la
quale quest’anno è stata eroica e mi ha lasciato a piedi nudi per
tutto il tempo che ho voluto. In effetti qualche volta alla sera ho
preferito mettere i sandali di mia iniziativa anche per permettere ai
piedi di non superare troppo la soglia della rigenerazione della pelle!
Dunque alla partenza, il 13 agosto, sono andato dritto filato ad
Appenzell per tre giorni. Ne avevo un bisogno matto per riposare. Tre
giorni danno diritto anche alla Appenzeller card con la quale si viaggia
gratis sulle ferrovie appenzellesi e ci sono diverse tratte gratuite su
funivie del circondario. Ne abbiamo anche approfittato il giorno di
Ferragosto, dopo la tipica cerimonia con processione in costume
tradizionale, per salire all’Hohen Kasten (1800m circa). Qui ammetto
di essere rimasto coi sandali perché i sentieri sassosissimi mettevano
troppo a dura prova i miei piedini delicati …
Anche ad Appenzell purtroppo la
percentuale degli scalzi continua a scendere. Solo tre adulti e una
manciata di ragazzini. Carino il coro dei Buberl (i bambini) in costume,
due dei qualli erano coi piedini da fuori.
Domenica 16 sono ripartito alla volta della Germania, con tappa vicino a
Bamberg, che ho visitato lasciando le calzature nel Parkhaus (parcheggio
coperto) insieme alla macchina. Da lì mi sono spinto in Turingia ma non
ho trovato l’albergo nel paese dove volevo fermarmi (Plauen) così ho
proseguito per Zwickau, che ho visitato pure lasciando le
scarpe/ciabatte/sandali/infradito … insomma le calzature, in auto nel
parcheggio.
Dopo una tappa a Freiberg (vuol dire ‘montagna libera’ in ricordo
delle concessioni minerarie per lo scavo dell’argento, date a tutti
quelli che lo chiedevano), e dove mi sono fatto ritrarre accanto a un
vagoncino da miniera, siamo giunti a Seiffen in cui sono rimasto tre
giorni. Tre giorni fantastici di sole, con una fantastica temperature di
24-25°C mentre il resto della Germania soffocava a 34 (37° ad
Hannover!), e una arietta elettrizzante. Il primo giorno facciamo una
lunga passeggiata lungo una strada che porta a delle frazioni (dove
anche vivono piccoli artigiani del legno). Mia moglie, non più abituata
a camminare molto, sia pure con i comodi Birkenstock, a un certo punto
sente arrivare un dolorino che preannuncia una vescica. Per fortuna se
ne rende conto e si scalza appena a tempo, percorrendo con me più di un
chilometro a piedi nudi su un asfalto non troppo ruvido (per fortuna).
Una coppia di tedeschi ci saluta allegramente e conferma “Es ist
Gesund!” (E’ salubre !), riferito ai nostri piedi scalzi.
Visito scalzo anche il Freilichtmuseum, che si trova a 1,8 km dal centro
abitato (naturalmente facendo la lunga passeggiata nei due sensi a piedi
nudi), in un’altra splendida e corroborante giornata, e poi il museo
del Giocattolo, che raccoglie 150 anni di storia delle lavorazioni
tipiche di Seiffen e dei paesetti vicini.
Trascorsi i tre giorni ripartiamo per Annaberg-Bucholz, la cittadina
forse più importante della regione. Sarebbero una sessantina di
chilometri ma ne facciamo 150 passando in Repubblica Ceca (il confine è
a 3 km da Seiffen) diretti a Karlovy Vary, la termale Karlsbad
dell’Impero Asburgico. Qui passeggiamo 4 ore (io sempre con i sandali
lasciati nel parcheggio) e ammiriamo la storica città che
fortunatamente è stata lasciata intatta dalla II guerra mondiale e
presenta le sue case ottocentesche e liberty in tutto il loro splendore.
Arrivati ad Annaberg troviamo una piccola pensione “Al Maniscalco”
(“Zur Schmiede”) dove ci affidano una bellissima stanza con balcone
e salottino con due poltrone (comode), al prezzo di 64 euro con prima
colazione (in due!). Il balcone dà su uno splendido giardinetto dove la
proprietaria coltiva piante e fiori che è una meraviglia (le abbiamo
fatto i complimenti). Ceniamo lì la prima sera (io scalzo), mentre la
sera dopo preferiamo un locale “in centro” dove si cucina
soprattutto a base di patate (“Kartoffelkeller”).
La domenica andiamo a cercare una piccola ferrovia a vapore che effettua
una breve tratta nei boschi collegando diversi piccoli borghi. Lascio le
scarpe in auto e salgo sulla carrozza “buffet”. Piccolissima, tutta
legno e scricchiolii, con una simpatica signora che offre piccoli tranci
di torta ad appena 60 centesimi l’uno e bibite a 1,10 euro (prezzi a
livello di un supermarket), e a momenti sviene quando compro ben 15
cartoline invece delle solite 1-2 che vengono acquistate dagli
escursionisti normali. Siccome non sono normale, amo i treni e ho anche
amici a cui pensare per portare loro una immagine di queste deliziose
ferrovie, il tutto si spiega.
A malincuore lasciamo Annaberg per iniziare la procedura di rientro in
Italia …
Ci fermiamo a Jena, dove andai nel 1980 nella mia unica ma apprezzabile
esperienza della DDR oltre cortina di ferro: un ricorso prezioso ora che
la città appare trasformata e l’hotel dove avevo pernottato diventato
centro commerciale con cine e parcheggio sotterraneo (proprio quello
dove avevo lasciato l’auto, senza saperlo!). Da Jena a Weimar il passo
scalzo è stato breve e Weimar è l’unico posto dove ho visto diverse
persone adulte (più giovani di me) scalze: saranno stati i 30 e più
gradi, o il piacevole selciato o quel che l’è, fatto sta che per la
prima volta dall’inizio del viaggio non ero solo… Weimar è
bellissima ed è piaciuta molto a mia moglie. Merita un ritorno, che farò
di certo.
Dopo Weimar una lunga tratta autostradale mi ha portato a Stoccarda. Ero
stato lì per visitare il Museo Mercedes appena due anni fa, ma mancavo
dal “centro” da diversi anni. Ora la zona pedonale “da struscio”
si è allargata a dismisura e la Königstrasse, coi suoi negozi e
magazzini, è diventata una roba di più di un km tutto pedonabile e
ovviamente senza scarpe. Dovete sapere che la mia meta a Stoccarda
era… proprio un negozio di scarpe, dove sono entrato ovviamente a
piedi rigorosamente nudi (e ben neri sotto).
Il motivo è che per l’inverno in ufficio, ho bisogno di portare le
scarpe (purtroppo) e le uniche che i miei piedini 46 sopportano
eccellentemente sono le Bär con morbida pelle d’alce e suola in
lattice naturale. Si trovano solo in Germania (o su Internet), in
fabbrica o in alcuni negozi dedicati. Costano un po’ di più del
normale ma i piedi ringraziano… Così ho attaccato un difficilissimo
bottone in tedesco con la titolare del negozio la quale è riuscita a
trovare la mia misura + ½ (incredibile: hanno anche le mezze misure in
più!!!) e me le ha fatte misurare dopo avermi fatto indossare una
specie di calzino elastico di nylon di cui era fornitissima (ci saranno
molti clienti scalzi?).
In chiusura del viaggio abbiamo trascorso una notte nei pressi di
Costanza, una delle mie città tedesche favorite (e anche comoda per
transitare verso la Svizzera, trovandosi a ridosso del confine) e
un’ultima notte ancora nella mitica Appenzell. |