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Quindici
giorni da “integrale”, dimenticando qualsiasi calzatura.
Guido scalzo da Brescia al porto di Genova, mi imbarco, mi appresto a
salire verso il punto di ritrovo; c’è una scala mobile, decido di
infilare le mie infradito di emergenza (non sono cinesi) per evitare
contestazioni, ma un paio di solerti uomini dell’equipaggio della nave
mi bloccano prima che le calzature prendano contatto con il pavimento:
“Lei non può stare scalzo sulla nave”.
Cominciamo bene!
Reprimo un “Ma andate tutti e due affanc…!”, ma sono persona
educata e con l’umore alto di chi sta andando in ferie.
Sicurezza (discorso noto e arcinoto, quanto discutibile)? Ma c’è
moquette ovunque.
Ci sono vetri o chiodi nascosti?
Decoro? Il solito concetto tipico dei benpensanti ipocriti che temono
che qualcuno possa essere felice?
Forse, ma…. e quella ragazza con tre quarti di seno al vento?
Sicuramente cosa più piacevole dei miei piedi (per gli uomini, almeno),
ma in quanto a decoro…!
Compro un bellissimo marsupio in grado di contenere un paio di flip-flop
misura 41 e dal momento dello sbarco i miei piedi sono liberi.
Il tempo di sistemare i bagagli e l’avventura comincia.
Ricordate quel ristorante da me citato, col divieto di entrare scalzi?
Si va a mangiare, conosco i proprietari e decido di provare; è sera,
dunque non arrivo dalla spiaggia, gli sguardi si sprecano, ma i
proprietari ci abbracciano; loro no, non uno sguardo ai miei piedi.
Non c’è stato negozio che non mi abbia accolto, né supermercato che
mi abbia creato problemi.
Meno sguardi dell’anno precedente, probabilmente i locali hanno buona
memoria.
Il suolo non presenta particolari difficoltà, forse qualche punto un
po’ ruvido; pochi vetri, ma calore tanto.
Il primo giorno qualche bruciore, ma accorciando il passo e diminuendo,
in tal modo il tempo di contatto dei piedi con il terreno, sfruttando
zone d’ombra e linee bianche dell’asfalto sono riuscito a camminare
ovunque e ad ogni ora, anche col sole a picco.
Effettivamente è vero quello che dice vocedicane: la spiaggia che ci
delizia non è sabbiosa, ma dotata di una gradevolissima erbetta ben
curata; pochi passi su di essa e le vostre suole diventano come nuove.
A parte un malefico “colpo dello stregone” (sì, perché la strega
è niente, a confronto) nel sollevare una bombola per una immersione,
direi che sono state splendide vacanze, le più scalze che abbia mai
fatto in vita mia.
Solo l’ultimo giorno, nel paese di Stintino ho temuto il peggio
durante un posto di blocco dei carabinieri; mi osservavano come fossi un
marziano, poi uno sguardo indagatore a mia moglie.
In realtà ho fatto finta di nulla, camminando per strada la pattuglia
mi ha sfiorato, nuovo sguardo indagatore, poi più nulla: se ne sono
andati senza nulla obiettare.
Fiuuuhh! Ma se fossi stato solo?
Avvistamenti?
Vediamo un po’.
Sulla strada antistante il mare, molte, una sola degna di nota: una
famiglia al completo con suole un po’ troppo nere per essere da
“bagnante”.
L’ultima sera andiamo al solito ristorante; decido di indossare un
paio di infradito, per “onorare” un poco l’eleganza della mia
consorte.
Il mio sguardo cade su una famiglia: il ragazzo (13-14 anni) con
ciabatte, lui e lei scalzi; ho la sensazione che non si tratti di
persone comuni, gli abiti sono eleganti, lui porta calzoni lunghi, ma
non c’è traccia di calzatura.
Vuoi vedere che si tratta di “pesci grossi” dello scalzismo
italiano?
La vergogna mi coglie, i miei infradito scompaiono nel marsupio, non
voglio più sentir parlare di calzature.
No, Lucignolo ha rinnegato una volta e non aspetterà che canti il
gallo.
Avrei voluto alzarmi e parlare con loro, ma temevo di non fare cosa
gradita.
C’è qualcosa di grosso qui in Sardegna: solo sensazione?
Paolo, non ce la racconti giusta!
Ultimo avvistamento al ritorno: due tedeschine sul traghetto scendono
scalze dalla loro autovettura, infilano un paio di infradito e se ne
vanno.
Uhmmm.
Suole troppo nere per essere occasionali.
Alcune
considerazioni.
La sera due passi nell’erba (se c’è), una passata ai piedi con
sapone e spugna e tutto torna quasi come nuovo; vero anche ciò che
scrive Andy: una pasta abrasiva è una grande soluzione, così come
certe creme ricche di “grassi”; insomma, tutti voi avete presentato
eccellenti soluzioni, ma, credetemi, poche cose mi piacciono come
l’avere certi “segni” permanenti sulle mie suole.
Certi
divieti sono da valutare attentamente: se poi conoscete il proprietario
di un locale lasciatevi andare e non polemizzate.
In effetti il divieto da me rilevato è rivolto a persone bagnate E
scalze, che entrano nel locale interno; quella “E” implica
condizioni concomitanti.
Camminare con i piedi scalzi e bagnati su superfici lisce vuol dire
rischiare scivoloni micidiali; proviamo a metterci nei panni di qualcuno
che rischia di sentirsi dire: “Mi sono rotto un femore nel tuo locale,
adesso paghi”.
Se ti comporti da persona di buon senso (entra scalzo, ma asciutto, ad
esempio), problemi non ne avrai; spesso non è così, ma almeno provaci,
a me è andata bene.
Male,
male, sulla Grimaldi.
Ho letto tutto ciò che potevo leggere sui regolamenti di imbarco, ma
non ho trovato alcunché sul fatto di essere scalzi.
Chiedo questo: possiamo chiarire linee guida da seguire, documenti da
consultare ed inserire tutte le informazioni possibili nelle pagine
principali del sito?
Perché no, non si può subire così decisioni che scaturiscono dalla
mente bacata di qualche “benpensante”.
La nave non è il negozietto, né l’abitazione privata.
Sicuri sicuri che “non si può”? |