LA CALATA DEI LONGOBARDI
L’idea
era partita come una semplice gita: una coppia (io-Lucignolo e
Nancy-Lucina) più due amici (Ares-Alessandro e Stefano) che
scendono a Roma.
In realtà, essendo tutti barefooters, un’ideuzza mi frullava per
la testa: conoscere personalmente qualche scalzista romano.
Non vi racconterò della nostra gita, ma solo delle impressioni da
me percepite.
Partiamo sabato 29 maggio da Milano P.ta Garibaldi con la veloce
Freccia Rossa ed alle ore 11:50 siamo nella città eterna.
Mi viene un po’ da ridere e mi godo la scena, perché essendo
l’ultimo dei quattro vedo sfilare uno dopo l’altro i miei
compagni di viaggio rigorosamente calzati proprio sotto il naso di
Rei, che mi aveva preannunciato che sarebbe venuto ad accoglierci
alla stazione di Roma Termini.
Siamo gli ultimi passeggeri scesi dal treno e, forse, Rei pensava di
essere stato bidonato. 
Passo davanti a questo signore scalzo che si guarda attorno un po’
perplesso: quasi quasi faccio finta di nulla e vediamo che succede. 
Ma no, gli vado incontro e mi presento.
Chiamo gli altri che mi vengono incontro perplessi: ma ragazzi, è
Rei ed è scalzo.
In effetti lui è basito: ma come, non vi avrei riconosciuti, così
calzati (a parte le mie infradito)!
Ci diamo appuntamento per ora di cena e noi quattro ci dirigiamo
all'hotel sul Gianicolo: se volete un po’ di emozioni forti
provate i tassinari locali.
Io, che stavo davanti, ho viaggiato saldamente attaccato alla
maniglietta laterale, con una gamba leggermente sollevata, in attesa
del tragico impatto.
Entriamo subito in azione scalzi in un ristorantino poco distante
dalla nostra base.
A dire il vero non mi sembra che l’asfalto bruci, perciò decido
di insistere.
Prima impressione: la gente ti guarda, ma è lo sguardo di chi vede
una cosa insolita, non un commento, non una faccia allibita, né
contrariata.
Sali sugli autobus, scendi in metropolitana, attraversi una via
affollata fra l’indifferenza generale.
Non c’è divieto di accesso agli scalzi nelle metropolitane, solo
sulle scale mobili per evidenti motivi di sicurezza.
L’asfalto non è difficile, anche se a tratti decisamente ruvido,
semmai sono i lunghissimi tratti di sampietrini a mettere in crisi.
Non sono cubetti di porfido rossiccio come quelli che si vedono
nelle nostre città del nord, ma cubetti neri come la pece, di forma
piuttosto irregolare.
Al sole si arroventano e bisogna stare piuttosto attenti.
Poi sono decisamente sconnessi e distanti fra di loro: allora il
piede, specie se nudo, deve fare un esercizio continuo di
adattamento, cercando di plasmare muscoli e tendini ad una
superficie mai uguale.
Se le cose fossero così, camminare scalzi a Roma non sarebbe
affatto difficile; il problema è che si finisce per piantare il
tallone ripetutamente fra un cubetto e l’altro.
Una volta, due volte, dieci volte……e si comincia a pensare di
ricalzarsi.
In piazza San Pietro si fa la coda per visitare la Basilica: sono il
primo dei quattro a varcare i sistemi di sicurezza ed un’agente
della Polizia di Stato mi domanda perché sono scalzo: rispondo che
uso pochissimo le scarpe, anzi, quasi mai.
Un po’ perplesso mi risponde che mi verranno i piedi durissimi, mi
guarda come se temesse di essere preso per i fondelli, ma non fa
obiezioni.
Prima di entrare in Basilica si deve passare davanti a dei custodi;
un giovanottello imberbe si lancia su Nancy parlando in inglese, con
il dito puntato sui piedi: <No shoes, no, no>.
Nancy lo riceve con un sorriso: <Ma non mi ringrazia, ‘ché non
le rovino quei bellissimi pavimenti della basilica?> e gli sforna
un battito di occhi che sembra quasi aver raddoppiato la lunghezza
delle ciglia.
Il custode vacilla e sbanda come colpito da un gancio destro, ma
prima che mi cada addosso gli chiedo: <PERCHÉ?>.
Il giovanotto sbanda dalla parte opposta e farfuglia qualcosa di
poco chiaro, è imbarazzato e non sa che dire, da un’occhiata ai
suoi colleghi poco distanti e, vista la loro indifferenza, ci lascia
passare.
Quel portone della Basilica mi sembrava l’Arco di Trionfo. 
La sera la stanchezza comincia a farsi sentire e questo mi porta a
sbagliare spesso l’appoggio sui sampietrini; ricordo che dovrei
privilegiare l’appoggio di avampiede, ma allora finisco con le
dita nei buchi ed è decisamente peggio.
Diamine, non voglio cedere così facilmente, anche se gli altri si
sono già infilate le infradito.
Rei, invece, come vedremo dopo cena, si trova a suo perfetto agio.
Nei pressi del Colosseo abbiamo il piacere di incontrare il timido
romano76, con il quale, purtroppo, trascorreremo solo pochi minuti.
La giornata seguente la trascorrerò interamente scalzo e questa
ondata di entusiasmo mi presenterà il conto il terzo giorno.
Davanti al Pantheon abbiamo conosciuto il simpaticissimo Enzo, che
ci ha piacevolmente accompagnati per le vie di Roma, fino al Foro
Romano, dove ci siamo lasciati per incontrare di nuovo
l’instancabile Rei.
Il terzo ed ultimo giorno…..sorpresa!
Si è unito a noi un carissimo compagno di gite scalze: il romagnolo
Paolo Grandi.
Rigorosamente a piedi nudi sembrava una gazzella sui sampietrini,
mentre io mi sentivo distrutto.
Ci accompagnerà per un paio d’ore.
Non riesco proprio a camminare scalzo nemmeno per 10 metri e ci sono
muscoli che non sapevo nemmeno di avere che mi urlano la loro
dolorosa protesta; controllo le piante dei piedi, perché c’è
qualcosa che non mi quadra.
Non si vede nulla, ma togliendo un po’ di nero già presente anche
dopo pochi metri di camminata a piedi nudi ecco il guaio: un paio di
turgide vesciche, tanto piccole, quanto dolorose sotto il piede
sinistro, di solito sempre intatto.
Grosso errore quello di aver scelto le infradito che, essendo
antiscivolo, hanno una soletta ruvida che sembra una limetta che
infierisce sulle due vesciche; siamo costretti ad abusare dei mezzi
di trasporto, ma stringendo i denti (e stringendoli molto) riesco a
raggiungere l’Aventino.
Ecco, qui sopra, in un parco attraversato da stradelle ghiaiose vedo
qualcosa che non avrei mai pensato di vedere: una mamma accompagna
una bambinetta di circa due anni che zampetta senza problemi sulla
ghiaia a piedi nudi!!
Sì, avete letto bene.
E da come si muoveva non sembrava affatto in difficoltà: a questo
punto dovevo proprio avvicinarmi e sentire che lingua parlava la
mamma.
Sicuramente tedesca o del nord Europa…….e sono rimasto lì con
la mandibola pendula per la meraviglia: italiana, italianissima! Ma
nooooo, non è possibile. 
Esistono ancora queste mamme senza paturnie iperprotettive; non è
che si può clonare? 
Clippete, cloppete, ridiscendiamo al piano in direzione Trastevere,
con il malumore che comincia decisamente a serpeggiare fra le fila a
causa della stanchezza sempre più pressante; i nostri ciceroni sono
sempre là davanti, Rei e soprattutto quello con la barba nera,
Alessandro, che si lamenta dei dolori ai polpacci, ma cammina come
un soldato innamorato, che corre proprio perché innamorato ed ha
fretta di incontrare la fidanzata dopo mesi di vita militare: ‘no,
ddue, ‘no, ddue…..passooo.
Rallenta un poco forse paralizzato da qualche maledizione
potentissima lanciata da tre persone contemporaneamente. 
Trastevere: un locale in particolare ci toglie il fiato.
Una taverna antica e bellissima ci appare in tutto il suo splendore,
mi immagino persino di trovarci due centurioni intenti a giocarsi la
paga lanciando i dadi, illuminati dalla calda luce di alcune lucerne
ad olio.
Ma, mannaggia, è chiusa di lunedì.
Ci accontenteremo di una vicina (si fa per dire) pizzeria dove ci
raggiungerà un cugino di Stefano.
Ma sapete cosa hanno combinato quei furbacchioni di Ares e Stefano?
Hanno convinto il simpaticissimo personaggio, vestito di tutto
punto, a togliersi scarpe e calze ed a essere fotografato con i
barefooters……e lui se la rideva, imbarazzato, ma divertito.
E mentre in un angolino cercava di ricalzarsi ecco l’implacabile
Ares infierire su di lui con una mitragliata di lampi del flash,
mentre io gridavo: <Stanno arrivando i vigili!>.
<Ci mancherebbe solo questa>, gemeva il poveretto, inchiodato
da decine di sguardi divertiti e richiamati dalla nostra fiammata di
goliardia.
È tardi ed è purtroppo giunto il momento di lasciarci.
Salutiamo Rei e ci dirigiamo alla base con molta tristezza nel
cuore.
Un sentito grazie da parte di Lucignolo, Ares, Nancy e Stefano ai
simpatici romani ed alla loro grande disponibilità e pazienza.
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