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AVVISO
IMPORTANTE: se soffrite di narcolessia, se vi annoiate facilmente,
se pensate che un logorroico come me possa nuocere alla salute ,
non leggete oltre. Siete avvertiti. L'autore declina ogni responsabilità da
danni derivanti alle persone o cose (es. videoterminali esauriti) .
Detto questo, iniziamo il lungo cammino. Avete preparato i pop-corns?
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Niente fantasmi, questa volta, né capi che mi vedono calpestare un vetro:
la mia città può essere affrontata a viso aperto.
Se cammino scalzo nel quartiere in cui abito, non è il caso di porsi troppi
problemi, quindi: pronti, VIA.
Il ritrovo è nel tardo pomeriggio, sul piazzale antistante la stazione
ferroviaria: ci saranno Ares, Paolo F. e Stefano. Eccoli, già pronti per la
prima fotografia di rito.
Un barbone ci guarda pensando che deve essere successo qualcosa, fosse un
cyborg si sentirebbe un gran rumore nella sua scatola cranica:
>Please, wait
>Searching file
>File not found
>Fatal error
>Fatal error
È andato; lo sguardo vitreo, gli arti superiori che sembrano un tendaggio
pendente e quella lingua rimasta li, né fuori né dentro.
Lasciamolo al suo amletico dilemma; propongo un programma lampo: siamo gli
stessi dell'altra volta e parte della città è già stata visitata, dunque
si potrebbe trasformare questo incontro in un vero e proprio secondo atto.
Prima, però, perché non approfittarne per mangiarci un buon tiramisù
casereccio con un buon bicchiere di vino moscato?
Approvato all'unanimità.
Ci dirigiamo a sud-est di Brescia
e varchiamo la soglia della casa di Lucignolo......sì, sì, avete letto
bene.
Quattro chiacchiere volano con piacere, ma dobbiamo muoverci......eh,
avessimo avuto tutto il giorno si sarebbe potuto indugiare davanti a qualche
bocconcino cotto sul barbecue.
In futuro chissà.
Parcheggiamo nei pressi di Piazza Arnaldo da Brescia
ed imbocchiamo Piazza Tebaldo Brusato; toh, un negozio di scarpe fatte su
misura!
Non ci lasciamo sfuggire l'occasione di un'istantanea ironica, sotto gli
sguardi davvero divertiti di qualche testimone che ha raccolto prontamente
la nostra provocazione.
Risaliamo via dei Musei.
Come dice il nome stesso, si tratta di una zona antica ricca di edifici
storici e di scavi da cui sono emersi interessantissimi reperti archeologici
romani.
Decido di fare una deviazione: raggiungeremo il Foro Romano attraverso
vicoletti caratteristici, illuminati di sera da lanterne che fino a non
molti anni fa dovevano essere alimentate a gas.
Ares si sfoga in una serie di fotografie per immortalare ciò che moltissimi
bresciani nemmeno sanno che esiste.
Riprendiamo Via dei Musei, passa un ciclista; uno stridio di freni,
aspettiamo lo schianto, ci giriamo a guardare, ma il ciclista è la, con la
testa ruotata in modo innaturale, il suo sguardo rivolto alle nostre rosee
estremità.
Ci auguriamo in un intervento punitivo di quel palo in agguato poco più
avanti. 
A proposito: un avvistamento! Ma guarda, una donna scalza! Le suole nere: di
certo ha calpestato un bel po' di asfalto.
Una tedesca? Una nordeuropea? Macché, norditalica, bergamasca, per
l'esattezza.
È mia moglie che ha deciso di approfittare di questa occasione per esordire
alla grande e mi sembra pure entusiasta.
He, he! A stare con lo scalzo si impara a.....scalzeggiare.
Ci lasciamo alle spalle il Foro Romano per visitare un'altro edificio
monumentale: il Duomo Vecchio, in Piazza Paolo VI, già Piazza del Duomo.
Ahinoi, chiuso quindici minuti prima! Molti ci guardano, ma seppure
l'indifferenza sia predominante c'è un denominatore comune fra coloro che
hanno apparentemente meno di vent'anni: gomitate ed un sacco di risate.
Pazienza, anche noi facciamo branco e ci conformiamo a modo nostro.
Forse non sapranno mai cosa abbiamo provato oggi: lastre di pietra, ciotoli,
asfalto liscio o ruvido, in un contesto climatico davvero ideale. Insomma,
una vera festa sensoriale.
Ecco una meta da collezione per Ares: ma, come sarebbe a dire QUALE? Il
Tribunale di Brescia,
naturalmente.
Ancora qualche vicoletto ed il periplo è concluso.
Il cielo è plumbeo e cominciano a cadere le prime gocce di pioggia, ma
siamo al riparo nella mia autovettura.
Si sale lungo la via Panoramica, ricca di megaville, verso la vetta del
Monte Maddalena: circa 11 chilometri immersi nel verde, a portata di mano
dei bresciani.
Facciamo tappa davanti ad un curioso monumento: la Tomba del Cane.
Ma chi avrà mai fatto una cosa simile per il nostro amico a quattro zampe?
Ve lo racconto in breve.
Il suo vero nome è Arca Bonomini. Fu ultimata nel 1860 su
progetto di Rodolfo Vantini.
Angelo Bonomini aveva lasciato nel 1837 tutti i suoi beni all’Ospedale
civile (ora Azienda Ospedaliera "Spedali Civili"), con la clausola
che si costruisse nel suo ronco un monumento per lui e per il suo socio in
affari.
Ma il sepolcro non accolse mai le spoglie dei due commercianti, in quanto in
ottemperanza alle nuove leggi entrate in vigore non si poteva più
sotterrare alcuno all'esterno di zone adibite a questo servizio
(cimiteri).....
Allora ci misero il cane di Bonomini... ma questo non è sicuro !!!!
Anzi, la tomba senza morti venne chiamata verosimilmente la tomba del cane,
come a dire che è la tomba di nessuno, la tomba abbandonata; siccome alla
gente piace almanaccare, si pensò che non potendo esservi sepolti i due
proprietari vi fosse stato, invece, sepolto il cane degli stessi.
La pioggia si fa battente, ma un paio di istantanee sono d'obbligo.
Asfalto bagnato e piedi nudi: stupendo, da provare.
Raggiungiamo quota 800 m. s.l.m.: si intravede il promontorio di Sirmione,
mentre ai nostri piedi si estende parte della città.
Laggiù ci sarebbero decine di laghetti verdi o blu, ma la foschia del
temporale non ci consente di percepirne i colori; vorrei raggiungere la
vetta (870 m. s.l.m.), ma la strada è sbarrata.
È ora di ridiscendere; li vicino c'è una chiesetta, sul cocuzzolo di un
piccolo promontorio, dal cui piazzale si può godere di una vista a 360
gradi.
Nelle giornate limpide si può ammirare perfino il Monte Rosa, ma sarà per
un'altra volta.
Gli amici scalzi preferiscono ritornare a quel ristorante che ci aveva
ospitati la volta precedente; siamo tutti in infradito
, ma paghiamo no? Io, poi, sembro appena sceso dalla cabina di un autotreno,
ma siamo reduci da una luuuunga gita, siamo viandanti stanchi ed affamati. 
Basta. Mi fermo qui.

Mi auguro soltanto che la cena sia stata all'altezza delle aspettative, a
coronamento della bellissima giornata.
A presto, cari amici e grazie per la vostra sempre splendida compagnia.
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