|
|
|
|
|
FAQ
|
|
LE DOMANDE PIU' COMUNI
|
|
1
- Come si può iniziare ad andare scalzi?
|
|
Nel modo più
semplice possibile, vale a dire: si può cominciare in casa in
estate, prendendo l'abitudine a stare scalzi e andare avanti finché
la resistenza al freddo lo permette. Ma attenzione: si può
resistere moltissimo, basta muoversi. Muoversi, attiva la Pompa di
Lejard che permette un migliore circolazione nelle gambe e se il
sangue circola bene i piedi contribuiscono in modo assai efficiente
alla termoregolazione del corpo.
|
|
2
- Come fate ad andare scalzi in città con tutte le porcherie che ci
sono per terra?
|
|
Beh, certo non bisogna essere schifiltosi. Però, mentre la nostra pelle è
in grado di opporre una efficiente barriera contro gli agenti
esterni, non ci poniamo lo stesso problema circa l'aria che
respiriamo o gli alimenti che mangiamo. I piedi, tornati a casa, si
lavano; e quelli dei barefooters sono molto più puliti e sani di
quelli della gente che non metterebbe mai un piede per terra.
|
|
3
- Non avete paura di tagliarvi o di farvi male andando scalzi?
|
|
Nessuno può svegliarsi un mattino e andare scalzo tutto il giorno;
è necessario un minimo "condizionamento" e si deve
procedere in modo graduale. Se ciò è avvenuto, si può andare
scalzi sempre più a lungo e su terreni "ostici" senza
problemi. Certo, la scheggia di vetro invisibile è in
agguato, ma succede molto raramente.
|
|
|
4 - Ci sono posti
dove è proibito andare scalzi?
|
|
In nessun posto è
proibito, salvo che non sia esplicitamente reso noto tramite avviso o
regolamento, come può capitare nella metro o sulle scale mobili.
Le richieste
di eventuali addetti generalmente sono basate su questo, oppure sono
arbitrarie.
|
|
5 - Si può guidare
scalzi?
|
|
Si, il codice della
strada non lo proibisce; naturalmente si deve essere in condizione di
farlo in tutta sicurezza. Per maggiori informazioni, leggete la risposta
data dalla Polizia di Stato a:
nati-scalzi.org/INFO/info
|
|
6 - Come fate ad
andare in giro quando fa freddo?
|
|
Chi va scalzo
abitualmente ha una resistenza al freddo maggiore della media delle
persone; in ogni caso, ci si abitua e nessuno ha difficoltà a
camminare scalzo con temperature esterne sui 5 - 6 C°
|
|
7 - Come fate se
schiacciate un "ricordino" o se vi ferite?
|
|
Premesso che è difficile schiacciare cose sgradevoli perché si faccia
attenzione, se dovesse accadere ci si strofina un po' sul bordo del
marciapiede, si cerca di
pulire con l'erba di un'aiola o ad un rubinetto, altrimenti si rimanda ad
un pulizia più completa appena possibile.
Nel caso di
ferita, si cerca di estrarre con una pinzetta il corpo estraneo, si fa uscire
un po' di sangue e si mette un cerotto flessibile; se il suolo è bagnato,
meglio rimettere i sandali o gli infradito che vanno sempre portati con
sé. Naturalmente, tornati a casa si pulisce per bene, si disinfetta ed
eventualmente si mette un gel disinfettante. Il giorno dopo, tolto
il gel, si può mettere uno strato di attack. Sorridete pure, funziona!!
|
|
8
- Come fate a
camminare su terreni scivolosi, per esempio sul fango?
|
|
Per non scivolare
passando nel fango o nelle pozze bisogna camminare in punta di piedi.
Mentre il tallone è liscio e tende a slittare, la parte anteriore del
piede, con le dita e i vari spazi funziona da battistrada e, inoltre,
stando in punta di piedi si distribuisce il peso in modo più corretto. E'
bene entrare in questi terreni scivolosi camminando già in punta di piedi
qualche passo prima, per evitare di scivolare perché non ancora bene in
posizione.
Ovviamente questo sistema garantisce di non scivolare in pianura, ma non
se la pendenza e' marcata.
|
|
9 - Divieti,
paranoie, sull'andare scalzi?
|
|
1) per prima cosa la grammatica: scalzo, significa "senza
scarpe" e quindi "piedi scalzi" è, oltre che
sgrammaticato, una tautologia. O si dice "scalzo" o
"persona scalza" o "a piedi nudi". Paura della parola
"nudo"?
2) Nei luoghi pubblici
NON è vietato stare scalzi (salvo in particolari situazioni per motivi,
comprovati, di sicurezza). Non solo, visto che siamo in uno stato di
diritto, NON SI PUO' VIETARE alle persone di stare scalze (sempre salvo
casi eccezionali, ecc.) per un motivo molto semplice, che qualunque
studente di legge al primo GIORNO di frequenza vi può illustrare: la
maggior parte delle persone (almeno per ora) che si trova scalza in luogo
pubblico o ha rotto un sandalo (o infradito), o ha delle vesciche per il
troppo camminare o sta partecipando ad una manifestazione religiosa
(processione, pellegrinaggio, ecc.) e non si può certo multarle,
incarcerarle, lapidarle per questo. Ma visto che la legge è uguale per
tutti, questo vale anche la piccola minoranza che le scarpe le lascia a
casa (o in macchina). Non si può neanche porre condizioni (mi mostri la
scarpa rotta o la vescica) per permettere lo scalzismo. Ogni legge o
divieto in tal senso sarebbe ANTICOSTITUZIONALE e quindi facilmente
impugnabile. Anche il famoso divieto del comune dell'alto Tirreno, se
ancora in vigore, sarebbe facilmente impugnabile presso il TAR. Dovrebbe
comunque essere stato ritirato. Qualcuno avrà sussurrato al sindaco
" E se multiamo Lapo Elkan o Manuela Arcuri, ce li scordiamo a vita i
VIP sulle nostre spiagge..."
3) per quanto detto
sopra, se qualche pubblico ufficiale o ad esso equiparato vi imponesse di
calzarvi e/o vi multasse, sarebbe imputabile, e quasi certamente
condannato, per abuso di posizione (o di autorità, non ricordo bene). In
ogni caso, se membro delle forze dell'ordine, avrebbe grossi problemi di
carriera. Comunque l'esperienza personale mi porta a dire che, salvo
rarissime mosche bianche, i tutori dell'ordine non solo conoscono
perfettamente i vostri diritti e sono tenuti a difenderli, ma lo fanno
volentieri, soprattutto quando trovano un prepotente arrogante che invece
vuole violarli.
4) Luoghi privati
aperti al pubblico, come negozi, centri commerciali, ristoranti, bar
alberghi, cinema e teatri. In alcuni di essi, sempre o in occasioni
speciali, può essere richiesto un abbigliamento di un certo tipo che
richiede ANCHE le scarpe. In questi casi (una prima alla Scala, un
ristorante di lusso) adeguarsi non è solo per non essere cacciati, ma
anche un segno di buona educazione.
In tutti gli altri casi, salvo un esplicito regolamento scritto ed
esposto, non ci possono essere divieti.
Quando c'è, come nel caso riportato da Italo, un regolamento
deliberatamente vago che lascia la discrezionalità al primo imbecille di
turno, non c'è scampo legale. Come ho già detto, in paesi civili,
protestando con l'azienda, si otterrebbero scuse, richiami all'imbecille
(o il suo licenziamento) e una circolare chiarificatrice. In Italia forse
no, ma noi non siamo un paese civile e argomentazioni valide nei tribunali
non lo sono più all'interno di certi uffici di società. C'è solo da
sperare che accada un incidente simile con un personaggio famoso e allora
sì che volerebbero richiami...
Credo comunque che una buona parte delle società (catene di negozi o
cinema, società di navigazione e catene alberghiere) si comporterebbero
come nei paesi civili.
5) Luoghi privati: la
parola del padrone di casa è legge. Curiosamente a chi scrive è capitato
ultimamente di essere invitato ad una cena elegante e la padrona di
casa ha chiesto esplicitamente di venire scalzo, presentandolo poi
agli altri ospiti, che non conosceva, sottolineando con ammirazione il suo
vivere scalzo.
|
|
10 - Come si fa con
chiodi, vetri e altro?
|
|
Prima risposta: chiodi, vetri, cocci e oggetti taglienti
Quando si impara ad andare scalzi e quindi lo si fa frequentemente, si
riattivano "magicamente" una serie di abilità che ignoriamo di
possedere, per esempio basta un'occhiata al terreno anche da 15-20 m prima
per evitarci - se è ciò che vogliamo - di mettere i piedi su oggetti o
punti che vogliamo evitare. In seguito si impara che ci sono pochissime
superfici dove NON SI DEVE camminare scalzi.
Certo, capita di bucarsi un piede e di tagliarsi; niente di drammatico,
inizialmente va bene un approccio con disinfettanti e altro, poi ce ne sarà
meno bisogno perché il sistema immunitario sarà molto più reattivo.
Seconda risposta: la sporcizia
Qui bisogna essere pratici e fortemente realistici. Ad un primo approccio,
per molti è "impossibile" superare il fastidio (o il ribrezzo)
di mettere i piedi per terra, sopratutto dove è sporco.
Lo sporco esiste e però non deve far paura. Alcune considerazioni:
a) molti dicono: in casa, si, fuori mai!
Quando entrate in casa, vi togliete le scarpe prima? Fanno altrettanto
tutti gli altri?
Perché se non è così le vostre ed altrui scarpe portano a casa tutto ciò
che tranquillamente calpestate per strada e voi ci camminerete beatamente,
SOLO CHE NON VE NE ACCORGETE!
b) Avete idea di quanto "sporco" c'è nei vostri polmoni, nel
vostro stomaco?
No, vero, PERCHE' NON SI VEDE!
Invece i piedi sporchi si vedono e anche a qualche barefooter non
piacciono, sia chiaro.
Però: camminare sullo sporco, FORTIFICA moltissimo il sistema immunitario
e su questo non c'è discussione; naturalmente, qualche precauzione si
deve prendere, tipo antitetanica efficace.
|
|
11 - Chi va scalzo
deve fare l'antitetanica?
|
La risposta vaccinale è estremamente individuale, perciò non è detto
che essere vaccinati voglia dire immunità.
Esistono i non-responder, cioè persone che pur vaccinate non producono
anticorpi specifici.
Per questo motivo ad ogni vaccinazione dovrebbe seguire (dopo un
mesetto) un dosaggio degli anticorpi che ci interessano e vedere se si
è effettivamente protetti.
Ma non è cosa sostenibile come screening di massa, soprattutto per
motivi economici.
Quante sono le probabilità che un soggetto vaccinato non risponda?
Pochissime, allora si sceglie di fidarsi del sistema immunitario medio.
Sei vaccinato, allora hai altissime probabilità di essere protetto.
Gli operatori sanitari vengono tutti vaccinati, ad esempio, per
l'epatite B: negli ultimi anni si preferisce dosare quanti anticorpi
hai, cioè il cosiddetto titolo anticorpale: se hai tanti anticorpi,
allora sei protetto e non sarai vaccinato.
Perché vaccinare se non ne hai bisogno? Ecco, questo dovrebbe essere il
nuovo approccio immunologico.
Che non è applicabile in massa. Costa meno vaccinare, che fare test di
screening.
Inoltre per essere sicuro dovresti fare un test almeno ogni sei mesi,
mentre si da per scontato, su base statistico-epidemiologica, che una
vaccinazione dura almeno un certo numero di mesi.
Insomma, la domanda è più profonda di quanto immagini e tocca una
problematica complessa e di difficile soluzione.
Proprio per questo motivo si preferisce fare riferimento ai protocolli
approvati dall'OMS, saldamente fondati su dati ricavati da indagini
vastissime e su intervalli temporali di generazioni.
Ogni individuo è diverso dall'altro e se si ha tempo, voglia e denaro
da spendere la cosa migliore è effettuare un monitoraggio personale; in
caso contrario ci si deve attenere a protocolli chiari e ben collaudati http://www.nati-scalzi.org/INFO/medicina/med.htm.
Ricordati che avere in mano un certificato vaccinale è fondamentale per
non ricevere dosi di vaccino inutili o addirittura pericolose.
Ora, non riceverai dosi di vaccino se sei stato vaccinato da meno di
cinque anni; in caso contrario tutto dipende dalle tue ferite.
Se queste sono gravi e visibilmente contaminate e sei stato vaccinato da
più di cinque anni, allora è meglio effettuare un richiamo.
Sì, l'efficienza vaccinale decade col tempo, ma non è una correlazione
diretta.
Dipende dal tuo sistema immunitario, dalle tue abitudini di vita e dalle
tue caratteristiche individuali.
Sono convinto, e mi piacerebbe poter scrivere un lavoro specifico
sull'argomento, che i barefooters hanno tutti titoli anticorpali
anti-tetano abnormi, perché sono iperstimolati da una situazione
anti-igienica, ma servono prove.
Nel dubbio e considerando l'importanza di avere in mano un certificato
vaccinale in caso di incidente, non rinuncerei al classico richiamo
decennale. (Flavio)
|
|
12 - Che rischi da
animali roditori (leptospirosi) o quadrupedi domestici (vermi)?
|
|
Non si devono fare
allarmismi sproporzionati ed è più facile beccarsi un cancro fumando
qualche sigaretta al giorno.
Però è anche vero che andare scalzi non è attività scevra da
pericoli: tutti pensano al tetano ed ai vetri, ma i vetri si possono
evitare e non bucano poi così facilmente una suola ben allenata, mentre
per il tetano esiste la vaccinazione.
È altrettanto vero che se vogliamo essere credibili dobbiamo essere
obbiettivi.
Fino ad un decennio fa, ad esempio, nell’Italia meridionale erano
endemiche le infestazioni da anchilostoma, un verme maledetto che può
penetrare attraverso la pelle, provocando una sindrome cutanea
estremamente pruriginosa (larva migrans) e che una volta localizzato
nell’intestino provoca anemie anche gravi.
Sono anni che non si osservano più casi, ma non dobbiamo dimenticare
che il parassita non si è estinto e che i contadini non lavorano più
scalzi nei campi frequentati da animali da lavoro infestati.
La leptospirosi registra, invece, numerosi casi all’anno.
Su questa malattia in internet si trova di tutto e di più; l’agente
infettante è estremamente delicato e sopravvive molto più facilmente
in ambiente acquoso.
La pelle abrasa è un’ottima porta d’entrata e chi cammina scalzo
non si illuda di avere la pelle perfettamente integra troppo a lungo.
A questo punto non si può fare a meno di fare qualche considerazione.
Negli ambienti promiscui è più facile trasmettere o contrarre
malattie.
Se rinchiudiamo dei cervi in uno stretto recinto, in condizioni di
sovraffollamento ed in presenza di roditori con demografia esplosiva per
mancanza di predatori naturali, va da sé che il minimo che possa
accadere è che i roditori si trasmettano la leptospira con facilità,
che urineranno frequentemente sulle mangiatoie e che i cervi
diventeranno presto infetti e vettori di malattia.
Lo stesso discorso vale per i parchi con zone sabbiose dove i bambini
amano tanto giocare; da un lato dobbiamo fare i conti con le numerose
deiezioni di animali non colpevoli, ma con padroni che non si curano
certo di raccogliere gli escrementi dei loro amici a quattro zampe,
dall’altro ci sono i gatti, difficilmente controllabili che amano
molto la sabbia per seppellire (e l’intenzione è buona) il prodotto
della loro evacuazione.
Più animali evacuano, maggiori sono le probabilità di contrarre
qualche parassitosi; l’anchilostoma può penetrare la pelle e
provocare la sindrome della larva migrans, ma se non succede è perché
nessuno va più scalzo da tempo.
Insomma, la morale della favola è che camminare scalzi fa bene, è
salutare, come salutare può essere un buon bagno, ma così come
evitereste acque inquinate, per favore evitate zone troppo affollate da
animali che vi eliminano i propri scarti fisiologici.
Se una zona è infestata da topi, se vengono fatti defecare decine di
animali al giorno, usate il buon senso.
Il mondo è tanto grande, spostiamoci un poco più in là.
Anche le attività sportive sono salutari, ma, almeno credo, nessuno le
praticherebbe nelle vie più trafficate della città.
Al di là di questo, le rimostranze di certe persone molto difficilmente
si basano su sentimenti di altruismo e l'argomentazione
igienico-sanitaria altro non è che un'ottima scusa per giustificare il
proprio imbarazzo e la propria intolleranza, ma ritengo che in certe
condizioni il rischio obiettivo non possa e non debba essere taciuto né
sottovalutato.. (Flavio)
|
|
13 - Che rischi da
animali per i bambini scalzi?
|
Le parassitosi infantili sono ancora oggi un problema ben lungi
dall'essere estirpato, però il senso del mio discorso era quello di
accettare il chiudere un occhio, ma non entrambi.
Oggi pretendiamo di vivere in un mondo innaturalmente sterile e siamo
pieni di assurde paure; abbiamo difese efficaci selezionate da milioni
di anni di evoluzione che rischiamo di perdere vivendo in un mondo
artificiale abiologico.
Questo non vuol dire sottovalutare i pericoli di ambienti
particolarmente a rischio: non camminerei mai scalzo sulla riva di certi
fiumi "urbani" che pullulano di pantegane e nelle cui acque ci
possono essere scarichi di porcilaie abusive (senza citare i guai
chimici), né in parchi notoriamente "infestati" da siringhe
di tossicodipendenti.
Insomma, scalzi in natura va bene, sono sempre gli ambienti
iperaffollati, ipernutriti e squilibrati dall'intervento umano a creare
problemi.
Città?
Se escludiamo le siringhe ed i cocci di bottiglia, ben visibili se non
nascosti dall'erba alta, non vedo pericoli particolari.
Il nero che ci colora tipicamente le suole è provocato solo da polveri
grossolane incapaci di stare in sospensione.
Molto più temibili le polveri che inaliamo.
Un esempio un po' ai limiti? L'espettorato di una persona affetta da
tubercolosi verrebbe facilmente evitato da un camminatore scalzo attento
(e i calzati?), ma poi secca ed il vento trasporta il suo potenziale
patogeno.
Succede più spesso di quanto si creda, ma solo le persone più deboli
si ammalano e non certo coloro che camminano a piedi nudi.
Quindi tranquilli!
Andiamo scalzi fin che ci pare e non facciamoci inutili paranoie, ma
stiamo alla larga dagli ambienti che presentano rischi obiettivi
eccessivi.. (Flavio)
|
|
14 - Che rischio
camminando sui campi anche concimati?
|
|
Metti davvero il dito
su un discorso tanto ampio, quanto a doppio taglio.
Una volta si parlava tanto di rotazione agraria: oggi coltivo specie che
consumano molto azoto, l'anno prossimo semino il trifoglio.
Faccio riposare, in un certo senso, il terreno e coltivo piante con
radici molto ricche di batteri azoto fissatori.
Poi ci sono i temporali: strano, vero?
Tuoni e fulmini, che risvegliano certe nostre paure ancestrali, eppure
la frustata energetica schioccata dai fulmini genera reazioni chimiche
capaci di arricchire l'atmosfera di nitrati e nitriti.
La pioggia fa il resto ed arricchisce il terreno.
Bene, però siamo tanti e mangiamo più di quanto serva.
Non mi fraintendano i vegetariani, ma è che siamo proprio troppi.
Pompiamo gli animali d'allevamento e pompiamo i vegetali perché
diventino sempre più veloci a crescere e sempre più succulenti.
Il terreno non può ricaricarsi fisiologicamente: ci vuole un po' di
doping.
Le alternative? O i concimi naturali o quelli chimici.
Questi ultimi, dilavati dalle piogge, finiscono in fiumi e laghi,
provocando l'eutrofizzazione.
In sostanza, le alghe micro o macroscopiche che vivono negli ambienti
acquatici esplodono perché non trovano limitazioni energetiche
rappresentate dal cibo.
I concimi naturali dovrebbero essere i migliori, ma se non si
controllano bene i cicli parassitari o gli enterobatteri naturalmente
presenti nell'ambiente intestinale, allora sono guai seri.
Oggi la sorveglianza veterinaria dovrebbe aver portato alle soglie
dell'estinzione parassiti pericolosi come l'anchilostoma duodenale o
necator o insidiosi come lo strongiloide stercoralis (quelli che
perforano la pelle degli scalzi, tanto per intenderci), allo stesso modo
il divieto di usare liquami fognari dovrebbe aver portato allo stesso
risultato.
Molti dati epidemiologici che indicano la persistenza di certe
parassitosi in certe regioni d'Italia sono spiegabili con l'enorme
aumento di sensibilità dei test di laboratorio, ma anche con il grande
divario di tempo che può intercorrere fra l'infestazione e la scoperta
di essa.
Insomma, molti soggetti infestati sono anziani esposti molti decenni fa.
Si tratta di una casistica che può impressionare, ma qual'è la
situazione attuale?
Non lo sappiamo.
Bisognerebbe prelevare campioni di terreno e fare indagini approfondite
su di essi: perché il problema è se certi parassiti sono scomparsi per
un migliore monitoraggio igienico-sanitario e veterinario o se la
situazione è rimasta potenzialmente pericolosa, ma disinnescata
dall'uso di protezioni passive (scarpe, stivali e/o guanti).
Non sapendolo, cammino scalzo volentieri negli ambienti urbani, evitando
di attraversare campi a marcita (leptospirosi) o concimati con non so
che cosa.
Quale sia il rischio obiettivo che si corre camminando scalzi in questi
ambienti biologicamente pericolosi è difficile dirlo, perché mancano
dati a sostegno di un'ipotesi in entrambi i sensi.
Non dimentichiamo neppure che le feci di cavallo ospitano senza problemi
moltissi clostridi (bacilli) del tetano, una ragione di più per
vaccinarsi se si ama camminare a piedi nudi, ovunque si vada, anche in
natura.
Ciò che ho scritto vale in ambiente europeo; fuori dai nostri confini
le riserve possono davvero essere troppe.
In linea di massima non si vada scalzi in ambienti tropicali selvaggi.
Ma questo è tutto un altro discorso.. (Flavio)
|
|
15 -
Anchilostomiasi, strongiloidosi, cosa sono?
|
L'anchilostomiasi di
solito è grave, la strongiloidosi può essere asintomatica per anni così
come può dar luogo a conseguenze gravi: dipende dalla risposta
individuale.
Di sicuro molto di più di una banale verruca o micosi cutanea.
La strada di campagna solitamente non è né allagata né concimata,
perciò ci puoi camminare tranquillamente.
Il sostegno di un autobus è un potenziale vettore di infezioni, ma
tieni presente che la pelle delle mani rappresenta una barriera
efficacissima, basta non mettersi le dita in bocca.
Esposizione NON vuol dire infezione ed infezione NON vuol dire malattia.
Il problema di certi parassiti è che sono muniti di enzimi capaci di
interrompere la continuità della barriera cutanea e di penetrarvi
attivamente migrando prima ai polmoni, poi, attraverso varie fasi
maturative, all'intestino.
Il campo seminato non necessariamente è contaminato, come non lo è
necessariamente quello concimato.
Parlavi di bagni pubblici, ma è difficile incappare in deiezioni,
ammesso che ci siano in quantità significative, PROBABILMENTE infette;
i liquami da concime derivano da centinaia o migliaia di individui
diversi, perciò le probabilità che contengano agenti infettanti od
infestanti aumentano a dismisura.
Il ruolo contagiante del bicchiere lavato male resta più un mito che
una realtà: sarà anche lavato male, ma qual'è la carica infettante?
Al di sotto di una certa soglia non ci si infetta e tanto meno ci si
ammala e poi c'è la proverbiale labilità degli agenti che provocano
sifilide o immunodeficienza acquisita (AIDS); se ti ammali o ti
sieroconverti è molto poco credibile imputare la colpa al bicchiere
lavato male.
Le condizioni igienico-sanitarie ed i controlli stringenti hanno reso
sicuri anche i nostri amici a quattro zampe.
Semmai il problema potrebbe essere rappresentato dal randagismo, ma
siamo sempre nel campo delle ipotesi: per infettarsi od infestarsi ci
vuole un individuo infetto.
Una volta rotto il circolo vizioso si può stare abbastanza tranquilli.
Morale: il rischio è basso, ma se possiamo scegliere fra un campo
concimato ed una strada di campagna, non esitiamo.
Scegliamo questa..
|
|
16 -
Antitetanica. Quando?
|
Volendo
essere precisi bisognerebbe dosare il titolo anticorpale (cioè la
concentrazione degli anticorpi anti-tetano nel nostro
"sangue"), ma non tutti eseguono questo test.
Io, ad esempio, in kit costruiti da noi nel laboratorio immunologico,
avevo titoli abnormi.
Teoricamente non ci si dovrebbe vaccinare con titoli così alti, perché
si è comunque protetti, ma ho continuato ad eseguire richiami senza
alcun problema.
Dal momento che il titolo degli anticorpi anti-tetano non si esegue di
routine e neppure è criterio per decidere se vaccinarsi o no, ci si
affida a criteri puramente statistici.
Ogni dieci anni, semplificando molto la procedura, ci si rivaccina.
Sì, è un po' un guaio, perché esistono anche le persone che non
rispondono alla vaccinazione e qui la titolazione anticorpale sarebbe
molto utile per decidere la strategia corretta per rimediare al
problema, qualora fosse possibile. (Flavio)
|
|
17 - Ci sono
malattie "estinte" pericolose per noi?Antitetanica.
Quando?
|
Mi rendo perfettamente
conto che alcune puntualizzazioni professionali possano suscitare paure
e perplessità.
La calzatura produce danni e problemi, perché mette in primo piano il
discorso estetico senza tener conto della fisiologia e dell'anatomia del
nostro meraviglioso piede.
Non lo lascia traspirare e non si è ancora trovato il giusto
compromesso fra protezione e sensibilità.
È chiaro a tutti che i guanti si dovrebbero indossare in certe precise
condizioni di rischio e ciò sembra essere perfino lapalissiano, ma non
è altrettanto evidente che il discorso dovrebbe essere esteso alle
calzature.
Insomma, la calzatura ci ha permesso di debellare parassitosi pericolose
e gravi che noi occidentali nemmeno ci possiamo immaginare, ma dobbiamo
calibrare bene il discorso, perché non si può tacere che quelle
parassitosi che penetrano attraverso la pelle dei piedi possono
benissimo farlo attraverso la pelle delle mani, delle braccia o delle
gambe.
È un fatto che, al di la di certe condizioni professionali, i nostri
piedi sono quelli che entrano più a contatto e per un tempo maggiore
con ambienti infestanti di un certo tipo.
Però il buon senso ed un poco di conoscenza ci fanno capire che qui si
può e la no.
Insomma abbiamo tutti gli strumenti per capire se e quando utilizzare i
cosiddetti dispositivi di protezione individuale, fra i quali ci metto
le calzature. In molti ambienti divertiamoci ad eccitare i nostri sensi
con le suole nude, in altre circostanze o cambiamo percorso o ci
ricalziamo. (Flavio)
|
|
18 - Insomma, ci
sono più rischi scalzi o con le scarpe?
|
Piano!
Stiamo parlando di noi occidentali, con rischi infettivologici molto
limitati dalle nostre norme igienico-sanitarie molto stringenti.
Un conto è vivere in un ambiente iper sterile, un'altro è vivere in
una giungla pronta a divorarci.
Si può vivere a piedi nudi nella maggior parte del mondo e nella
maggior parte degli ambienti, ma non commettiamo l'errore di chi pensa
che si possa andare in guerra senza armatura.
È pur vero che noi occidentali ipertecnologici e drogati di comodità
abbiamo disimparato a seguire i ritmi della Natura ed abbiamo
trasformato alcune invenzioni in un modus vivendi, al punto di
discriminare chi non si adegua.
Su questo sono d'accordo.
Però chiedo a tutti: sappiamo valutare se prendere il treno, il tram o
se andare a piedi.
Dipende dal tempo a disposizione e dalle circostanze.
Sappiamo se avere rapporti protetti o senza il profilattico; usiamo le
"pattine" se prendiamo in mano una pentola bollente, eppure
non abbiamo ancora imparato se e quando usare le scarpe.
Si usano e basta, sono uno status simbol, un elemento di moda, un segno
distintivo.
Se cominciassimo a vederle solo come un DPI (dispositivo di protezione
individuale), forse potremmo iniziare a disfarcene in tantissime
occasioni. (Flavio)
|
|
|
|
|
|
C'è
una domanda a cui vorresti dare una risposta
da inserire nelle FAQ? SCRIVI a:
webmaster@nati-scalzi.org
|
|
|