Il cielo è
nero,
privo di
stelle
come le anime
dei dannati della terra;
la corsa eterna
alla ricerca di
qualcosa
sotto gli occhi desolati dell'universo.
Attorno a me
il relitto del
seno materno,
Il galeone naufragato
tra i flutti vischiosi dei
mari
che risputano a singhiozzi i cadaveri dell'innocenza.
E ora,
navigando sui nostri
fiumi di cemento e d'asfalto,
tra i giardini di edifici
come arbusti dai boccioli di
neon,
tra i canti dei claxon
e i mormorii delle fornaci,
tra le
nubi di scappamento
e i frutteti nucleari,
Le sole foglie che
raccolgo
sono fogli di carta
(al 60% riciclata).
I fuochi che torturano i
poveri resti di foreste
sembrano ormai tante lucciole senza via di
estinzione.
Il buco si apre,
beante.
Forse è la
terra stessa
che gratta con unghie spezzate
il coperchio della bara
inchiodata,
in un tentativo di evasione.
Cammino quindi a piedi
nudi
Su tutti i vetri rotti
delle nostre città perdute,
Le
braccia spiegate in croce,
i capelli al vento,
come serpenti di
Medusa.
Cammino quindi a piedi
nudi
come il mare
blu aperto
che si lascia penetrare
dai canti tormentati delle
sirene di ambulanze.
Senza forze ma ribelle.
(Traduzione gentilmente fornita
dall'autrice)