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Sono nato nel 1957 e mi chiamo Alfredo ma nell'ambiente della subacquea, la mia grande passione, sono conosciuto come RAlf. Da quando mi sono messo una bombola sulla schiena ed ho potuto respirare sott'acqua da un erogatore ho capito che nella mia vita non avrei desiderato che questo più di ogni altra cosa. Sono orgoglioso di essere un sommozzatore. A differenza di molti subacquei che cercano le acque tropicali io mi immergo nei nostri mari che sono freddi, scuri e spesso torbidi. La mia specialità sono i relitti sui quali scendo in configurazione tecnica facendo anche dei filmati. La mia fascia di confort è fra i 50 ed i 60 metri, il mio obbiettivo raggiungere i 100 metri di profondità. Questa era la mia vita prima che l'ictus mi colpisse. Chi fa questo tipo di immersioni è consapevole dei rischi che si corrono: anche se tutte le precauzioni sono state prese non vuol dire che quel profilo, fatto tante altre volte, non crei una pdd che possa arrivare a provocare una paralisi o peggio. Inoltre. anche le convulsioni in acqua sono letali. E' un rischio che si valuta e delle cui conseguenze si è consapevoli. Ma quello che mi è successo non è avvenuto durante una profonda immersione ma in casa, mentre ero in famiglia. Ho passato giorni su una carrozzina o steso su un letto perchè anche stare seduto mi creava dei problemi. Non riuscivo più a camminare e non avevo il controllo del movimento delle braccia. La disfagia mi impediva di mangiare e bere: avevo un sondino nasogastrico con un temporizzatore che mi dosava il nutrimento. Passavo il tempo guardando e riguardando i miei filmati e le mie foto mentre i pochi intimi a cui avevo comunicato quanto mi era successo costantemente si informavano sulle mie condizioni. Da quei momenti, quando tutto sembrava ormai perduto, è cominciata la mia battaglia personale per riprendermi quanto stava per essermi tolto, e non era la prima volta: VOLEVO tornare alla mia vita, tornare ad immergermi e raggiungere i miei 100 metri. Così ho reimparato a camminare, come fanno i bimbi all'inizio, attaccandomi ai mobili, alle pareti, al braccio di mia moglie che mi è stata sempre vicino, fino a che sono riuscito a farcela da solo, e poi a salire e scendere le scale e di nuovo tornare a guidare. I dottori hanno detto che l'età e la forma fisica hanno contribuito ad una veloce ricostruzione dei canali neurali ma di fatto si sono stupiti della progressione del mio recupero. Poi, mentre una mattina presto camminavo da solo nel prato intorno a casa, mi sono fermato a guardare le scarpe che avevo ai piedi e mi sono ricordato di quando da bambino giocavo scalzo nel campetto dietro casa di mia nonna a Rimini, di quando da ragazzo facevo joga sempre scalzo e di quando mi toglievo le scarpe durante le passeggiate in campagna con gli amici, ficcando i piedi nudi un pò dappertutto. Così mi sono tolto le mie belle scarpette ginniche ed in quel momento ho "sentito" la terra sotto ai miei piedi ed i fili d'erba fra le dita.... Certe volte basta molto poco per commuoversi. Da quel momento cerco di stare scalzo più che posso, con disappunto di mia moglie che è preoccupata mi possa accadere qualche problema, ma scalzo mi sento bene e non ho paura di eventuali complicazioni. Qualcuno ogni tanto mi imputa di esagerare o mi rimprovera un eccesso di entusiasmo: il fatto è che non riesco a fermarmi perchè quei 100 metri di profondità sono ancora oggi il mio obbiettivo a cui non riesco rinunciare per cui, anche con le bolle sotto ai talloni, continuo ad andare avanti. Quando è successo tutto questo? L'ictus mi ha colpito il 26 dicembre 2008. Da allora sono un pò ingrassato ed ogni tanto barcollo ma recentemente mi hanno dato il nulla osta per le immersioni, limitate per ora ai 30 metri. Non è una cosa fantastica?
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