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Qualche
dubbio sul fatto che si fosse “obbligati” a portare le scarpe
l’avevo fin da bambino anche se ho giocato scalzo solo qualche volta e
in casa. Nella pace della campagna alessandrina dove andavamo qualche
giorno tutte le estati, ho fatto i miei primi passi fuori dai sandali. A
proposito. Ho sempre portato le infradito di gomma da poche lire e sono
oggi di nuovo di moda. A
16 anni i miei mi hanno portato in Alto Adige dove ho scoperto che almeno
metà dei bambini e ragazzi camminava scalzo nei paesi, nei campi, nei
boschi. In Austria (il confine era solo a 7 km dalla località di
villeggiatura) anche i giovani sui 20-25 anni andavano spesso in giro a
piedi nudi. Così anch’io, anche se la cosa mi faceva un effetto
tremendo. Ricordo di essere salito con la seggiovia (solo andata) e
ridisceso lungo il versante con le scarpe in mano, provando l’ebbrezza
della rugiada di montagna, ma pronto a re-infilarmi subito le scarpe se
vedevo qualche altro escursionista. Per fortuna ho incrociato da vicino
solo una coppia, così non ho dovuto togliere e mettere le scarpe troppe
volte. Ci
volevano il sito dei Natiscalzi e il forum di www.hobby-barfuss.de,
e la preziosa compagnia di Franco Agripa per sbloccarmi un po’. Ho
acquistato i finti sandali (mi piace chiamarli scalzature) e con questi
vado e vengo dal garage dove tengo il motorino che mi porta al lavoro. In
ufficio le indosso, fra i sorrisi compiaciuti dei colleghi. Recentemente
ho trovato il coraggio di andare con quelle al Lidl e al Conad a fare
spesa, e, da poco, addirittura di rientrare a casa dalla centralissima
Piazza Castello a piedi completamente nudi. Un poco alla volta e sempre da
solo. Mia moglie non tollererebbe che mi faccia vedere per Torino senza
scarpe, anche se mi “permette” di camminare scalzo con lei quando
siamo all’estero. Infatti, sempre da ragazzo, sapevo di popolazioni indiane d’america che vivevano scalze anche d’inverno, per non parlare della tribù degli Ona, che se ne stavano COMPLETAMENTE NUDI in Patagonia, dove i venti non sono certo tropicali nè gli inverni temperati (per inciso la tribù è stata sterminata dall’uomo bianco che ha voluto civilizzarla imponendogli gli abiti nella più bieca osservanza del comandamento “vestire gli ignudi”: peccato che i missionari spagnoli abbiano portato agli Ona, insieme ai vestiti, anche i bacilli del raffreddore, malattia con cui gli Europei convivono da secoli ma sconosciuta agli abitanti di quelle zone, che sono tutti morti letteralmente di raffreddore....). Così, ben prima di leggere i consigli dell’Abate Kneipp ho provato a camminare scalzo anche sulla neve. Se ci riuscivano gli amerindi ci potevo provare anch’io. Con un po’ di allenamento adesso sono in grado di camminare anche 50 minuti e fino a quasi 2 ore se la temperatura esterna è compresa fra 0°C e 3°C e se sono adeguatamente coperto nel resto del corpo. Se le temperature esterne sono molto inferiori allo zero mi limito a pochi minuti. E’ importante avere un cappello in testa perché è la testa che disperde il maggior calore corporeo, mentre i piedi sono la nostra centrale termoregolatrice... E’
difficile convincere gli altri che non è masochismo o fachirismo, quanto
invece una sensazione stranissima per cui al freddo iniziale subentra una
reazione circolatoria molto intensa che è perfino molto piacevole.
L’unica istruzione è di tenere ben d’occhio il colore dei piedi. Se
restano di un bel rosa acceso, va tutto bene. Se incominciano a diventare
bianchi e sentire fitte di freddo è bene rientrare di corsa in caldi
calzettoni e scarpe chiuse ben spesse e isolate.
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