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ENZO

 

Da ragazzino, passavo sempre un mese in villeggiatura al paese di mia madre dove i compagni di giochi erano tutti scalzi e a torso nudo, erano gli anni '50. Ero il solo vestito, con i sandali, e coltivavo l'idea di andare scalzo anche io, fino al giorno in cui, correndo, mi ferii con un fondo di bottiglia. Da quel giorno furono di rigore le scarpe. 
Tre o quattro anni dopo, ebbi la fortuna di essere affidato per un mese all'inizio dell'estate, fra la fine della scuola e la partenza per le vacanze, ad una famiglia di contadini amici dei miei. Fu un'esperienza di "agriturismo" "vera" perchè ero ospitato alla pari, quindi avevo analoghi incarichi e momenti di libertà dei loro figli.
L'ambiente e il tipo di vita era molto più vicino a quelli de "La fattoria" stile 1870 che agli attuali in agriturismo, anzi più realistico perché tutti i giovani e i ragazzini andavano scalzi, anche nella stalla. Ovviamente anche io iniziai a togliermi le scarpe, ma dovendo eseguire dei lavori e dovendo stare dietro agli altri ragazzi che correvano per terreni impossibili per chi non è allenato e non ha una buona suola naturale, dovevo portare sempre dietro le scarpe e metterle per attraversare terreni con zolle, spine o pietraie. Quegli anni passarono in fretta e ripensandoci mi pentii di non essere stato più costante e di non aver approfittato in pieno di quelle opportunità per acquisire la capacità di camminare scalzo.

Questo rimpianto è rimasto vivo fino ad oggi e circa tre anni fa ho scoperto per caso, da un sito americano, che esistevano i barefooters e che esisteva il sito italiano dei Nati Scalzi. Leggendo le pagine sul barefoot hiking, mi sono reso conto che era ancora possibile riconsiderare quella possibilità, tanto più ero in pensione e da qualche anno avevo capito che la situazione più comoda per i miei piedi era stare scalzo, quindi, stavo scalzo in casa in tutte le stagioni.
Ho iniziato a fine febbraio le mie prime esperienze di barefooting su una strada di un parco cittadino, con un fondo molto vario, di terra e balsolato di tufo molto irregolare o sconnesso, ottima palestra per allenare e rinforzare i piedi. Successivamente, mi sono divertito a passeggiare in città.
Dopo quasi quattro anni, le mie preferenze vanno ai fondi naturali che trovo più vari e divertenti, tanto più che non mi piacciono le suole nere da città, mentre trovo le piante sporche di terra o i piedi impolverati una condizione naturale.

Porto i sandali senza calze tutto l'anno, con ogni condizione meteorologica, e passeggio scalzo in un parco pubblico appena posso, non meno di una o due volte a settimana, anche d'inverno, con qualsiasi tempo e temperatura, anche intorno ai zero gradi. Mi sembra assurdo che i più limitino il loro barefooting ai periodi più caldi, perché, se il barefooting piace veramente, si dovrebbe essere spinti almeno a provare le sensazioni del camminare scalzi in ogni stagione.
Quando ne ho voglia e le strade mi ispirano, vado scalzo anche in città.
Ormai non ho quasi problemi di tipo di terreno, ma il limite è la resistenza, cioè il numero massimo di chilometri. Mi sono reso conto che per non avere questo limite bisognerebbe vivere costantemente scalzi.


 
 

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