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Fin
da bimba mi sono guadagnata il "titolo" (soprannome), che oggi
ancora difendo con onore, di "Contessa Scalza". Come si deduce,
ho sempre amato camminare "scalza" per tutti i 43 anni della mia
vita fino a oggi, per infiniti motivi..... ma sicuramente soprattutto per
il senso di piacere, di libertà che mi dà, e di reciproco contatto con
la terra.
All'età di cinque anni e mezzo, prima ancora di iniziare le scuole
elementari, leggevo, scrivevo, parlavo e mi comportavo come una piccola
"Professoressa". L'aspetto e la nobiltà dell' animo espressa
verso tutti i sofferenti, i poveri, gli animali e la natura, fece venire
spontaneo a mio padre come ai conoscenti della famiglia, al posto del
solito "Principessa" come si dice spesso a piccole, belle e
raffinate bambine, usare invece il temine "Contessa" nei miei
confronti. Anche le maniere lo rispecchiavano, l'unica cosa che balzava
agli occhi evidente, o forse per loro "stonava", era che i miei
piedi erano sempre "SCALZI". Quindi dall'insieme di queste cose
penso venisse un po' spontaneo chiamarmi "Contessa Scalza".
Mi ricordo che pure ci avevo preso gusto a rigirare l'argomento in caso di
necessità, con una piccola fantasia-verita`, le doti interlocutorie non
mi mancavano e, ormai cosciente di essere chiamata così, fiera del mio
soprannome, se qualcuno in città, nei negozi o per strada mi faceva
notare che ero "scalza", con aria regale e sorriso coperto dalla
mano con gentilezza spiegavo loro, che mi dispiaceva deluderli ma che non
vedevano bene, perché le mie erano scarpette "speciali" ,
"magiche", di un materiale comodissimo e trasparente fatto solo
per "Contesse". (hahhaha)
Nel bar sottocasa o in giro nella zona, non era cosa che suscitasse molta
attenzione, mio padre e noi cinque figli eravamo conosciuti fin da piccoli
e anche io con il mio andare "scalza". Dalle vicine località
balneari della costa adriatica erano un po' tutti abituati a vedere i
turisti tedeschi o olandesi che negli anni '70 affollavano i camping e si
riversavano a visitare le città. Non che queste fossero viste come buone
maniere anche allora, ma nei caffé, bar, supermercati e per le strade
erano tollerati, anche perché portavano i soldi e diciamo che in fin dei
conti, non glie ne fregava niente a nessuno di come camminassero, se
avessero sù le scarpe o no, bastava che pagassero.
In casa avevamo il riscaldamento sotto il pavimento di marmo (gustosissimo
per i piedi), quindi nel mio caso la questione dello scalzismo, venne
tollerata abbastanza bene a parte chiaramente alcune liti e discussioni
con mia madre quando c'era da andare a una cerimonia o una visita dal
medico o fare una foto (a quei tempi non avevamo le fotocamere ma si
andava dal fotografo e ci si doveva vestire a festa, scarpe di vernice
comprese...... ).
La coscienza e il significato dell'essere una "nata scalza"
assunse poi diversi aspetti negli anni che vennero. Il soprannome
"Contessa Scalza" aveva un doppio significato, cioé, non
essendo di famiglia ricca o nobile ma medio benestante, quel
"Scalza" aveva assunto anche il sapore dell'essere una
"Contessa" senza "Patrimonio ....". Quindi per
alcuni anni durante la scuola e l'apprendistato, lo scalzismo integrale si
ridusse al tempo libero, quando ero a casa, in vacanza o a quando
partecipavo a gite nella natura.
Lasciai presto il nido e dopo un paio di anni trascorsi in giro
"scalza" per le città italiane con un amica, dove a volte per
guadagnarci i soldi per andare a dormire in una pensione camminavo
"scalza" sui dei vetri rotti di bottiglia, facendo la fachira su
un tappetino, mi trasferii in Germania a Monaco di Baviera. Le ciabattine
di pelle stile indiano con l'anello al pollice che avevo, le usavo solo
quando percorrevamo lunghi tratti di asfalto bollente sotto il sole.
In Germania ho vissuto e lavorato complessivamente 11 anni. Ero sposata
con un attore tedesco conosciuto e frequentavo gente che ogni normale
tedesco si sarebbe sognato, ma con loro non ho mai avuto problemi con lo
"scalzismo" anche perchè anche loro in casa, prevalentemente,
lo praticavano e forse anche perché la parte superiore del corpo è
sempre stata vestita elegante e non da stracciona e quindi magari suscita
negli sconosciuti meno associazioni negative e viene più associata a una
stravaganza caratteriale, eccentricità, specialmente se si ha a che fare
con artisti.
(poi diciamocelo sinceramente, se uno é vestito bene ma scalzo, che
pensano tutti? Semplicemente che hai una vescica ai piedi.... o le scarpe
si sono rotte....)
Per andare e tornare dal lavoro usavo un paio di sandali Birkenstock fatti
fare apposta per me in pelle indaco blu, ma anche quelli venivano lasciati
sotto la scrivania a meno ché non avessi un colloquio con qualcuno
importante. Nel tempo libero dipingevo o andavo a filosofare con amici nel
parco inglese che confinava casa mia. Lì nel parco chiaramente andavo
sempre scalza e portando spesso bevande o pane per il ristoro degli
intelletti e degli stomachi amici, un giorno fui accolta con un solenne
inchino e il saluto "Gruß Dich Gott, Contess Barfuß" (Ti
saluti Dio, Contessa Scalza). Dopo una sonora risata collettiva, il titolo
mi rimase. In quegl' anni ogni vacanza lavorativa o ogni soldino che mi
passava per le mani veniva puntualmente trasformato in un viaggio oltre
oceano. Così i miei piedi scalzi (sandali in zainetto) hanno percorso dai
Caraibi alle Indie fino all'Australia. (che ricordi ragazzi.....)
Per un anno ho avuto l'opportunità di vivere in Cairns, nel nord
Australia, lì l'essere "scalzi" era "di casa" e io
fui subito accettata proprio per questo. In seguito mi mostrarono che i
"turisti" o "stranieri" si riconoscono proprio dal
fatto che usano le scarpe, i sandali e i calzetti. Osservando come si
muovessero i gruppi di Aboriginals ho imparato nuove tecniche per
camminare in zone molto calde senza scottarsi le suole dei piedi.
Ora da otto anni vivo nell' Olanda del nord dove passo le mie giornate in
casa (CHIARAMENTE PERENNEMENTE SCALZA) dedicandomi alle mie passioni come
scrivere poesie, dipingere e pubblicare un giornale di informazione
alternativa online.
Questo non significa che io non abbia imparato nella mia vita ad
apprezzare ed amare le belle, comode e salutari scarpe, ma io preferisco
stare "scalza" semplicemente perché mi è più
"naturale" ed è diventato anche il mio modo di essere. A volte
però sia chiaro, quando si sta sempre scalzi, se le scarpe calzano come
delle "nuvole", può essere anche una variazione piacevole per i
piedi indossarle in corte occasioni...... Difatti lo confesso, non
è che io non abbia scarpe....... anzi..... ne ho di bellissime,
costosissime e comodissime..... ma sono tutte nelle loro confezioni
nell'armadio e solo ogni tanto quando mi gira, le uso per un occasione,
poi ripulite le rimetto nella loro confezione.
Camminando a piedi nudi si aggiungono alle impressioni visive e auditive,
anche quelle "sensitive" di "con-tatto" costante dei
piedi con il suolo di terreni, acque, paesi, città, isole, erbe, sabbie,
melma, sassi, conchiglie, sterpaglie, pavimentazioni, asfalti etc... che i
piedi percorrono. Camminare a piedi scalzi è come accarezzare con il
palmo delle mani, il senso provato aggiunge un "gusto " che ti
rimane fondendosi alle immagini e ai suoni del ricordo.
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