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Sono nato anch'io senza
scarpe, ma da piccolo non sopportavo nemmeno di stare senza calze, mi
vergognavo tremendamente di mostrare anche una parte del piede nudo.
Con l'adolescenza cominciò una certa voglia di stare scalzo e cominciai a
portare i sandali, ma mi vergognavo a camminare scalzo e così ho passato
una gioventù calzata. Ricordo che sui diciotto anni, in una casa che mi
ospitava, vidi appesa su un muro quella poesiola che qualcuno attribuisce
a Borges (ma credo sia di un oscuro saggista statunitense), che diceva
"Se tornassi a vivere un'altra volta ... comincerei piú presto a
camminare scalzo a primavera". Leggere quelle parole forse cambiò la
mia vaga voglia di stare scalzo in un desiderio piú consapevole,
accompagnato dal desiderio di libertà. Allora ho cominciato a stare
scalzo in casa e ad avventurarmi ogni tanto per la strada, ma
sporadicamente.
Così sono stato uno scalzista represso fino a tarda età, finché non mi
trovai a lavorare per qualche mese a Ginevra, in una situazione che
invogliava a girare scalzi: piacevole clima primaverile, strade tranquille
e pulite, ambiente di lavoro rilassante, e soprattutto lontananza da
colleghi e parenti. A questo si aggiunse un mail, scritto da
Temistocle LoScalzo, finito non so come su una lista di discussione
politica che seguivo, che presentava il sito web del Club dei Nati
Scalzi! Decisi che ero abbastanza vecchio da non dovermi preoccupare
dei giudizi degli altri e cominciai a girare scalzo regolarmente.
Tornato in patria continuai, anche se con qualche remora, sempre per via
di parenti e ambiente di lavoro. Insegno all'università, dove ci si
aspetta un certo contegno da parte dei docenti. Era soprattutto il
giudizio degli studenti che mi preoccupava, mentre ho scoperto presto che
i colleghi avevano un atteggiamento del tutto tollerante, se non indifferente.
Piano piano ho superato molte remore, ed ora mi sento a mio agio quasi
dovunque. Non sempre e non dovunque, e poi mi metto volentieri le
scarpe anche quando io non avrei problemi, ma credo che il mio stare
scalzo crei problemi ad altri. A parte questi limiti, ormai le
calzature per me sono l'eccezione più che la regola.
Amo soprattutto camminare scalzo in montagna, dove mi sono spinto a fare
qualche ferrata a piedi nudi, e naturalmente ho provato a fare qualche
passo sulla neve. Quanto ai ruscelli e torrentelli, non ne perdo
uno!
Un'altra mia passione vicina al gimnopodismo è il nudismo, o naturismo
che dir si voglia: nuotare col costume addosso dopo aver provato a nuotare
nudi, è fastidioso come le scarpe per un barefooter!
Il bello del camminare scalzi, secondo me, è la grande sensazione di
libertà fisica e mentale, unita al piacere fisico di toccare direttamente
il suolo che ci sostiene. È un'esperienza che tutti dovrebbero provare. Vi pare?
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