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Per lavoro guardo le stelle
e forse per questo per diversi anni ho trascurato di badare alla terra e
soprattutto ai piedi. Poi ho ascoltato una intervista radiofonica ad un
barefooter e mi è tornato alla mente come da adolescente mi fosse sempre
piaciuto andare scalzo. Più di una volta mi sono divertito a passare
delle giornate sempre scalzo vivendo in campagna ma tra alberi di
castagno). Così ho iniziato a navigare nel web fino a trovare il
Club dei nati scalzi ma soprattutto ho ritrovato il piacere del piede
libero.
Credo che il mio pensiero
sia essenzialmente questo:
In diverse situazioni della vita quotidiana una suola è utile. Lo sporco,
l'asfalto rovente in estate, le stradine di ghiaia. Per alcuni lavori sono
indispensabili scarpe protettive.
In molte altre situazioni invece proprio non serve. Peggio, e' scomoda e
fa male (il mio piede suda abbastanza e più libero sta, meglio sta).
Poi, cosa anche più importante, i piedi chiusi in una scarpa sono
relegati a essere meri attrezzi per camminare. Nudi riacquistano la loro
dignità di parte del corpo e come tali ci mandano le loro sensazioni.
Questo significa che domande tipo "e' scomodo sulla ghiaia" o
"fa freddo in inverno" perdono di importanza. Il piede nudo
soffre e gioisce e quindi vive! In questo va visto il beneficio e non
nelle singole situazioni.
In questo vi è una forte analogia con il naturismo. I vestiti a volte servono
ma altre volte proprio no. E scoprire quelle parti del corpo dove in
genere non batte il sole gli restituisce quella dignità... come ai piedi.
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