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Le origini | Principianti | Hikers | Dove siamo | Profili | - Il Club - | |
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Sicuramente
devo essere nato scalzo. Non me lo ricordo, però dei miei primi anni ricordo, al ritorno dallo sfollamento
nel ’45, le buche lasciate dalle bombe in città, e che mi piaceva
andare scalzo.
Infatti
quando andai all’asilo, se potevo nascondermi, mi toglievo le scarpe e
facevo un giretto a piedi nudi. In
seguito mi capitò invece di fare altre esperienze in montagna. Poi
è arrivata Internet, ho scoperto per caso il Club Natiscalzi ed è
tornata la voglia di riprendere davvero. I
miei record? |
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Da
ragazzino, passavo sempre un mese in villeggiatura al paese di mia madre
dove i compagni di giochi erano tutti scalzi e a torso nudo, erano gli
anni '50. Ero il solo vestito, con i sandali, e coltivavo l'idea di andare
scalzo anche io, fino al giorno in cui, correndo, mi ferii con un fondo di
bottiglia. Da quel giorno furono di rigore le scarpe. Questo
rimpianto è rimasto vivo fino ad oggi e circa tre anni fa ho
scoperto per caso, da un sito americano, che esistevano i barefooters e
che esisteva il sito italiano dei Nati Scalzi. Leggendo le pagine sul
barefoot hiking, mi sono reso conto che era ancora possibile riconsiderare
quella possibilità, tanto più ero in pensione e da qualche anno avevo
capito che la situazione più comoda per i miei piedi era stare scalzo,
quindi, stavo scalzo in casa in tutte le stagioni. Porto
i sandali senza calze tutto l'anno, con ogni condizione meteorologica, e
passeggio scalzo in un parco pubblico appena posso, non meno di una o due
volte a settimana, anche d'inverno, con qualsiasi tempo e temperatura,
anche intorno ai zero gradi. Mi sembra assurdo che i più limitino il loro
barefooting ai periodi più caldi, perché, se il barefooting piace
veramente, si dovrebbe essere spinti almeno a provare le sensazioni del
camminare scalzi in ogni stagione. |
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Ho
cominciato a camminare scalzo negli anni '70, quando ero un ragazzino: ho
cominciato insieme ad altri ragazzi al mare, prima nella parte "non
sabbiosa" di uno stabilimento balneare, poi per le vie delle località
marine. |
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Qualche
dubbio sul fatto che si fosse “obbligati” a portare le scarpe
l’avevo fin da bambino anche se ho giocato scalzo solo qualche volta e
in casa. Nella pace della campagna alessandrina dove andavamo qualche
giorno tutte le estati, ho fatto i miei primi passi fuori dai sandali. A
proposito. Ho sempre portato le infradito di gomma da poche lire e sono
oggi di nuovo di moda. A
16 anni i miei mi hanno portato in Alto Adige dove ho scoperto che almeno
metà dei bambini e ragazzi camminava scalzo nei paesi, nei campi, nei
boschi. In Austria (il confine era solo a 7 km dalla località di
villeggiatura) anche i giovani sui 20-25 anni andavano spesso in giro a
piedi nudi. Così anch’io, anche se la cosa mi faceva un effetto
tremendo. Ricordo di essere salito con la seggiovia (solo andata) e
ridisceso lungo il versante con le scarpe in mano, provando l’ebbrezza
della rugiada di montagna, ma pronto a re-infilarmi subito le scarpe se
vedevo qualche altro escursionista. Per fortuna ho incrociato da vicino
solo una coppia, così non ho dovuto togliere e mettere le scarpe troppe
volte. Ci
volevano il sito dei Natiscalzi e il forum di www.hobby-barfuss.de,
e la preziosa compagnia di Franco Agripa per sbloccarmi un po’. Ho
acquistato i finti sandali (mi piace chiamarli scalzature) e con questi
vado e vengo dal garage dove tengo il motorino che mi porta al lavoro. In
ufficio le indosso, fra i sorrisi compiaciuti dei colleghi. Recentemente
ho trovato il coraggio di andare con quelle al Lidl e al Conad a fare
spesa, e, da poco, addirittura di rientrare a casa dalla centralissima
Piazza Castello a piedi completamente nudi. Un poco alla volta e sempre da
solo. Mia moglie non tollererebbe che mi faccia vedere per Torino senza
scarpe, anche se mi “permette” di camminare scalzo con lei quando
siamo all’estero. Infatti, sempre da ragazzo, sapevo di popolazioni indiane d’america che vivevano scalze anche d’inverno, per non parlare della tribù degli Ona, che se ne stavano COMPLETAMENTE NUDI in Patagonia, dove i venti non sono certo tropicali nè gli inverni temperati (per inciso la tribù è stata sterminata dall’uomo bianco che ha voluto civilizzarla imponendogli gli abiti nella più bieca osservanza del comandamento “vestire gli ignudi”: peccato che i missionari spagnoli abbiano portato agli Ona, insieme ai vestiti, anche i bacilli del raffreddore, malattia con cui gli Europei convivono da secoli ma sconosciuta agli abitanti di quelle zone, che sono tutti morti letteralmente di raffreddore....). Così, ben prima di leggere i consigli dell’Abate Kneipp ho provato a camminare scalzo anche sulla neve. Se ci riuscivano gli amerindi ci potevo provare anch’io. Con un po’ di allenamento adesso sono in grado di camminare anche 50 minuti e fino a quasi 2 ore se la temperatura esterna è compresa fra 0°C e 3°C e se sono adeguatamente coperto nel resto del corpo. Se le temperature esterne sono molto inferiori allo zero mi limito a pochi minuti. E’ importante avere un cappello in testa perché è la testa che disperde il maggior calore corporeo, mentre i piedi sono la nostra centrale termoregolatrice... E’
difficile convincere gli altri che non è masochismo o fachirismo, quanto
invece una sensazione stranissima per cui al freddo iniziale subentra una
reazione circolatoria molto intensa che è perfino molto piacevole.
L’unica istruzione è di tenere ben d’occhio il colore dei piedi. Se
restano di un bel rosa acceso, va tutto bene. Se incominciano a diventare
bianchi e sentire fitte di freddo è bene rientrare di corsa in caldi
calzettoni e scarpe chiuse ben spesse e isolate. |
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Quando
ero bambina osservavo con orrore, alla spiaggia, i piedi delle donne
adulte: deformati, callosi, le dita accavallate l'una all'altra, e mi
chiedevo: dovranno proprio diventare così anche i miei? Poi ho scoperto
che non dipendeva dall'età, ma da come i piedi venivano trattati. Io che
non ho mai e poi mai sopportato i tacchi, anche quando non avevo ancora
messo in discussione le scarpe, per fortuna ho avuto meno danni di altri;
e andando scalza sempre di più mi trovo oggi ad aver recuperato
completamente la funzionalità dei miei piedi: mobilità totale delle dita
e delle articolazioni del 'corpo' del piede, e una bella soletta morbida e
resistente sotto la pianta, scomparsi anche quasi tutti i pochi calli che
avevo e che erano causati dalle scarpe e dal mancato attrito con il suolo. Sono andata scalza nella mia vita in varie occasioni molto saltuarie nella mia giovinezza, spesso in situazioni di vacanza, quando ho incominciato a staccarmi dalla famiglia in cui andare senza scarpe proprio non se ne parlava. L'illuminazione però l'ho avuta verso i 21 anni, andando per la prima volta a Venezia e sentendo l'impulso di togliermi i sandali per 'sentire' meglio il posto: per 3 giorni non li ho mai più rimessi ai piedi, ed ho scoperto un mondo che non immaginavo esistesse: come chi riacquista improvvisamente la vista che non sapeva gli mancasse! le calli avevano una loro grana, una loro temperatura, una 'scrittura' di percorsi invisibili agli occhi ma chiarissimi alla pianta dei miei piedi che, seguendoli, scopriva itinerari e luoghi che altrimenti mi sarebbero rimasti ignoti. Poi c'è stato di nuovo un periodo in cui le scarpe le toglievo solo in casa; però ormai sapevo, e così, dopo la nascita del mio primo figlio ho cominciato a capire, guardando lui, cosa significa lasciare il piede libero di funzionare come la natura lo ha concepito, e ho ripreso a togliermi le scarpe appena potevo. Ho cominciato a fare escursioni nei boschi (specie pineta) scalza, imparando molto su questo nuovo senso. Parallelamente ho alleggerito sempre di più le mie scarpe, non sopportando più quelle chiuse nemmeno l'inverno. Ho eliminato i calzini, scoprendo che era meglio una scarpa bagnata a 'pelle' che una con un impacco bagnato di calzino, quando pioveva (adesso so che la cosa che si asciuga più in fretta e si riscalda prima è un piede scalzo). Quando
ho trovato il forum dei natiscalzi è stato un piacere scoprire che non
ero l'unica matta a voler andare in giro senza le scarpe come 'tutte le
persone normali', e questo mi ha incoraggiato ad avventurarmi scalza anche
in mezzo alla gente. |
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La
sensazione di piacere e di libertà che provo camminando scalzo, è
affiorata alla tenera età di 4 anni. Dai
4 ai 16 anni, mi scalzavo appena ero solo in casa; facevo lunghe
passeggiate in giardino a piedi nudi; purtroppo terminavano appena mia
madre e mio padre mi rimproveravano dicendo che mi sarei ammalato. I
loro suggerimenti e, il "sapere di non essere solo" mi hanno
conferito il coraggio di affrontare il dissenso dei miei genitori e la
vergogna che provavo sotto quelli sguardi che fissavano il mio come un
"comportamento anomalo". |
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Diddi
è originario dell’Assia Settentrionale (Germania), ha 45 anni, è un
artista pubblicitario, e considera perduto ogni giorno in cui non riesce a
ridere fino alle lacrime. Da
quando soffro di sclerosi multipla, la parola "barefooting" ha
assunto per me un significato molto particolare. Da
quando si è manifestata la malattia, nelle stagioni calde inorridisco
soltanto al pensiero di dover sopportare calze e scarpe, perché mi
provocano un caldo eccessivo e un senso di bruciore fastidioso ed inoltre
mi ottundono parzialmente la sensibilità. Ho come la sensazione che i
piedi debbano scoppiarmi da un momento all’altro, per cui seguo il
vecchio detto popolare tedesco “Camminare scalzi fa bene alla salute”. Io
penso che i barefooter ispirino più simpatia di quelli che imprigionano i
piedi nelle scarpe chiuse, in quanto danno l’idea di essere persone
miti, sincere, amabili e umane. |
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Ogni
mattina la sveglia suona alle 6. Esco da casa e faccio un giro scalzo nel
prato e nell'orto, bagnati dalla rugiada. La testa si sveglia
immediatamente e il buonumore è assicurato. Questo ultimo aspetto è
quello che più mi colpisce, mi meraviglio di non aver fatto questo
collegamento in passato. Il buonumore che prende a chi cammina scalzo è
una cosa che "intender non la può chi non la prova". Come
medico posso dire senza tema di sbagliare che la camminata scalza
favorisce la produzione e liberazione di endorfine da parte del cervello.
Dal punto di vista scientifico questa sarebbe solo un'ipotesi, ma chi fa
l'esperienza di camminare scalzo lo sa bene. Le endorfine sono i mediatori
chimici del nostro benessere e della nostra energia vitale, con il
rinforzo degli aspetti positivi della vita: energia, buonumore, equilibrio
ormonale e immunitario. Per produrle non è necessario andare scalzi; però
è certo che tutto il sistema delle endorfine si potenzia con lo stimolo
della pianta del piede, l'esistenza della riflessologia confermerebbe
questa ipotesi. Ringrazio
di aver ripreso l'argomento; ho da dire che io non ho dubbi sul
miglioramento del funzionamento del sistema delle endorfine (sia sulla
loro produzione che sulla liberazione)con lo stimolo plantare. Dato che la
pianta del piede è così sensibile che il solletico viene percepito da
tutti in modo intenso e anche talora fastidioso, non crederemo certo che
la natura abbia creato un organo così sensibile senza una più estesa e
utile funzione! Enzo parla di "droga naturale", e in certo senso
ha ragione: si parla di dipendenze positive quando si tratta di
comportamenti (fra cui c'è anche lo sport) che arricchiscono la persona e
la rendono soddisfatta e capace di far progetti. Al contrario le
dipendenze negative impoveriscono, rendono insoddisfatti e chiudono
l'orizzonte delle persone: sono queste le droghe. Le dipendenze positive
sono tali perché stimolano la produzione di endorfine che sono
"droghe naturali" (benché io provi ripugnanza a chiamare droghe
sostanze nobilissime che sono le vere ricchezze di cui la natura ci ha
dotati), e quando vengono interrotte lasciano un senso di mancanza, pur
senza dare una crisi di astinenza paragonabile a quelle che si ha con
l'uso di droghe: questa mancanza è dovuta al fatto che l'organismo ha
imparato a contare su questo stimolo. L'interruzione dei comportamenti
positivi comunque non fa alcun danno sostanziale perché lascia i serbatoi
pieni e ben funzionanti, al contrario della droga che blocca la produzione
delle endorfine e quindi lascia l'organismo svuotato e impoverito. |
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Entro
questa Estate 2006 per la prima volta nella realtà scalza. |
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CONTESSA SCALZA |
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Fin
da bimba mi sono guadagnata il "titolo" (soprannome), che oggi
ancora difendo con onore, di "Contessa Scalza". Come si deduce,
ho sempre amato camminare "scalza" per tutti i 43 anni della mia
vita fino a oggi, per infiniti motivi..... ma sicuramente soprattutto per
il senso di piacere, di libertà che mi dà, e di reciproco contatto con
la terra. All'età di cinque anni e mezzo, prima ancora di iniziare le scuole elementari, leggevo, scrivevo, parlavo e mi comportavo come una piccola "Professoressa". L'aspetto e la nobiltà dell' animo espressa verso tutti i sofferenti, i poveri, gli animali e la natura, fece venire spontaneo a mio padre come ai conoscenti della famiglia, al posto del solito "Principessa" come si dice spesso a piccole, belle e raffinate bambine, usare invece il temine "Contessa" nei miei confronti. Anche le maniere lo rispecchiavano, l'unica cosa che balzava agli occhi evidente, o forse per loro "stonava", era che i miei piedi erano sempre "SCALZI". Quindi dall'insieme di queste cose penso venisse un po' spontaneo chiamarmi "Contessa Scalza". Mi ricordo che pure ci avevo preso gusto a rigirare l'argomento in caso di necessità, con una piccola fantasia-verita`, le doti interlocutorie non mi mancavano e, ormai cosciente di essere chiamata così, fiera del mio soprannome, se qualcuno in città, nei negozi o per strada mi faceva notare che ero "scalza", con aria regale e sorriso coperto dalla mano con gentilezza spiegavo loro, che mi dispiaceva deluderli ma che non vedevano bene, perché le mie erano scarpette "speciali" , "magiche", di un materiale comodissimo e trasparente fatto solo per "Contesse". (hahhaha) Nel bar sottocasa o in giro nella zona, non era cosa che suscitasse molta attenzione, mio padre e noi cinque figli eravamo conosciuti fin da piccoli e anche io con il mio andare "scalza". Dalle vicine località balneari della costa adriatica erano un po' tutti abituati a vedere i turisti tedeschi o olandesi che negli anni '70 affollavano i camping e si riversavano a visitare le città. Non che queste fossero viste come buone maniere anche allora, ma nei caffè, bar, supermercati e per le strade erano tollerati, anche perché portavano i soldi e diciamo che in fin dei conti, non glie ne fregava niente a nessuno di come camminassero, se avessero sù le scarpe o no, bastava che pagassero. In casa avevamo il riscaldamento sotto il pavimento di marmo (gustosissimo per i piedi), quindi nel mio caso la questione dello scalzismo, venne tollerata abbastanza bene a parte chiaramente alcune liti e discussioni con mia madre quando c'era da andare a una cerimonia o una visita dal medico o fare una foto (a quei tempi non avevamo le fotocamere ma si andava dal fotografo e ci si doveva vestire a festa, scarpe di vernice comprese...... ). La coscienza e il significato dell'essere una "nata scalza" assunse poi diversi aspetti negli anni che vennero. Il soprannome "Contessa Scalza" aveva un doppio significato, cioè, non essendo di famiglia ricca o nobile ma medio benestante, quel "Scalza" aveva assunto anche il sapore dell'essere una "Contessa" senza "Patrimonio ....". Quindi per alcuni anni durante la scuola e l'apprendistato, lo scalzismo integrale si ridusse al tempo libero, quando ero a casa, in vacanza o a quando partecipavo a gite nella natura. Lasciai presto il nido e dopo un paio di anni trascorsi in giro "scalza" per le città italiane con un amica, dove a volte per guadagnarci i soldi per andare a dormire in una pensione camminavo "scalza" sui dei vetri rotti di bottiglia, facendo la fachira su un tappetino, mi trasferii in Germania a Monaco di Baviera. Le ciabattine di pelle stile indiano con l'anello al pollice che avevo, le usavo solo quando percorrevamo lunghi tratti di asfalto bollente sotto il sole. In Germania ho vissuto e lavorato complessivamente 11 anni. Ero sposata con un attore tedesco conosciuto e frequentavo gente che ogni normale tedesco si sarebbe sognato, ma con loro non ho mai avuto problemi con lo "scalzismo" anche perché anche loro in casa, prevalentemente, lo praticavano e forse anche perché la parte superiore del corpo è sempre stata vestita elegante e non da stracciona e quindi magari suscita negli sconosciuti meno associazioni negative e viene più associata a una stravaganza caratteriale, eccentricità, specialmente se si ha a che fare con artisti. (poi diciamocelo sinceramente, se uno é vestito bene ma scalzo, che pensano tutti? Semplicemente che hai una vescica ai piedi.... o le scarpe si sono rotte....) Per andare e tornare dal lavoro usavo un paio di sandali Birkenstock fatti fare apposta per me in pelle indaco blu, ma anche quelli venivano lasciati sotto la scrivania a meno ché non avessi un colloquio con qualcuno importante. Nel tempo libero dipingevo o andavo a filosofare con amici nel parco inglese che confinava casa mia. Lì nel parco chiaramente andavo sempre scalza e portando spesso bevande o pane per il ristoro degli intelletti e degli stomachi amici, un giorno fui accolta con un solenne inchino e il saluto "Gruß Dich Gott, Contess Barfuß" (Ti saluti Dio, Contessa Scalza). Dopo una sonora risata collettiva, il titolo mi rimase. In quegl' anni ogni vacanza lavorativa o ogni soldino che mi passava per le mani veniva puntualmente trasformato in un viaggio oltre oceano. Così i miei piedi scalzi (sandali in zainetto) hanno percorso dai Caraibi alle Indie fino all'Australia. (che ricordi ragazzi.....) Per un anno ho avuto l'opportunità di vivere in Cairns, nel nord Australia, lì l'essere "scalzi" era "di casa" e io fui subito accettata proprio per questo. In seguito mi mostrarono che i "turisti" o "stranieri" si riconoscono proprio dal fatto che usano le scarpe, i sandali e i calzetti. Osservando come si muovessero i gruppi di Aboriginals ho imparato nuove tecniche per camminare in zone molto calde senza scottarsi le suole dei piedi. Ora da otto anni vivo nell' Olanda del nord dove passo le mie giornate in casa (CHIARAMENTE PERENNEMENTE SCALZA) dedicandomi alle mie passioni come scrivere poesie, dipingere e pubblicare un giornale di informazione alternativa online. Questo non significa che io non abbia imparato nella mia vita ad apprezzare ed amare le belle, comode e salutari scarpe, ma io preferisco stare "scalza" semplicemente perché mi è più "naturale" ed è diventato anche il mio modo di essere. A volte però sia chiaro, quando si sta sempre scalzi, se le scarpe calzano come delle "nuvole", può essere anche una variazione piacevole per i piedi indossarle in corte occasioni...... Difatti lo confesso, non è che io non abbia scarpe....... anzi..... ne ho di bellissime, costosissime e comodissime..... ma sono tutte nelle loro confezioni nell'armadio e solo ogni tanto quando mi gira, le uso per un occasione, poi ripulite le rimetto nella loro confezione. Camminando a piedi nudi si aggiungono alle impressioni visive e auditive, anche quelle "sensitive" di "con-tatto" costante dei piedi con il suolo di terreni, acque, paesi, città, isole, erbe, sabbie, melma, sassi, conchiglie, sterpaglie, pavimentazioni, asfalti etc... che i piedi percorrono. Camminare a piedi scalzi è come accarezzare con il palmo delle mani, il senso provato aggiunge un "gusto " che ti rimane fondendosi alle immagini e ai suoni del ricordo. |
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ALEX |
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Per lavoro guardo le stelle
e forse per questo per diversi anni ho trascurato di badare alla terra e
soprattutto ai piedi. Poi ho ascoltato una intervista radiofonica ad un
barefooter e mi è tornato alla mente come da adolescente mi fosse sempre
piaciuto andare scalzo. Più di una volta mi sono divertito a passare
delle giornate sempre scalzo vivendo in campagna ma tra alberi di
castagno). Così ho iniziato a navigare nel web fino a trovare il
Club dei nati scalzi ma soprattutto ho ritrovato il piacere del piede
libero.
Credo che il mio pensiero
sia essenzialmente questo: |
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MICHELA |
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Mi chiamo Michela ed ho
conosciuto per caso questo sito. Per la verità l'ho conosciuto già da qualche mese ed avevo scritto già, complimentandomi, raccontando le mie esperienze. Senza sapere di questa moda sin da bambina ho sempre adorato andare scalza. Per me era più che naturale camminare a piedi nudi. Per anni ho dovuto subire i rimproveri da mia madre che mi redarguiva insistentemente poiché camminare scalzi, seppure in casa, voleva dire per lei sporcare le lenzuola. Sono stata sempre in villeggiatura l'estate al paese di mio padre in Ciociaria dove le donne camminavano scalze. Quindi un pò per vocazione, un po' vedere queste situazioni, mi dilettavo sempre di più a provare a camminare scalza. Le donne lì camminavano scalze, poi l' ho capito, per non rovinare le scarpe, in quanto le strade nella campagna non erano asfaltate e quando arrivavano invece al centro del Paese, si mettevano le loro scarpe. Ed io mi cimentavo a fare le prove nella strada a sassi bianchi per vedere quanto resistevo, naturalmente fra gli strilli di mia madre e l'incomprensione delle altre ragazzette. Ma sempre camminavo dentro casa e nel giardino a piedi scalzi. Quando è nata mia figlia, (ora ha 29 anni) ho fatto la stessa cosa, cercavo di lasciarla senza scarpe, fino a che ho potuto naturalmente. Ma non è facile, purtroppo, perché io sono stata sempre la "strana" anche nei confronti di mio marito. Mi dispiace aver perso un pochino questa abitudine anche dentro casa, ma vorrei tanto ricominciare. Camminare scalzi non solo è bellissimo, fa bene a tutto anche alla mente, ma è un fatto naturale. Le scarpe, ed è questo che le persone non capiscono, sono una costrizione per il piede anche se talvolta ce ne sono di bei modelli. |
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PINO |
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La mia
storia inizia molti anni fa, quando, realizzando un desiderio che avevo
dentro dall’infanzia, riuscii a buttare da un lato gli zoccoli che
indossavo …. Ma andiamo per ordine. In
verità quanto ho raccontato, e come l’ho descritto, appare come volessi
dimostrare con gli episodi narrati, che dico il vero, che amo camminare
senza scarpe… e basta. |
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RAlf |
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Sono nato nel 1957 e mi chiamo Alfredo ma nell'ambiente della subacquea, la mia grande passione, sono conosciuto come RAlf. Da quando mi sono messo una bombola sulla schiena ed ho potuto respirare sott'acqua da un erogatore ho capito che nella mia vita non avrei desiderato che questo più di ogni altra cosa. Sono orgoglioso di essere un sommozzatore. A differenza di molti subacquei che cercano le acque tropicali io mi immergo nei nostri mari che sono freddi, scuri e spesso torbidi. La mia specialità sono i relitti sui quali scendo in configurazione tecnica facendo anche dei filmati. La mia fascia di confort è fra i 50 ed i 60 metri, il mio obbiettivo raggiungere i 100 metri di profondità. Questa era la mia vita prima che l'ictus mi colpisse. Chi fa questo tipo di immersioni è consapevole dei rischi che si corrono: anche se tutte le precauzioni sono state prese non vuol dire che quel profilo, fatto tante altre volte, non crei una pdd che possa arrivare a provocare una paralisi o peggio. Inoltre. anche le convulsioni in acqua sono letali. E' un rischio che si valuta e delle cui conseguenze si è consapevoli. Ma quello che mi è successo non è avvenuto durante una profonda immersione ma in casa, mentre ero in famiglia. Ho passato giorni su una carrozzina o steso su un letto perchè anche stare seduto mi creava dei problemi. Non riuscivo più a camminare e non avevo il controllo del movimento delle braccia. La disfagia mi impediva di mangiare e bere: avevo un sondino nasogastrico con un temporizzatore che mi dosava il nutrimento. Passavo il tempo guardando e riguardando i miei filmati e le mie foto mentre i pochi intimi a cui avevo comunicato quanto mi era successo costantemente si informavano sulle mie condizioni. Da quei momenti, quando tutto sembrava ormai perduto, è cominciata la mia battaglia personale per riprendermi quanto stava per essermi tolto, e non era la prima volta: VOLEVO tornare alla mia vita, tornare ad immergermi e raggiungere i miei 100 metri. Così ho reimparato a camminare, come fanno i bimbi all'inizio, attaccandomi ai mobili, alle pareti, al braccio di mia moglie che mi è stata sempre vicino, fino a che sono riuscito a farcela da solo, e poi a salire e scendere le scale e di nuovo tornare a guidare. I dottori hanno detto che l'età e la forma fisica hanno contribuito ad una veloce ricostruzione dei canali neurali ma di fatto si sono stupiti della progressione del mio recupero. Poi, mentre una mattina presto camminavo da solo nel prato intorno a casa, mi sono fermato a guardare le scarpe che avevo ai piedi e mi sono ricordato di quando da bambino giocavo scalzo nel campetto dietro casa di mia nonna a Rimini, di quando da ragazzo facevo joga sempre scalzo e di quando mi toglievo le scarpe durante le passeggiate in campagna con gli amici, ficcando i piedi nudi un pò dappertutto. Così mi sono tolto le mie belle scarpette ginniche ed in quel momento ho "sentito" la terra sotto ai miei piedi ed i fili d'erba fra le dita.... Certe volte basta molto poco per commuoversi. Da quel momento cerco di stare scalzo più che posso, con disappunto di mia moglie che è preoccupata mi possa accadere qualche problema, ma scalzo mi sento bene e non ho paura di eventuali complicazioni. Qualcuno ogni tanto mi imputa di esagerare o mi rimprovera un eccesso di entusiasmo: il fatto è che non riesco a fermarmi perchè quei 100 metri di profondità sono ancora oggi il mio obbiettivo a cui non riesco rinunciare per cui, anche con le bolle sotto ai talloni, continuo ad andare avanti. Quando è successo tutto questo? L'ictus mi ha colpito il 26 dicembre 2008. Da allora sono un pò ingrassato ed ogni tanto barcollo ma recentemente mi hanno dato il nulla osta per le immersioni, limitate per ora ai 30 metri. Non è una cosa fantastica? |
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ANDREA D. |
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Sono nato anch'io senza
scarpe, ma da piccolo non sopportavo nemmeno di stare senza calze, mi
vergognavo tremendamente di mostrare anche una parte del piede nudo.
Con l'adolescenza cominciò una certa voglia di stare scalzo e cominciai a
portare i sandali, ma mi vergognavo a camminare scalzo e cosí ho passato
una gioventú calzata. Ricordo che sui diciotto anni, in una casa che mi
ospitava, vidi appesa su un muro quella poesiola che qualcuno attribuisce
a Borges (ma credo sia di un oscuro saggista statunitense), che diceva
"Se tornassi a vivere un'altra volta ... comincerei piú presto a
camminare scalzo a primavera". Leggere quelle parole forse cambiò la
mia vaga voglia di stare scalzo in un desiderio piú consapevole,
accompagnato dal desiderio di libertà. Allora ho cominciato a stare
scalzo in casa e ad avventurarmi ogni tanto per la strada, ma
sporadicamente. Cosí sono stato uno scalzista represso fino a tarda età, finché non mi trovai a lavorare per qualche mese a Ginevra, in una situazione che invogliava a girare scalzi: piacevole clima primaverile, strade tranquille e pulite, ambiente di lavoro rilassante, e soprattutto lontananza da colleghi e parenti. A questo si aggiunse un mail, scritto da Temistocle LoScalzo, finito non so come su una lista di discussione politica che seguivo, che presentava il sito web del Club dei Nati Scalzi! Decisi che ero abbastanza vecchio da non dovermi preoccupare dei giudizi degli altri e cominciai a girare scalzo regolarmente. Tornato in patria continuai, anche se con qualche remora, sempre per via di parenti e ambiente di lavoro. Insegno all'università, dove ci si aspetta un certo contegno da parte dei docenti. Era soprattutto il giudizio degli studenti che mi preoccupava, mentre ho scoperto presto che i colleghi avevano un atteggiamento del tutto tollerante, se non indifferente. Piano piano ho superato molte remore, ed ora mi sento a mio agio quasi dovunque. Non sempre e non dovunque, e poi mi metto volentieri le scarpe anche quando io non avrei problemi, ma credo che il mio stare scalzo crei problemi ad altri. A parte questi limiti, ormai le calzature per me sono l'eccezione piú che la regola. Amo soprattutto camminare scalzo in montagna, dove mi sono spinto a fare qualche ferrata a piedi nudi, e naturalmente ho provato a fare qualche passo sulla neve. Quanto ai ruscelli e torrentelli, non ne perdo uno! Un'altra mia passione vicina al gimnopodismo è il nudismo, o naturismo che dir si voglia: nuotare col costume addosso dopo aver provato a nuotare nudi, è fastidioso come le scarpe per un barefooter! Il bello del camminare scalzi, secondo me, è la grande sensazione di libertà fisica e mentale, unita al piacere fisico di toccare direttamente il suolo che ci sostiene. È un'esperienza che tutti dovrebbero provare. Vi pare? |
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Vuoi
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