Le origini Principianti Hikers Dove siamo Profili - Il Club -  

FRANCO

Io sono nato scalzo. Dicono che sia un fatto abbastanza frequente fra i neonati, comunque io ero fra quelli. Ora, io non so se sia per questo fatto dell'essere nato scalzo, o semplicemente perché sono nato, o per altre insondabili ragioni a me ignote, ma quell'anno fu dichiarato Anno Santo.
Si narra che non appena muovessi i primi passi fuggissi sempre alla mamma - specialmente in quei brevi periodi che trascorrevamo in campagna, nella casa di una prozia - prima che lei potesse infilarmi le fastidiosissime scarpette; e uscivo, anche, e andavo a correre felice sul prato che - lo ricordo ancora bene - si stendeva a destra della casetta.

Una volta, ancora da piccolissimo, feci un terribile piagnisteo perchè non volevo posare i piedi nudi sul pavimento; questo forse fu conseguenza di un brutto taglio che mi feci con un coccio di vetro di cui ho una reminescenza molto vaga, quasi come in un sogno; fatto sta che da allora per me camminare scalzo era diventata, improvvisamente, una cosa proibita. Per lo meno per mantenere la mia dignità o per lo meno per non diventare incongruente davanti agli altri. Da allora ho continuato ad amare stare e camminare scalzo ma lo facevo solo quando non potevo essere visto dai miei: quando ero a casa da solo, oppure quando ho cominciato ad uscire da solo nei momenti in cui ero in strade pochissimo frequentate, su un sentiero di campagna, di notte. Qualche volta andando al mare -ho la fortuna di abitare a Genova, e quindi d’estate si andava al mare tutti pomeriggi - mi sono tolto le scarpe proprio sotto casa e le ho rimesse poco prima di rientrare. Questa cosa del "proibito" mi eccitava moltissimo - ero nell'età della pubertà nella quale, secondo Freud, tutto aveva a che fare col sesso - tanto che provavo ogni superficie trovassi: sassi, spine, fango, sabbia rovente e neve. Sono perfino andato, da giovinetto e di nascosto dai miei, da uno psicologo, con la tema di essere diventato masochista. Ovviamente sono stato tranquillizzato.

Da allora la mia voglia di andare scalzo è sempre cresciuta, ma con l'età è anche cresciuta la vergogna di farmi vedere a piedi nudi in situazioni "anormali", fino a quando...
Nel 1991 avevo fondato un Gruppo Escursionistico che, col tempo, era diventato un gruppo di una cinquantina di amici che scorazzava per i monti liguri tutte le domeniche, e così un giorno di primavera del 1998, alla veneranda età di 48 anni, prima di affrontare la salita al monte meta della nostra gita, mi sono tolto gli scarponi e sono partito. Quella volta ho camminato poco a piedi nudi, forse un'ora o poco più, ma mi sono accorto che nessuno dei miei amici mi guardava come se fossi un marziano, e che era piacevolissimo fare alla luce del sole una cosa che ritenevo vietata. Da allora le mie uscite domenicali sui monti della mia bella ma petrosissima Liguria sono state sempre più scalze, fino a quando mi sono sentito "pronto" per la città. Si era nel 2000 che, per festeggiare l’evento ed i miei cinquant'anni, fu dichiarato anch'esso Anno Santo.

Da allora non ho più avuto remore, vado scalzo dappertutto, al mercato e al supermercato, in banca e alla posta, dall’avvocato e dal commercialista, tanto che adesso nei dintorni di casa sono tranquillamente accettato e la gente si stupisce quando mi vede con le scarpe.


PAOLO S.

Sicuramente devo essere nato scalzo. Non me lo ricordo, però dei miei primi anni ricordo, al ritorno dallo sfollamento nel ’45, le buche lasciate dalle bombe in città, e che mi piaceva andare scalzo. Infatti quando andai all’asilo, se potevo nascondermi, mi toglievo le scarpe e facevo un giretto a piedi nudi.
Un po’ più grandicello, dai 14 ai 18 anni trascorrevo l’estate scalzo in casa fra le proteste di mia madre e mi arrampicavo sul tetto per stare in santa pace scalzo, oppure me ne andavo in periferia su una collina, dove giravo a piedi nudi.
Insomma, questa storia di andar scalzo, me la porto appresso da sempre.
Nelle mie estati da universitario, dopo cena spesso facevo camminate per chilometri sulla massicciata della ferrovia rischiando di farmi male per il buio. Mai successo niente!!!
Finalmente, ma ormai lavoravo, ebbi il coraggio di uscire scalzo in città al pomeriggio, e di attraversarla percorrendo le strade pedonali di maggior traffico.
Con un certo patema d’animo a dire il vero, dovuto al fatto che se avessi incontrato qualcuno che mi conosceva, non avrei saputo giustificare in modo troppo convincente questa stranezza. Non capitò mai per fortuna; di notte non avevo però alcun problema. Si trattava comunque di esperienze ripetute ma non costanti.

In seguito mi capitò invece di fare altre esperienze in montagna. 
Infatti ero (e sono) un buon escursionista e mi capitava talvolta di finire un'escursione distrutto dagli scarponi; cominciai a prendere il vizio di finire a piedi nudi, quando ormai le scarpe facevano solo soffrire. Non mi sono mai trovato male!
Poi per anni non mi capitò più di poter andare scalzo come e quanto avrei voluto; dovevo limitarmi ad una pratica esclusivamente casalinga; devo dire che però dove abito si può stare scalzi praticamente tutto l’anno e quindi in realtà non ho mai smesso.
Dovevo ritrovare il coraggio dei trent’anni, dove abito è una cittadina dove tutti i ragazzini hanno camminato scalzi fino a 25 anni fa circa, ma ormai si è persa l’abitudine. Era difficile perché facevo l’insegnante e non avrei potuto entrare in classe ed andare scalzo, nessuno avrebbe capito.

Poi è arrivata Internet, ho scoperto per caso il Club Natiscalzi ed è tornata la voglia di riprendere davvero.
Ho aspettato ad andare in pensione, e con l’aiuto di Franco che è persino venuto a trovarmi, ce l’ho fatta. Non senza le solite difficoltà che sono sempre di duplice ordine, psicologico e fisico. 
Le prime sono, a dispetto di quel che sembra, di più lunga durata. Evito ancora pochissimi contesti, nei quali giudico non verrei né compreso né approvato, mentre i piedi sono diventati abbastanza robusti da permettermi di andare disinvoltamente su superfici anche difficili, escludendo ovviamente limiti estremi estivi ed invernali. Sono stato scalzo inizialmente nel 2002, da aprile ad ottobre; ma ormai dal 2003 lo sono in modo continuativo tutto l'anno, salvo qualche brevissimo periodo invernale. 

I miei record?
Sono tornato scalzo alla mia vecchia scuola, accolto con molta simpatia dai colleghi, sono andato dal medico che udite, udite, non mi ha dissuaso, vado scalzo dappertutto, compresi locali pubblici da cui nessuno mi ha mai cacciato …
Sono tornato a fare escursioni in montagna, ora quasi totalmente scalze.
Cammino molto, a giorni alterni faccio un percorso cittadino di 10,4 km. Recentemente ci ho messo 1h 52m 31s !!! (luglio 2005)
Posso decidere senza problemi dove e quando andare scalzo e questa è una gran cosa, vi pare?


ENZO

Da ragazzino, passavo sempre un mese in villeggiatura al paese di mia madre dove i compagni di giochi erano tutti scalzi e a torso nudo, erano gli anni '50. Ero il solo vestito, con i sandali, e coltivavo l'idea di andare scalzo anche io, fino al giorno in cui, correndo, mi ferii con un fondo di bottiglia. Da quel giorno furono di rigore le scarpe. 
Tre o quattro anni dopo, ebbi la fortuna di essere affidato per un mese all'inizio dell'estate, fra la fine della scuola e la partenza per le vacanze, ad una famiglia di contadini amici dei miei. Fu un'esperienza di "agriturismo" "vera" perchè ero ospitato alla pari, quindi avevo analoghi incarichi e momenti di libertà dei loro figli.
L'ambiente e il tipo di vita era molto più vicino a quelli de "La fattoria" stile 1870 che agli attuali in agriturismo, anzi più realistico perché tutti i giovani e i ragazzini andavano scalzi, anche nella stalla. Ovviamente anche io iniziai a togliermi le scarpe, ma dovendo eseguire dei lavori e dovendo stare dietro agli altri ragazzi che correvano per terreni impossibili per chi non è allenato e non ha una buona suola naturale, dovevo portare sempre dietro le scarpe e metterle per attraversare terreni con zolle, spine o pietraie. Quegli anni passarono in fretta e ripensandoci mi pentii di non essere stato più costante e di non aver approfittato in pieno di quelle opportunità per acquisire la capacità di camminare scalzo.

Questo rimpianto è rimasto vivo fino ad oggi e circa tre anni fa ho scoperto per caso, da un sito americano, che esistevano i barefooters e che esisteva il sito italiano dei Nati Scalzi. Leggendo le pagine sul barefoot hiking, mi sono reso conto che era ancora possibile riconsiderare quella possibilità, tanto più ero in pensione e da qualche anno avevo capito che la situazione più comoda per i miei piedi era stare scalzo, quindi, stavo scalzo in casa in tutte le stagioni.
Ho iniziato a fine febbraio le mie prime esperienze di barefooting su una strada di un parco cittadino, con un fondo molto vario, di terra e balsolato di tufo molto irregolare o sconnesso, ottima palestra per allenare e rinforzare i piedi. Successivamente, mi sono divertito a passeggiare in città.
Dopo quasi quattro anni, le mie preferenze vanno ai fondi naturali che trovo più vari e divertenti, tanto più che non mi piacciono le suole nere da città, mentre trovo le piante sporche di terra o i piedi impolverati una condizione naturale.

Porto i sandali senza calze tutto l'anno, con ogni condizione meteorologica, e passeggio scalzo in un parco pubblico appena posso, non meno di una o due volte a settimana, anche d'inverno, con qualsiasi tempo e temperatura, anche intorno ai zero gradi. Mi sembra assurdo che i più limitino il loro barefooting ai periodi più caldi, perché, se il barefooting piace veramente, si dovrebbe essere spinti almeno a provare le sensazioni del camminare scalzi in ogni stagione.
Quando ne ho voglia e le strade mi ispirano, vado scalzo anche in città.
Ormai non ho quasi problemi di tipo di terreno, ma il limite è la resistenza, cioè il numero massimo di chilometri. Mi sono reso conto che per non avere questo limite bisognerebbe vivere costantemente scalzi.


TEMISTOCLE

Ho cominciato a camminare scalzo negli anni '70, quando ero un ragazzino: ho cominciato insieme ad altri ragazzi al mare, prima nella parte "non sabbiosa" di uno stabilimento balneare, poi per le vie delle località marine.
In città osavo poco, ma negli anni '70 rimanevo molto colpito nel vedere numerosi hippies, indiani metropolitani, punks e giovani stranieri nel centro di Roma, soprattutto a piazza Navona.
Ho cominciato davvero a camminare scalzo in ambienti cittadini quando sono stato in Germania con una borsa di studio all'università di Tübingen, dove sono stato convinto e coinvolto sia dalla conoscenza che dall'imitazione di numerosi altri studenti che si scalzavano.
Attualmente sono piuttosto un barefoot-hiker che un barefooter vero e proprio: ossia, cammino scalzo solo in località di vacanza e in escursioni in campagna e ai margini delle città, oltre che in occasioni particolari come le marce della pace e simili.


MARCO

Qualche dubbio sul fatto che si fosse “obbligati” a portare le scarpe l’avevo fin da bambino anche se ho giocato scalzo solo qualche volta e in casa. Nella pace della campagna alessandrina dove andavamo qualche giorno tutte le estati, ho fatto i miei primi passi fuori dai sandali. A proposito. Ho sempre portato le infradito di gomma da poche lire e sono oggi di nuovo di moda.
Ho scoperto che il terriccio morbido delle strade di campagna, l’erba e il polverino finissimo erano piacevolissimi, e che anche sassetti e ghiaia non erano un problema: mi dà molto più fastidio un singolo sassolino in una scarpa che correre su una strada inghiaiata...

A 16 anni i miei mi hanno portato in Alto Adige dove ho scoperto che almeno metà dei bambini e ragazzi camminava scalzo nei paesi, nei campi, nei boschi. In Austria (il confine era solo a 7 km dalla località di villeggiatura) anche i giovani sui 20-25 anni andavano spesso in giro a piedi nudi. Così anch’io, anche se la cosa mi faceva un effetto tremendo. Ricordo di essere salito con la seggiovia (solo andata) e ridisceso lungo il versante con le scarpe in mano, provando l’ebbrezza della rugiada di montagna, ma pronto a re-infilarmi subito le scarpe se vedevo qualche altro escursionista. Per fortuna ho incrociato da vicino solo una coppia, così non ho dovuto togliere e mettere le scarpe troppe volte.
A 18 anni alla mia prima escursione in macchina con gli amici, a Lugano, ho lasciato le scarpe insieme alla macchina nel parcheggio e via. Guido spessissimo a piedi nudi, scoprendo di modulare meglio l’acceleratore (= consumo inferiore) e anche i freni (frenate più dolci).
Da allora cammino scalzo regolarmente quando sono all’estero. Diverse sono le cose in Italia. Anche se Torino non è molto più sporca di Stoccarda, il fatto di essere a contatto con persone che possono conoscermi mi tiene assai bloccato.

Ci volevano il sito dei Natiscalzi e il forum di www.hobby-barfuss.de, e la preziosa compagnia di Franco Agripa per sbloccarmi un po’. Ho acquistato i finti sandali (mi piace chiamarli scalzature) e con questi vado e vengo dal garage dove tengo il motorino che mi porta al lavoro. In ufficio le indosso, fra i sorrisi compiaciuti dei colleghi. Recentemente ho trovato il coraggio di andare con quelle al Lidl e al Conad a fare spesa, e, da poco, addirittura di rientrare a casa dalla centralissima Piazza Castello a piedi completamente nudi. Un poco alla volta e sempre da solo. Mia moglie non tollererebbe che mi faccia vedere per Torino senza scarpe, anche se mi “permette” di camminare scalzo con lei quando siamo all’estero.
Posso in parte capirla e poiché le voglio (ancora!) un gran bene, non desidero imbarazzarla e se sono con lei rispetto questo suo desiderio, anche se uso le più semplici e classiche infradito flip-flop.
Trascorriamo sempre insieme una settimana di ritiro spirituale con un gruppo religioso sui monti del biellese, con la tenda, in una grangia tranquilla e frequentata solo dai ragazzi e le persone del gruppo. Qui, complici le faggete e l’assenza di micidiali castagni, ho però la facoltà di girare scalzo tutto il tempo, col sole e coi temporali (qualche anno fa siamo anche stati deliziati da una grandinata incredibile e io ho camminato scalzo lo stesso).

Infatti, sempre da ragazzo, sapevo di popolazioni indiane d’america che vivevano scalze anche d’inverno, per non parlare della tribù degli Ona, che se ne stavano COMPLETAMENTE NUDI in Patagonia, dove i venti non sono certo tropicali nè gli inverni temperati (per inciso la tribù è stata sterminata dall’uomo bianco che ha voluto civilizzarla imponendogli gli abiti nella più bieca osservanza del comandamento “vestire gli ignudi”: peccato che i missionari spagnoli abbiano portato agli Ona, insieme ai vestiti, anche i bacilli del raffreddore, malattia con cui gli Europei convivono da secoli ma sconosciuta agli abitanti di quelle zone, che sono tutti morti letteralmente di raffreddore....). Così, ben prima di leggere i consigli dell’Abate Kneipp ho provato a camminare scalzo anche sulla neve. Se ci riuscivano gli amerindi ci potevo provare anch’io. Con un po’ di allenamento adesso sono in grado di camminare anche 50 minuti e fino a quasi 2 ore se la temperatura esterna è compresa fra 0°C e 3°C e se sono adeguatamente coperto nel resto del corpo. Se le temperature esterne sono molto inferiori allo zero mi limito a pochi minuti. E’ importante avere un cappello in testa perché è la testa che disperde il maggior calore corporeo, mentre i piedi sono la nostra centrale termoregolatrice...

E’ difficile convincere gli altri che non è masochismo o fachirismo, quanto invece una sensazione stranissima per cui al freddo iniziale subentra una reazione circolatoria molto intensa che è perfino molto piacevole. L’unica istruzione è di tenere ben d’occhio il colore dei piedi. Se restano di un bel rosa acceso, va tutto bene. Se incominciano a diventare bianchi e sentire fitte di freddo è bene rientrare di corsa in caldi calzettoni e scarpe chiuse ben spesse e isolate.
Personalmente in inverno adopero talvolta in città delle DeFonseca private della suola. Farà un po’ ridere, ma il piede sembra “scarpato” e non dà scandalo al volgo che (penso) ti scambierebbe per pazzo fuso. Già i pochi che si accorgono che uno è scalzo in estate lo guardano stupefatti (qualcuno ha il coraggio di chiedere “ma non hai freddo ai piedi?” - d’estate !!!!!!), ma d’inverno non me la sento ancora di sostenere la cosa e preferisco la discrezione di un sotto del piede a contatto col fresco marciapiede e un sopra del piede mimetizzato da scarpa.
Com’è difficile superare tutti i traumi psicologici per poter semplicemente camminare nel modo più naturale possibile !!!
Letteralmente passo dopo passo ci si arriva. Un grazie anche all’aiuto delle esperienze di tutti che dal sito dei Natiscalzi e dal forum di Promiseland consentono di sapere che non si è soli, non si è fuori di testa e che il problema di poter camminare scalzi in santa pace è un po’ di tutti.


ANTONELLA

Quando ero bambina osservavo con orrore, alla spiaggia, i piedi delle donne adulte: deformati, callosi, le dita accavallate l'una all'altra, e mi chiedevo: dovranno proprio diventare così anche i miei? Poi ho scoperto che non dipendeva dall'età, ma da come i piedi venivano trattati. Io che non ho mai e poi mai sopportato i tacchi, anche quando non avevo ancora messo in discussione le scarpe, per fortuna ho avuto meno danni di altri; e andando scalza sempre di più mi trovo oggi ad aver recuperato completamente la funzionalità dei miei piedi: mobilità totale delle dita e delle articolazioni del 'corpo' del piede, e una bella soletta morbida e resistente sotto la pianta, scomparsi anche quasi tutti i pochi calli che avevo e che erano causati dalle scarpe e dal mancato attrito con il suolo.
Ho quasi 50 anni, e la mia schiena sta più che bene, mentre 15 anni fa avevo un principio di artrosi e dolori dorsali che ora non ho più.

Sono andata scalza nella mia vita in varie occasioni molto saltuarie nella mia giovinezza, spesso in situazioni di vacanza, quando ho incominciato a staccarmi dalla famiglia in cui andare senza scarpe proprio non se ne parlava. L'illuminazione però l'ho avuta verso i 21 anni, andando per la prima volta a Venezia e sentendo l'impulso di togliermi i sandali per 'sentire' meglio il posto: per 3 giorni non li ho mai più rimessi ai piedi, ed ho scoperto un mondo che non immaginavo esistesse: come chi riacquista improvvisamente la vista che non sapeva gli mancasse! le calli avevano una loro grana, una loro temperatura, una 'scrittura' di percorsi invisibili agli occhi ma chiarissimi alla pianta dei miei piedi che, seguendoli, scopriva itinerari e luoghi che altrimenti mi sarebbero rimasti ignoti.

Poi c'è stato di nuovo un periodo in cui le scarpe le toglievo solo in casa; però ormai sapevo, e così, dopo la nascita del mio primo figlio ho cominciato a capire, guardando lui, cosa significa lasciare il piede libero di funzionare come la natura lo ha concepito, e ho ripreso a togliermi le scarpe appena potevo. Ho cominciato a fare escursioni nei boschi (specie pineta) scalza, imparando molto su questo nuovo senso. Parallelamente ho alleggerito sempre di più le mie scarpe, non sopportando più quelle chiuse nemmeno l'inverno. Ho eliminato i calzini, scoprendo che era meglio una scarpa bagnata a 'pelle' che una con un impacco bagnato di calzino, quando pioveva (adesso so che la cosa che si asciuga più in fretta e si riscalda prima è un piede scalzo).

Quando ho trovato il forum dei natiscalzi è stato un piacere scoprire che non ero l'unica matta a voler andare in giro senza le scarpe come 'tutte le persone normali', e questo mi ha incoraggiato ad avventurarmi scalza anche in mezzo alla gente.
Non ho nessun piacere a essere notata e giudicata come bislacca, suonata, zingara oppure poveraccia per il fatto di camminare nel modo in cui sto più comoda; sinceramente sarei più contenta se andare scalzi fosse una scelta normale che non suscita scandalo, ma le scarpe sono ormai una sofferenza per me e il piacere di camminare 'a piede libero', sentire i diversi terreni, godere del tepore polveroso di un viottolo o del refrigerio di un marciapiede bagnato di fresco dalla pioggia, della tenera moquette di un prato o della ruvida solidità della pietra, sono gioie a cui non si può più rinunciare una volta provate. D'altronde sono rassegnata a desiderare sempre (e a volte fare) nella mia vita cose scandalose e 'anormali', come fare il bagno in mare fuori stagione, arrampicarmi sugli alberi, sedermi a terra, allattare i miei figli finché vogliono, partorire in casa, mangiare vegan e camminare scalza!


NICOLO'

La sensazione di piacere e di libertà che provo camminando scalzo, è affiorata alla tenera età di 4 anni.
Correvo a nascondermi dietro a un albero in giardino, e li restavo a piedi nudi; lontano dai miei genitori che non hanno mai visto di buon occhio la mia propensione a stare scalzo.

Dai 4 ai 16 anni, mi scalzavo appena ero solo in casa; facevo lunghe passeggiate in giardino a piedi nudi; purtroppo terminavano appena mia madre e mio padre mi rimproveravano dicendo che mi sarei ammalato.
Gli impegni di lavoro della mia famiglia mi hanno consentito, a 17 anni, di trascorrere molto più tempo scalzo; ma ho sempre sofferto di dover restare nell'ombra e di non poter mai avventurarmi a piedi nudi fuori dalle mura di casa mia.
Ora ho 18 anni, e non molto tempo fa, ho scoperto il sito Nati scalzi e il forum nel quale mi sono presentato; e sono stato subito accolto con gentilezza da altre persone che, anch'esse, condividono il piacere di camminare a piede libero.

I loro suggerimenti e, il "sapere di non essere solo" mi hanno conferito il coraggio di affrontare il dissenso dei miei genitori e la vergogna che provavo sotto quelli sguardi che fissavano il mio come un "comportamento anomalo".
Ho iniziato a camminare a piedi nudi anche nella città dove abito; e presto mi avventurerò a piede libero anche fuori dalla città dove vivo.


DIDDI 

Diddi è originario dell’Assia Settentrionale (Germania), ha 45 anni, è un artista pubblicitario, e considera perduto ogni giorno in cui non riesce a ridere fino alle lacrime.
Questo spirito positivo e senso dell’umorismo lo aiuta non poco a gestire e contrastare l’handicap fisico con cui è costretto a combattere dal 1999, attraverso il quale ha scoperto i benefici e il piacere del barefooting.
Ecco la traduzione italiana della testimonianza scritta di suo pugno.

Da quando soffro di sclerosi multipla, la parola "barefooting" ha assunto per me un significato molto particolare. 
A causa di questa infiammazione cronica dei nervi, in certi periodi mi vengono compromesse la sensibilità e la mobilità delle estremità. Quando le gambe e i piedi non rispondono, mi aiuta moltissimo camminare scalzo e soprattutto affondare i piedi nudi nella rugiada. Questa terapia naturale secondo il metodo Kneipp infonde in me nuove energie e nel contempo ridesta quelle esistenti momentaneamente assopite. Mi giovano moltissimo anche i pediluvi in acqua fredda alla Sebastian Kneipp che faccio ogni mattina.

Da quando si è manifestata la malattia, nelle stagioni calde inorridisco soltanto al pensiero di dover sopportare calze e scarpe, perché mi provocano un caldo eccessivo e un senso di bruciore fastidioso ed inoltre mi ottundono parzialmente la sensibilità. Ho come la sensazione che i piedi debbano scoppiarmi da un momento all’altro, per cui seguo il vecchio detto popolare tedesco “Camminare scalzi fa bene alla salute”.
In effetti il contatto diretto con il terreno mi aiuta moltissimo, perché le “informazioni” captate dalle piante dei piedi mi compensano ampiamente i deficit degli organi responsabili dell’equilibrio. Con le scarpe non avviene niente di tutto questo, anzi, mi muovo come un bambino che sta imparando a camminare. Invece per me è importante sentire esattamente dove sono per riuscire a camminare correttamente, cosa che senza scarpe riesco a fare con successo.
Quando stamattina il mio medico mi ha visto comparire scalzo, per fare una battuta spiritosa mi ha chiesto se stavo comodo. Appena ha sentito che metto il barefooting in testa alle classifiche del mio benessere personale ha ribattuto “Ottimo, continua così!”
I medici non hanno nulla contro il mio scalzismo, anzi, lo trovano un’idea geniale e assolutamente da imitare.

Io penso che i barefooter ispirino più simpatia di quelli che imprigionano i piedi nelle scarpe chiuse, in quanto danno l’idea di essere persone miti, sincere, amabili e umane.
La pubblicità questo lo ha capito da un pezzo: non so se anche voi avete fatto caso, ma nelle scene mirate a suscitare tenerezza e serenità i piedi nudi non mancano quasi mai.
Trovo inopportuni quei genitori che col caldo estivo costringono i loro bimbi a portare le scarpe, a volte anche molto pesanti. Così facendo privano i loro piccoli di sensazioni piacevoli ed inoltre favoriscono loro lo sviluppo dei piedi piatti. E questo soltanto perché ritengono che sia sconveniente andare in giro scalzi. Che sciocchezza!
Qualche giorno fa ero invitato a una festa di compleanno. Inizialmente avevo pensato di indossare un paio di Birkenstock modello KAIRO, poi però me ne sono infischiato delle convenzioni e sono andato scalzo. E ho fatto bene, visto che la festa si è svolta in giardino. Il mio look era assolutamente ok, ed anzi ho suscitato invidia negli altri invitati, che avevano tutti le scarpe.

E dire che soltanto ancora un anno fa mi vergognavo a presentarmi scalzo in pubblico. Mi limitavo a togliere le scarpe in piscina, ovvero dove lo fanno tutti. Pensavo che non fosse opportuno per un uomo di 42 anni entrare scalzo ad esempio in un negozio a fare commissioni. Oggi invece riesco ad andare scalzo dappertutto senza farmi più nessun problema.

LUCA T.

Ogni mattina la sveglia suona alle 6. Esco da casa e faccio un giro scalzo nel prato e nell'orto, bagnati dalla rugiada. La testa si sveglia immediatamente e il buonumore è assicurato. Questo ultimo aspetto è quello che più mi colpisce, mi meraviglio di non aver fatto questo collegamento in passato. Il buonumore che prende a chi cammina scalzo è una cosa che "intender non la può chi non la prova". Come medico posso dire senza tema di sbagliare che la camminata scalza favorisce la produzione e liberazione di endorfine da parte del cervello. Dal punto di vista scientifico questa sarebbe solo un'ipotesi, ma chi fa l'esperienza di camminare scalzo lo sa bene. Le endorfine sono i mediatori chimici del nostro benessere e della nostra energia vitale, con il rinforzo degli aspetti positivi della vita: energia, buonumore, equilibrio ormonale e immunitario. Per produrle non è necessario andare scalzi; però è certo che tutto il sistema delle endorfine si potenzia con lo stimolo della pianta del piede, l'esistenza della riflessologia confermerebbe questa ipotesi.
A mio parere il benessere ottenuto camminando scalzi aumenta sempre di più con questa attività. Chi ha sempre avuto le suole sotto i piedi ha bisogno di un po' di tempo. E' quando sotto il piede si forma quella suola sottile ed elastica di cuoio naturale, che mantiene la sensibilità ma difende dai traumi, che la connessione con il cervello si stabilizza e si rinforza sempre di più.
E' bene che queste cose si sappiano il più possibile.
Questi concetti non sono in sé nuovi, dato che li ho già visti esporre nelle pagine tradotte del libro che voi fate leggere nel vostro sito. 

Ringrazio di aver ripreso l'argomento; ho da dire che io non ho dubbi sul miglioramento del funzionamento del sistema delle endorfine (sia sulla loro produzione che sulla liberazione)con lo stimolo plantare. Dato che la pianta del piede è così sensibile che il solletico viene percepito da tutti in modo intenso e anche talora fastidioso, non crederemo certo che la natura abbia creato un organo così sensibile senza una più estesa e utile funzione! Enzo parla di "droga naturale", e in certo senso ha ragione: si parla di dipendenze positive quando si tratta di comportamenti (fra cui c'è anche lo sport) che arricchiscono la persona e la rendono soddisfatta e capace di far progetti. Al contrario le dipendenze negative impoveriscono, rendono insoddisfatti e chiudono l'orizzonte delle persone: sono queste le droghe. Le dipendenze positive sono tali perché stimolano la produzione di endorfine che sono "droghe naturali" (benché io provi ripugnanza a chiamare droghe sostanze nobilissime che sono le vere ricchezze di cui la natura ci ha dotati), e quando vengono interrotte lasciano un senso di mancanza, pur senza dare una crisi di astinenza paragonabile a quelle che si ha con l'uso di droghe: questa mancanza è dovuta al fatto che l'organismo ha imparato a contare su questo stimolo. L'interruzione dei comportamenti positivi comunque non fa alcun danno sostanziale perché lascia i serbatoi pieni e ben funzionanti, al contrario della droga che blocca la produzione delle endorfine e quindi lascia l'organismo svuotato e impoverito.
Per quanto riguarda i Masai, ho ricevuto da poco il contributo di amici che sono stati in Kenya di recente e mi hanno detto che i Masai che hanno visto loro stanno molto scalzi, almeno quelli che hanno visto loro, e usano le suole solo se è necessario.


FLAVIO

Entro questa Estate 2006 per la prima volta nella realtà scalza.
Ho 52 anni compiuti e gimnopodista lo sono sempre stato (anche se mi piace di più il termine "scalzista"), perché fin da bambino cercavo di nascosto di fare qualche giretto a piedi nudi; le estati erano lunghe e calde, anche se qualche follia climatica era spesso presente anche allora (si dava colpa alle bombe atomiche, qualcuno di voi lo ricorderà) e le lunghe passeggiate in bicicletta erano all'ordine del giorno. Si lasciava il mezzo meccanico in qualche stradina di campagna e si camminava scalzi cercando di godere di tutte le sensazioni che ciò comportava; piedi nudi mi ricordano il profumo del fieno, morbida erba o pietruzze che solleticavano la pianta dei piedi, acqua fresca o caldo asfalto, esperienza vissuta ai margini della città in cui vivo (Brescia ) nella totale clandestinità: che vergogna farsi vedere da qualche adulto o da qualche conoscente, perché piedi nudi significavano sensualità, trasgressione e senso del proibito.
E' sempre stato un fuoco che covava sotto la cenere: scalzo in casa sì, ma se avessi potuto uscire......e se mi avesse visto qualcuno ? Pensate al colore delle aragoste cotte!
Durante le mie vacanze 2006, convinto dalla vista di una barefooter sconosciuta, ho fatto il salto: scalzo per strada, nei negozi e al supermercato. Esperienza meravigliosa.
Sono uno scalzista stagionale, ma la cosa già comincia a starmi stretta; tuttavia qualche breve camminata nella neve l'ho fatta: bellissimo!
Non amo sentirmi in imbarazzo né mettere in imbarazzo chi mi frequenta, perciò sono un barefooter molto attento alle circostanze ambientali, ma, nello stesso tempo anche fortemente motivato.
Sono di carattere riflessivo, sensibile, simpatico in compagnia, ma anche sostanzialmente chiuso e diffidente; la mia compagna preferita è la solitudine.
Perché scrivo sul forum? Perché il desiderio di condividere la mia passione scalza con persone simpatiche è più forte di ogni altra cosa e poi credo che sia un’esperienza che fondamentalmente ci arricchisce.
Sono affezionato al nickname “lucignolo” perché era il modo in cui talvolta mi chiamava mio padre rifacendosi all’omonimo personaggio di Collodi.


CONTESSA SCALZA

Fin da bimba mi sono guadagnata il "titolo" (soprannome), che oggi ancora difendo con onore, di "Contessa Scalza". Come si deduce, ho sempre amato camminare "scalza" per tutti i 43 anni della mia vita fino a oggi, per infiniti motivi..... ma sicuramente soprattutto per il senso di piacere, di libertà che mi dà, e di reciproco contatto con la terra.

All'età di cinque anni e mezzo, prima ancora di iniziare le scuole elementari, leggevo, scrivevo, parlavo e mi comportavo come una piccola "Professoressa". L'aspetto e la nobiltà dell' animo espressa verso tutti i sofferenti, i poveri, gli animali e la natura, fece venire spontaneo a mio padre come ai conoscenti della famiglia, al posto del solito "Principessa" come si dice spesso a piccole, belle e raffinate bambine, usare invece il temine "Contessa" nei miei confronti. Anche le maniere lo rispecchiavano, l'unica cosa che balzava agli occhi evidente, o forse per loro "stonava", era che i miei piedi erano sempre "SCALZI". Quindi dall'insieme di queste cose penso venisse un po' spontaneo chiamarmi "Contessa Scalza".

Mi ricordo che pure ci avevo preso gusto a rigirare l'argomento in caso di necessità, con una piccola fantasia-verita`, le doti interlocutorie non mi mancavano e, ormai cosciente di essere chiamata così, fiera del mio soprannome, se qualcuno in città, nei negozi o per strada mi faceva notare che ero "scalza", con aria regale e sorriso coperto dalla mano con gentilezza spiegavo loro, che mi dispiaceva deluderli ma che non vedevano bene, perché le mie erano scarpette "speciali" , "magiche", di un materiale comodissimo e trasparente fatto solo per "Contesse". (hahhaha)

Nel bar sottocasa o in giro nella zona, non era cosa che suscitasse molta attenzione, mio padre e noi cinque figli eravamo conosciuti fin da piccoli e anche io con il mio andare "scalza". Dalle vicine località balneari della costa adriatica erano un po' tutti abituati a vedere i turisti tedeschi o olandesi che negli anni '70 affollavano i camping e si riversavano a visitare le città. Non che queste fossero viste come buone maniere anche allora, ma nei caffè, bar, supermercati e per le strade erano tollerati, anche perché portavano i soldi e diciamo che in fin dei conti, non glie ne fregava niente a nessuno di come camminassero, se avessero sù le scarpe o no,  bastava che pagassero.
In casa avevamo il riscaldamento sotto il pavimento di marmo (gustosissimo per i piedi), quindi nel mio caso la questione dello scalzismo, venne tollerata abbastanza bene a parte chiaramente alcune liti e discussioni con mia madre quando c'era da andare a una cerimonia o una visita dal medico o fare una foto (a quei tempi non avevamo le fotocamere ma si andava dal fotografo e ci si doveva vestire a festa, scarpe di vernice comprese...... ).

La coscienza e il significato dell'essere una "nata scalza" assunse poi diversi aspetti negli anni che vennero. Il soprannome "Contessa Scalza" aveva un doppio significato, cioè, non essendo di famiglia ricca o nobile ma medio benestante, quel "Scalza" aveva assunto anche il sapore dell'essere una "Contessa" senza "Patrimonio ....".  Quindi per alcuni anni durante la scuola e l'apprendistato, lo scalzismo integrale si ridusse al tempo libero, quando ero a casa, in vacanza o a quando partecipavo a gite nella natura.

Lasciai presto il nido e dopo un paio di anni trascorsi in giro "scalza" per le città italiane con un amica, dove a volte per guadagnarci i soldi per andare a dormire in una pensione camminavo "scalza" sui dei vetri rotti di bottiglia, facendo la fachira su un tappetino, mi trasferii in Germania a Monaco di Baviera. Le ciabattine di pelle stile indiano con l'anello al pollice che avevo, le usavo solo quando percorrevamo lunghi tratti di asfalto bollente sotto il sole.

In Germania ho vissuto e lavorato complessivamente 11 anni. Ero sposata con un attore tedesco conosciuto e frequentavo gente che ogni normale tedesco si sarebbe sognato, ma con loro non ho mai avuto problemi con lo "scalzismo" anche perché anche loro in casa, prevalentemente, lo praticavano e forse anche perché la parte superiore del corpo è sempre stata vestita elegante e non da stracciona e quindi magari suscita negli sconosciuti meno associazioni negative e viene più associata a una stravaganza caratteriale, eccentricità, specialmente se si ha a che fare con artisti.
(poi diciamocelo sinceramente, se uno é vestito bene ma scalzo, che pensano tutti? Semplicemente che hai una vescica ai piedi.... o le scarpe si sono rotte....)

Per andare e tornare dal lavoro usavo un paio di sandali Birkenstock fatti fare apposta per me in pelle indaco blu, ma anche quelli venivano lasciati sotto la scrivania a meno ché non avessi un colloquio con qualcuno importante. Nel tempo libero dipingevo o andavo a filosofare con amici nel parco inglese che confinava casa mia. Lì nel parco chiaramente andavo sempre scalza e portando spesso bevande o pane per il ristoro degli intelletti e degli stomachi amici, un giorno fui accolta con un solenne inchino e il saluto "Gruß Dich Gott, Contess Barfuß" (Ti saluti Dio, Contessa Scalza). Dopo una sonora risata collettiva, il titolo mi rimase. In quegl' anni ogni vacanza lavorativa o ogni soldino che mi passava per le mani veniva puntualmente trasformato in un viaggio oltre oceano. Così i miei piedi scalzi (sandali in zainetto) hanno percorso dai Caraibi alle Indie fino all'Australia. (che ricordi ragazzi.....)

Per un anno ho avuto l'opportunità di vivere in Cairns, nel nord Australia, lì l'essere "scalzi" era "di casa" e io fui subito accettata proprio per questo. In seguito mi mostrarono che i "turisti" o "stranieri" si riconoscono proprio dal fatto che usano le scarpe, i sandali e i calzetti. Osservando come si muovessero i gruppi di Aboriginals ho imparato nuove tecniche per camminare in zone molto calde senza scottarsi le suole dei piedi.

Ora da otto anni vivo nell' Olanda del nord dove passo le mie giornate in casa (CHIARAMENTE PERENNEMENTE SCALZA) dedicandomi alle mie passioni come scrivere poesie, dipingere e pubblicare un giornale di informazione alternativa online.

Questo non significa che io non abbia imparato nella mia vita ad apprezzare ed amare le belle, comode e salutari scarpe, ma io preferisco stare "scalza" semplicemente perché mi è più "naturale" ed è diventato anche il mio modo di essere. A volte però sia chiaro, quando si sta sempre scalzi, se le scarpe calzano come delle "nuvole", può essere anche una variazione piacevole per i piedi indossarle in corte occasioni......  Difatti lo confesso, non è che io non abbia scarpe....... anzi..... ne ho di bellissime, costosissime e comodissime..... ma sono tutte nelle loro confezioni nell'armadio e solo ogni tanto quando mi gira, le uso per un occasione, poi ripulite le rimetto nella loro confezione.

Camminando a piedi nudi si aggiungono alle impressioni visive e auditive, anche quelle "sensitive" di "con-tatto" costante dei piedi con il suolo di terreni, acque, paesi, città, isole, erbe, sabbie, melma, sassi, conchiglie, sterpaglie, pavimentazioni, asfalti etc... che i piedi percorrono. Camminare a piedi scalzi è come accarezzare con il palmo delle mani, il senso provato aggiunge un "gusto " che ti rimane fondendosi alle immagini e ai suoni del ricordo.

ALEX

Per lavoro guardo le stelle e forse per questo per diversi anni ho trascurato di badare alla terra e soprattutto ai piedi. Poi ho ascoltato una intervista radiofonica ad un barefooter e mi è tornato alla mente come da adolescente mi fosse sempre piaciuto andare scalzo. Più di una volta mi sono divertito a passare delle giornate sempre scalzo vivendo in campagna ma tra alberi di castagno). Così ho iniziato a  navigare nel web fino a trovare il Club dei nati scalzi ma soprattutto ho ritrovato il piacere del piede libero.

Credo che il mio pensiero sia essenzialmente questo:
In diverse situazioni della vita quotidiana una suola è utile. Lo sporco, l'asfalto rovente in estate, le stradine di ghiaia. Per alcuni lavori sono indispensabili scarpe protettive.
In molte altre situazioni invece proprio non serve. Peggio, e' scomoda e fa male (il mio piede suda abbastanza e più libero sta, meglio sta).
Poi, cosa anche più importante, i piedi chiusi in una scarpa sono relegati a essere meri attrezzi per camminare. Nudi riacquistano la loro dignità di parte del corpo e come tali ci mandano le loro sensazioni. Questo significa che domande tipo "e' scomodo sulla ghiaia" o "fa freddo in inverno" perdono di importanza. Il piede nudo soffre e gioisce e quindi vive! In questo va visto il beneficio e non nelle singole situazioni.
In questo vi è una forte analogia con il naturismo. I vestiti a volte servono ma altre volte proprio no. E scoprire quelle parti del corpo dove in genere non batte il sole gli restituisce quella dignità... come ai piedi.


MICHELA

Mi chiamo Michela ed ho conosciuto per caso questo sito.
Per la verità l'ho conosciuto già da qualche mese ed avevo scritto già, complimentandomi, raccontando le mie esperienze.
Senza sapere di questa moda sin da bambina ho sempre adorato andare scalza.
Per me era più che naturale camminare a piedi nudi. Per anni ho dovuto subire i rimproveri da mia madre che mi redarguiva insistentemente poiché camminare scalzi, seppure in casa, voleva dire per lei sporcare le lenzuola.
Sono stata sempre in villeggiatura l'estate al paese di mio padre in Ciociaria dove le donne camminavano scalze.
Quindi un pò per vocazione, un po' vedere queste situazioni, mi dilettavo sempre di più a provare a camminare scalza.
Le donne lì camminavano scalze, poi l' ho capito, per non rovinare le scarpe, in quanto le strade nella campagna non erano asfaltate e quando arrivavano invece al centro del Paese, si mettevano le loro scarpe.
Ed io mi cimentavo a fare le prove nella strada a sassi bianchi per vedere quanto resistevo, naturalmente fra gli strilli di mia madre e l'incomprensione delle altre ragazzette. Ma sempre camminavo dentro casa e nel giardino a piedi scalzi.
Quando è nata mia figlia, (ora ha 29 anni) ho fatto la stessa cosa, cercavo di lasciarla senza scarpe, fino a che ho potuto naturalmente. Ma non è facile, purtroppo, perché io sono stata sempre la "strana" anche nei confronti di mio marito.
Mi dispiace aver perso un pochino questa abitudine anche dentro casa, ma vorrei tanto ricominciare.
Camminare scalzi non solo è bellissimo, fa bene a tutto anche alla mente, ma è un fatto naturale.
Le scarpe, ed è questo che le persone non capiscono, sono una costrizione per il piede anche se talvolta ce ne sono di bei modelli.

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