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Scalzi a Venezia
Si dice che la notte passi
in fretta se si è in buona compagnia, ma passa ancora più in fretta se
si fanno le ore piccole con un programma così denso come il nostro.
La sveglia ci butta giù dal letto alle ore 7:30, ci litigo un po’, ma
lei è inflessibile; scendo a fare colazione, mi sento come uno dei tanti
protagonisti di La notte degli Zombie.
Mentre tutti si alimentano abbondantemente, in vista delle future fatiche,
io socchiudo gli occhi e sogno un bel letto morbido.
Suvvia, forza!
Prepariamo gli zaini e chiamiamo un taxi, anzi un taxone, visto che siamo
in cinque.
In pochi minuti raggiungiamo la stazione ferroviaria, paghiamo il
taxistone (un omone proporzionato alla sua autovettura) che ci osserva con
uno strano sorriso e ci incamminiamo verso il binario dove ci raggiungerà
il diretto per Venezia.
Niente da fare: il treno è stracolmo, al punto che dobbiamo rinunciare a
salirci.
Risatine dall’interno, sono scalzi, bla, bla, bla, le solite
stupidaggini.
Il convoglio successivo è molto meno affollato.
Il nostro vagone è diviso in tre settori: il primo e l’ultimo sono
colmi, quello intermedio occupato solo da noi barefooters.
Una signora piuttosto giovane si siede di fronte a noi, qualche sedile più
in la, impugna un fazzoletto e decide che i camini possono essere puliti
anche in primavera.
Durante l’accurata operazione igienica, il suo sguardo cade sui nostri
piedi, gli occhi si spalancano e subentra una momentanea paralisi;
all’improvviso si alza e scompare nello scompartimento adiacente.
Mi prende un’improvvisa ondata di irritazione, ma cerco di distrarmi e
di prendere esempio da Paolo F. che se la ride beatamente.
Siamo ormai nella città lagunare, ci incamminiamo ad incontrare un nuovo
barefooter; statura media, giovanissimo, capelli lunghi e ricci, un po’
di pizzetto, occhi dolci e chiari…..e scalzo.
Ma sì, ecco Spyro, mi sembra subito in sintonia con il resto del gruppo.
Si esce dalla stazione e lei è li ad aspettarci, bella come sempre,
rassicurante, la città senza tempo, la città degli amanti; ti prende per
mano e ti perdi.
Non importa che tu sia in estasi o colmo di tristezza, abbandoni il capo
sul seno di questa straordinaria compagna e ascolti il battito del suo
cuore, chiudi gli occhi ed inizi a sognare.
Non la dimenticherai più.
Ci puoi ritornare mille volte e mille volte la vedrai con un volto giovane
e senza rughe.
La vogliamo accarezzare con i nostri piedi avidi di sensazioni, vogliamo
percepire la sua pelle vellutata.
Non possiamo non inaugurare con qualche istantanea il primo ponte
attraversato: il Ponte degli Scalzi, sembra messo li apposta.
Ci inoltriamo nei vicoli stracolmi, seguendo il percorso classico e
strasegnalato che, attraversando il Ponte di Rialto, porta a Piazza San
Marco.
Se ci torneremo, prometto che traccerò un percorso attraverso vicoli
sconosciuti.
La pavimentazione sembra fatta apposta per camminare scalzi, spesso mi
sembra di calpestare le mattonelle di casa; le calli sono strette,
frequentemente in ombra ed è davvero un piacere camminarci a piedi nudi,
perché le temperature sono estremamente gradevoli.
Il clima non manifesta l’ostilità padovana, qualche mamma sorride e ci
mostra ai suoi bambini, altri ragazzini interrogano il nonno sul perché
del nostro costume, mettendo l’avo in palese imbarazzo.
In ogni caso è evidente che ci si trova di fronte ad una città abituata
a vederne di tutti i colori e non sarà certo un gruppo scalzo a metterli
in crisi.
Marciamo veloci, quasi in fila indiana, alternandoci a dialogare col
simpatico Spyro.
Scavalchiamo alcuni ponti ed il mio sguardo cade sul veloce movimento di
10 piedi nudi: ogni scalino sembra il tasto di un pianoforte, abilmente
sfiorato, premuto, martellato dalle dita di un geniale pianista.
E ne scaturisce una sinfonia, un magico fraseggio dedicato alla dea
lagunare.
Sembra di volare su un tappeto di rose, perciò arriva la prima spina:
Paolo accusa il colpo e si ferma.
Una scheggia di vetro lo infastidisce, cerca di rimuoverla e….zacchete….il
sangue comincia a scorrere: non so se mi crederete, ma la ferita è al
dito di una mano.
La suola ha resistito egregiamente.
Altri cento metri e sento una fitta sotto un dito del piede, che si
rinnova ad ogni passo: ecco, questa non ci voleva.
Cerco di non dare nell’occhio, dopo qualche passo il dolore scompare.
Ispeziono la pianta e vedo un puntino rosso, ma niente sangue e niente
vetri; è andata bene, grazie anche al buon allenamento.
Entriamo in Piazza San Marco e ci mettiamo in coda per visitare la
Basilica.
Questa è la prova del nove, nel senso che i suoi guardiani sono fra i più
pignoli che ci siano; arretro leggermente per mandare avanti mia moglie e
Spyro, ma loro mi fregano e mi trovo in prima fila.
Davanti a me c’è una gradevole ragazza in pantaloncini corti; il
guardiano la ferma, le fa cenno che i pantaloni devono arrivare almeno
sotto il ginocchio, così non si entra.
Avanziamo e cerchiamo di guadagnare le scale che ci porteranno lassù,
sulla Loggia dei Cavalli.
Il guardiano ci insegue e provo un tuffo al cuore, ma no, ci ricorda
semplicemente che non si possono scattare fotografie.
Il resto va via liscio liscio, in mezzo ai guardiani di un piccolo museo
interno, dove, peraltro sono custoditi i veri Cavalli.
Scendiamo a visitare la parte bassa della Basilica e qui ci aspetta una
gradita sorpresa: come già ci aveva spiegato Ares, le tessere dei mosaici
che costellano il pavimento non si trovano tutte sullo stesso piano, sono
sfasate fra loro ed è una cosa che l’occhio non riesce a realizzare.
Ebbene, i nostri piedi nudi aggiungono una dimensione in più: percepiamo
perfettamente quello sfasamento, sentiamo anche i piccoli saliscendi e le
minime differenze di temperatura.
Credetemi, un’esperienza davvero straordinaria ed istruttiva.
Riguadagniamo l’esterno, dove ci rendiamo subito conto che il sole ha
reso il suolo rovente: ci dobbiamo calzare.
Consumiamo senza problemi un pasto veloce in uno dei tanti bar
all’aperto e ci rintaniamo in un fresco vicoletto ad attendere il
simpatico Cesco.
Che peccato, ha un impegno a breve termine, così lo accompagniamo a Lido
e andiamo in spiaggia ad immergere un poco i piedi stanchi nell’acqua di
mare.
Tutti impegnati i veneti, perdonatemi, ma ho quasi la sensazione che si
sia trattato di incontri esplorativi, tanto per vedere che tipi siamo.
Cominciamo ad essere un po’ provati ed il tempo volge al termine.
Ci imbarchiamo per raggiungere Piazza Roma, a pochi passi dalla stazione
ferroviaria.
Il bravo, simpatico e coraggioso Spyro ci lascerà di li a poco:
complimenti!
Mi ricorda l’exploit di Gigor, alla sua prima uscita.
Il viaggio di ritorno è un po’ come sognare, una bella rimembranza di
quanto appena trascorso.
Mia moglie è davvero euforica ed entusiasta; mai e poi mai avrebbe
immaginato di divertirsi tanto in compagnia di un gruppo di matti scalzi.
da Flavio
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