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Cinque alieni
sbarcano sul pianeta Padova
Da tempo se ne parlava,
sembrava uno di quei miraggi che appaiono all’orizzonte, cammina cammina
e la magica visione è sempre li alla stessa distanza, finché
impallidisce e ci lascia il solito orizzonte vuoto.
Invece il sogno si è avverato: una giornata e mezza in totale libertà
scalza, cinque pionieri alla conquista di una fettina di veneto.
Vi sembrerà strano, ma è una settimana che l’emozione mi attanaglia,
pregusto il momento e le ore sembrano ristagnare.
Un ultimo appello negli ultimi istanti: Ares, Paolo F., Stefano, Lucignolo
e la new entry Lucina, i primi tre partiranno da Milano, io e mia moglie
saliremo a bordo dell’Eurostar a Brescia.
Il convoglio è puntualissimo, abbracciamo con piacere i tre amici e
prendiamo posto vicino a loro.
Tutti scalzi, naturalmente; fra un paio d’ore cominceremo ad accarezzare
il suolo di una città che mi ha ospitato per alcuni anni, durante gli
studi universitari.
Di tempo ne è passato, allora c’era ancora qualche orma di T Rex
, adesso toccherà a noi lasciare qualche impronta scalza.
Eh, quante immagini scorrono nella mia mente, quel tratto percorso decine
di volte: lo sto rifacendo senza scarpe….quasi non ci credo!
Sono da poco trascorse le ore diciassette e cinque alieni sbarcano sul
pianeta patavino.
Almeno questa è la prima sensazione, perché molte teorie qui non sono più
valide.
Vediamo un po’.
La maggior parte delle persone non se ne accorge nemmeno: caspita, qui
hanno un radar incorporato, ci sono decine di occhi incollati ai nostri
piedi.
Mi viene quasi un sospetto: vuoi vedere che ho dimenticato i pantaloni a
casa? No, no, ci sono.
Usciamo e percorriamo Corso del Popolo.
Se anche si accorgono fanno finta di nulla: al posto delle vertebre
cervicali ci devono essere delle molle, perché le teste si agitano e si
scuotono (ma dove andremo a finire?). 
Ti guardano perché vorrebbero, ma non possono: oh, cavolo! Allora perché
quelle espressioni disgustate, nemmeno si fossero trovati davanti cinque
Zulù nudi e sporchi di fango?
O ci ricalziamo o ce ne infischiamo: optiamo per la seconda soluzione,
continuando a mostrare le nostre suole nere.
Siamo di fronte all’hotel; decidiamo di entrare con le infradito,
espletare le operazioni di ingresso, alleggerire gli zaini ed uscire
scalzi.
Bene, non accade nulla.
Sempre sotto decine di sguardi attoniti, ci fermiamo in Piazza dei Frutti
a fare uno spuntino a base di deliziose ciliegie appena comprate su una
bancarella, all’ombra del Palazzo della Ragione.
La temperatura è ideale, ma lunghi tratti lastricati dal porfido
stimolano intensamente le nostre suole nude.
L’asfalto è ruvido in certi tratti, ma i lunghi percorsi porticati
danno un sollievo non indifferente.
Ecco la sede centrale dell’Università, avevo diciannove anni quando ne
varcai la soglia la prima volta, fa un certo effetto passarci davanti
scalzo in un contesto così poco convenzionale per una simile attività.
Ares è scatenato, ma il redivivo dio della guerra al posto della spada fa
mulinare una bella macchina fotografica.
Facciamo una piccola sosta presso la tomba di Antenore, poi ci dirigiamo
decisamente verso la Basilica del Santo.
Qualche fotografia di rito, poi entriamo nella Basilica.
Nessun problema per i nostri piedi, anzi, mentre leggiamo una preghiera
davanti alle spoglie di Sant Antonio un frate ci si avvicina, ci stringe
la mano e ci mormora una sola parola: Pace.
Prossima meta: Prato della Valle, isola verde dove centinaia di giovani si
fermano a dialogare…..e vi garantisco che se ne vedono di tutti i
colori, ma di piedi rosa nemmeno uno, a parte i nostri.
Fissiamo il nostro punto d’incontro con Alex65 in centro città.
Siamo al crepuscolo ed il Palazzo della Ragione (che noi abbiamo smarrito
ripudiando le scarpe) ci ispira con la sua illuminazione serale; li di
fronte c’è una pizzeria, siamo tutti affamati e lo scenario infonde
tranquillità.
Aspettiamo con pazienza che si liberi qualche posto; il cameriere ci
garantisce che di li a pochi minuti molta gente se ne andrà, ma appare un
po’ contrariato dal dover unire dei tavoli (o perché eravamo scalzi?).
Arrivano Alex65 e la moglie, parliamo un po’, ma il mio sguardo ricorre
spesso ai tavoli: c’è qualcosa che non mi convince.
Mentre alcuni ragazzi non fanno mancare frizzi e lazzi per i nostri piedi
scalzati (facciamo finta di nulla), per ben due volte faccio cenno al
cameriere che siamo in sette.
Vengono uniti dei tavoli, poi il colpo di scena: si siedono alcuni anziani
e, come per incanto, tutti i posti liberi scompaiono.
Ares perde decisamente la pazienza, ma non c’è niente da fare.
Attraversiamo Piazza delle Erbe (sperando di trovarne qualcuna velenosa) e
cerchiamo un altro posto, consigliatoci da Alex65; niente da fare, tutto
esaurito.
Con gli sguardi cupi continuiamo a camminare fino a raggiungere un
posticino frequentato da studenti e turisti.
Anche qui c’è qualche difficoltà, vedo Nancy (Lucina) parlare con il
cameriere; mi avvicino e chiedo quale sia il problema.
C’è un tavolo grande, ma è riservato.
Non si possono unire due tavoli, perché così facendo sarebbero costretti
a mettere delle sedie sul passaggio pedonale ed il comune non lo permette
(ai gran dottori non manca la fantasia, vero?).
Se vogliamo, possiamo accomodarci all’interno, ma non senza scarpe
(esplicitamente dichiarato!!), per ragioni igienico-sanitarie.
Sono ormai le dieci passate e siamo tutti stanchi ed affamati:
inghiottiamo il rospo e ci infiliamo un paio di infradito.
Però non era male il cibo ed il beveraggio.
Ragazzi! C’è un affiatamento unico in questo gruppo ed è bellissimo
trovarsi insieme.
È abbondantemente passata la mezzanotte, usciamo dal locale, dopo aver
lasciato una minimancia (siamo scalzi, ma non barboni) e ci dirigiamo
verso Piazza Garibaldi, passando davanti al bar Pedrocchi (come vorrei
essere un miliardario per poterci entrare scalzo…..e zitti).
Pieghiamo verso Corso Milano e rientriamo nell’hotel rigorosamente
scalzi.
Nessuno si accorge che siamo a piedi nudi, io e Stefano insceniamo nei
corridoi qualche gag, poi tutti a nanna.
Domani ci aspetta la regina veneta. 
Conclusione: Padova è una città bellissima ed il suo successo turistico
è pienamente giustificato.
Se consideriamo le superfici tastate, ebbene, è stato come aver
amoreggiato con una donna di classe, dai lineamenti fini.
Se consideriamo la gente….che delusione!
Ero convinto che i cittadini patavini, proprio per la presenza del turismo
e, soprattutto, del popolo variegato studentesco, fosse meno provinciale
nei confronti di fenomeni di minoranza come il nostro.
Non facciamoci sciocche illusioni: c’è ancora molto da lavorare.
da Flavio
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