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A
Milano e Lecco
da
Flavio
Fuori Uno,
fuori Due!
Sott’acqua, insospettabile e silenzioso (non lo vedo, quindi non esiste)
il sottomarino scalzo lancia due siluri a suo favore.
È appena partita l’Aliena, che approda a Milano un altro grande, quello
con la barba, il Capo.
L’appuntamento è nel tranquillo Piazzale Loreto: fra nevrotiche
strombazzate e sguardi aggressivi
riesco a caricare il gruppo ed a farmi guidare dalla nostra bussola locale
(Ares).
Ah, parcheggiamo e sono un po’ più rilassato.
Una bella stretta di mano a tutti, in particolare a Marco45 che incontro
per la prima volta.
Alessandro, Stefano, Marco45, Nancy, Paolo Selis ed io.
Non male, no?
Fa decisamente caldo, ma la serata scorre piacevolmente all’aperto. 
I cinesi, gestori del locale ridono e guardano i nostri piedi, guardano i
nostri piedi e ridono, un po’ come quelle bombolette con un disco
pre-registrato: tiri una cordicella e ripetono la stessa sequenza.
“Senza scalpe. È una festa?”. Ma no, è che ci piace, noi amiamo
stare a piedi nudi.
Avete presente “Per qualche dollaro in più”? Il pistolero Paolo,
veloce come il lampo, ha già in mano un bigliettino del Club dei Nati
Scalzi.
I cinesi osservano, ci fissano negli occhi……….e ridono. 
Ma capiranno o ci prendono per il culetto rosa?
Due passi dopo mangiato fanno davvero bene, scalzi poi……fa sempre una
certa sensazione calpestare il centro della metropoli lombarda in un modo
così poco conforme alla massa.
In piazza Duomo, fra granite e birra ci godiamo un po’ di brezza
inaspettata: però, stando fermi…..quasi quasi un colbacchino ed un
pellicciotto…..sintetici, naturalmente. 
Che tardi! Meglio rientrare.
Abbracciamo Marco45 e ci incamminiamo verso l’agognato giaciglio
notturno.
Squilla un cellulare e rimaniamo sgomenti: Marco è rimasto chiuso fuori! 
E adesso? Beh, forse un posticino in albergo glielo troviamo.
Lui è irrevocabilmente scalzo, perché le calzature di emergenza sono
rimaste nell’autovettura.
Ore 2.15 del mattino: varchiamo la soglia del nostro hotel, tutti e tre
scalzi, con suole nere da far paura.
No, no, nemmeno un posto.
Mando Nancy in camera ed esco con il compagno d’avventura.
Toc toc: c’è un posticino per la notte, signore?
Ma si figuri, certo che no (fossi diavolino! Di notte a piedi nudi in un
quattro stelle?). 
Ri-toc toc e la storia si ripete, due, tre, quattro volte.
Marco insiste a mandarmi a dormire.
Non sono molto convinto, ma mi incammino verso l’hotel.
Caspita, non ho cellulare né documenti e sono le 2.30: ah, quella
pattuglia di polizia si allontana.
Ci manca solo una notte in Questura per accertamenti.
È buio.
Nancy si preoccupa; la rassicuro, ma sono dispiaciuto.
Confido nella buona sorte, in un città straniera: ma l’oblio mi
coglie all’improvviso.
Ore otto: Nancy mi butta giù dal letto.
Chi è, cos’è, una faglia tettonica?……..No, non è
una faglia

Sveglia, pelandroni! Pancia in dentro, petto in fuori!
Macché, Alessandro e Stefano sono in alto mare: emergeranno dalle tenebre
della metropolitana solo all’alba delle ore 11.
Via sul treno, scalzi, non senza aver destato l’interesse di qualche
famiglia.
Paolo Selis è la che ci aspetta paziente a Lecco, ma il fatto è che il
previsto treno delle ore 10.50 partiva da…..Milano P.ta Garibaldi, perciò
sbarchiamo nella città lacustre giusto in tempo per correre verso una
tavola imbandita, dopo aver atteso il treno successivo.
Fa un caldo infernale e l’asfalto costringe i meno temprati a
proteggersi con le infradito.
Ecco, un ristorante pizzeria gestito da signori dell’Est: piombiamo
all’interno come un’orda d’invasione, a piedi nudi, lo sguardo torvo
ed un filo di saliva che cola dalla bocca. 
Che fame! 
Sono incuriositi e divertiti e ci fanno accomodare in una ombrosa veranda.
Non si mangia affatto male. Forte quella “diavola di mare”
superpiccante, da spegnere con due birrone fresche!! 
Purtroppo Paolo ha un inderogabile appuntamento e ci deve lasciare.
Noi continueremo con un rapido giro per Lecco fino all’epilogo
metropolitano milanese.
Ma sì, proviamoci.
Alessandro varca i tornelli, io mi appresto a seguirlo, quando una voce mi
blocca: “Signori, capisco che abbiate caldo, ma qui non si circola
scalzi”.
Nancy replica che non contravverrà alle norme di sicurezza relativa alle
scale mobili, ma il guardiano è inflessibile: “No, non si va scalzi in
metropolitana, né qui, né altrove”.
Io, francamente ne ho proprio piene le
: getto a terra le infradito (che mi ero tolto un’attimo prima su
allettante invito di Alessandro) e me le infilo.
Sono tranquillo ed appagato e non ho voglia di stare a discutere su regole
risalenti ad un epoca morta e sepolta in cui gli scalzi chiedevano
insistentemente l’elemosina, infastidendo gli utenti.
Le nostre strade si separano su un treno sotterraneo.
Un abbraccio, amici: come sempre è stato un vero piacere.
Arrivederci a presto.
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